Bersani si dimette: ‘Fra di noi uno su quattro ha tradito’

Bersani PD‘Per me è troppo. Consegno all’assemblea le mie dimissioni. Operative da un minuto dopo l’elezione del Presidente della Repubblica‘. Lo ha detto Pier Luigi Bersani all’Assemblea del Pd.

‘Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidarietà, una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri’.

‘Domani mattina (oggi) ci asteniamo e faremo un’ assemblea, mi auguro che si trovi una proposta con le altre forze politiche. Noi da soli il presidente della Repubblica non lo facciamo’.

Allo scrutinio di questa mattina per l’elezione del presidente della Repubblica il Pd voterà dunque scheda bianca.

‘Nella situazione che si è creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione’ per l’elezione del Presidente della Repubblica. Lo ha detto Bersani all’assemblea dei gruppi parlamentari del Pd.

Il partito è andato in pezzi sulla bocciatura di Romano Prodi al quarto voto per il Colle. Il Professore si è ritirato subito dalla corsa scrivendo una lettera a Roma dal Mali, dove è inviato per l’Onu in una missione di pace : ‘Chi mi ha portato fin qui si assuma le proprie responsabilità’.

‘Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del consiglio, inviato in Mali e l’abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare che il mio partito stia impedendo la soluzione. Questo è troppo’. Così Bersani motivando all’assemblea del Pd le sue future dimissioni.

Fra di noi uno su quattro ha tradito‘ ha detto Bersani riferendosi all’ultimo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. ‘Ci sono pulsioni – ha aggiunto Bersani – a distruggere il Pd’.

‘Non riesco proprio ad accettare la bocciatura di Romano Prodi’. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, all’assemblea dei parlamentari del Pd, riferendosi all’ultimo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. ‘Spero che la mia decisione serva ad arrivare ad un’assunzione di responsabilità’, ha concluso Bersani prima di lasciare l’assemblea.

L’addio di Bersani che i presenti descrivono come ‘furioso’ si consuma tra gli applausi polemici le accuse incrociate tra le varie correnti, alimentando l’idea che nel Pd è stato raggiunto un punto di rottura di non ritorno.

Prodi ha fatto le spese della resa dei conti nel Pd. Ma se possibile, la sua giornata è stata resa ancor più nera dalla notizia della morte del caro amico e collaboratore storico, Angelo Rovati.

‘Li stiamo mandando a casa. Inizia la resa dei resa conti e noi li ricordiamo i conti in sospeso’. Ha commentato Beppe Grillo intervenendo da Udine. ‘Ora pensano ad Amato o a D’Alema. Se nominano questi qui, sono finiti. Saranno costretti a votare Rodotà e sarà una svolta epocale’.

‘Voglio darvi una notizia che vi farà tornare l’appetito: Bersani si è dimesso’. Un’ovazione ha accolto le parole del leader del Pdl Silvio Berlusconi alla cena elettorale per Gianni Alemanno sindaco. ‘Se domani ci sarà un candidato idoneo per un governo condiviso – ha aggiunto il Cavaliere – daremo il nostro voto, altrimenti faremo come oggi e non parteciperemo alla votazione’.

Berlusconi ha poi afferrato il microfono per cantare, pare, in francese: ‘Dedico queste canzoni alla signora Rosy Bindi – avrebbe detto tra i risolini dei presenti – che si è dimessa dalla presidenza del Pd’. Alcuni anni fa, era il 2009, Berlusconi si era reso protagonista di un attacco di una volgarità inaudita all’esponente Pd definendola ‘più bella che intelligente’ nel corso di un intervento a Porta a Porta. Bindi aveva reagito con un espressione divenuta rapidamente celebre: ‘Non sono una donna a sua disposizione’.

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Romano Prodi non ce la fa e ritira la sua candidatura. Bindi si dimette, caos nel Pd

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Romano Prodi non ce la fa e ritira la sua candidatura. Al quarto scrutinio per l’elezione del capo dello Stato, il candidato del Pd non è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta di 504 voti e si è fermato a 395 preferenze, contro le 496 su cui poteva contare sulla carta. Pdl e Lega non hanno partecipato al voto. Bindi si dimette.

Il quarto scrutinio. Stefano rodotà, candidato di Beppe Grillo, ha ottenuto 213 voti, mentre Annamaria Cancellieri, sostenuta da Scelta civica 78, e Massimo D’Alema 15. Franco Marini 3, Giorgio Napolitano 2. I voti dispersi sono 7, le schede bianche 15, le schede nulle 4.

A Prodi mancano un centinaio di voti. ’Tutti i nostri voti sono andati a Romano Prodi ed erano ‘segnati’, sono andati tutti a Romano Prodi’. Lo spiega il capogruppo di Sel alla Camera Gennaro Migliore. A chi gli chiede se le loro schede fossero quelle su cui era scritto ‘R. Prodi‘, Migliore ha replicato di sì.

Scene di euforia tra i deputati del Pdl che ha accolto il mancato raggiungimento del quorum e il risultato decisamente sotto le previsioni di Prodi, con grandi abbracci. Molto soddisfatta Jole Santelli che ha abbracciato due colleghe di gruppo, mentre il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri si è precipitato nel cortile dicendo «ora Prodi se ne deve andare», accompagnando la sua affermazione lo con un eloquente gesto della mano.

Pd sotto shock. Gabinetto di guerra nell’ufficio di Bersani alla Camera dopo l’esito del votosu Prodi che ha provocato uno shock. Chi festeggia è il M5s che ora punta tutto sul nome di Rodotà. Il Pdl dal canto suo, torna su D’Alema e Amato, ma ora pensa anche a Severino e Cancellieri. Su quest’ultima torna in pressing anche il premier Mario Monti.

Rodotà.
 ’Sorpreso’ ma assolutamente ‘tranquillo. Così Stefano Rodotà ha commentato a Rainews24 l’esito del quarto scrutinio. «Sono disteso altrimenti non sarei stato capace di parlare bene, non ho una preoccupazione che mi opprime», ha spiegato Rodotà dopo un convegno. ‘Vivo questa cosa con assoluta con tranquillità’, ha aggiunto.

Ieri il candidato condiviso da Pd e Pdl, Franco Marininon era riuscito a raggiungere la maggioranza richiesta dei due terzi dei voti. Stamani il Pd si era ricompattato su Romano Prodi, ma anche l’ex presidente della commission europea non è riuscito a raggiungere il quorum richiesto, che dal quarto scrutinio scende a quota 504.

La candidatura Prodi. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aveva proposto stamani all’assemblea dei grandi elettori del Pd il nome di Prodi. La proposta è stata approvata all’unanimità dall’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. ‘Prodi qualifica la nostra coalizione e parla al nostro paese’, ha detto Bersani.

Il terzo scrutinio.
 Stefano Rodotà, appoggiato dal M5S, è stato ancora una volta il candidato più votato con 250 preferenze su 949 votanti (1007 i grandi elettori). Le schede bianche sono state 465, 34 le preferenze di Massimo D’Alema, 22 Romano Prodi, 12 Giorgio Napolitano, 9 Anna Maria Cancellieri. Si sono registrate poi 47 schede nulle e 44 voti dispersi.

Dopo la doppia fumata nera per Franco Marini, che oggi alza bandiera bianca ritirandosi dalla corsa, anche Prodi dunque non ce la fa. Sull’ex premier c’era la netta contrarietà del Pdl, mentre Monti, ha calato sul tavolo la carta Anna Maria Cancellieri. Anche Beppe Grillo ha insistito sul suo candidato, Rodotà, sottolineando: ‘Nessuno in M5S si è mai sognato di votare Prodi e non se lo sognerà nemmeno in futuro’.

Che Prodi fosse a rischio l’aveva dimostrato il tentativo di Ricardo Levi (ex portavoce di Prodi) e Dario Franceschini di convincere Scelta Civica a convergere sull’ex presidente della Commissione europea. Ma il professore, intercettato dai due esponenti del Pd nel bel mezzo del cortile di Montecitorio, non ha ceduto e confermato che per il Quirinale serve una figura gradita anche dal centrodestra.

La quinta votazione per eleggere il Presidente della Repubblica comincerà domani alle 10. Intanto, è  caos Pd che pero’ precisa che il segretario Pier Luigi Bersani non si dimette. E’ Rosy Bindi a lasciare la carica di presidente. ‘Il 10 aprile ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd’, ha reso noto in un comunicato. ‘Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre. Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese‘.

Il deludente risultato su Romano Prodi nello scrutinio di questo pomeriggio sta provocando un nuovo terremoto nel Pd. I dirigenti del partito sono riuniti nella stanza di Pier Luigi Bersani alla Camera. Con il segretario ci sono Enrico Letta, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro e i capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda. Facce scure tra tutti i dirigenti del Pd. Nessuno parla, ma la delusione e’ evidente. L’unica a farsi sfuggire un eloquente ‘sconforto’ è stata Finocchiaro, a fotografare lo stato d’animo dei vertici del partito. Ora il segretario dovrà decidere quale strategia adottare, se restare fermi anche domani sul nome di Prodi o cambiare di nuovo candidato.

Intanto nel Pdl è ‘rivolta’ contro la candidatura di Romano Prodi. Silvio Berlusconi si definisce ‘sconcertato’. ‘E’ stato sacrificato – dice ai gruppi del Pdl – il valore superiore della rappresentanza di tutti gli italiani nell’esclusivo interesse del Pd’. Il Cavaliere ha invitato i parlamentari a non partecipare alla quarta votazione per le elezioni del Capo dello Stato. Ora sarà – dice – lotta dura, il Pd ha sbagliato tutte le scelte.

‘Ritorna Marini’: parola di Umberto Bossi. Intervistato dal Tg3, Bossi ha criticato Romano Prodi: ‘In passato ha venduto i beni pubblici ai grandi imprenditori privati, rovinando il paese’. Ed oggi ‘Il passato impedisce lo sviluppo positivo del presente’.
‘L’errore è stato quello di far votare Marini troppo presto’, ha aggiunto, ‘bisognava farlo votare quando il quorum calava’. Ed ora, ‘quando si abbasserà il quorum il nome tornerà ancora’. Quanto alla sinistra, ‘ci mandi gente credibile a trattare. Prima ci hanno detto Marini e poi sono stati loro a fucilarlo’.

Non arriveranno sponde al Pd, se vogliono votare Prodi lo faranno con il Movimento 5 Stelle se ci riescono. E’ la linea che Mario Monti ha dettato ai gruppi di Scelta Civica in una riunione tenutasi alla Camera. Il premier uscente insiste ancora sul voto condiviso e – ha ragionato con i suoi – ‘se il Pd eleggerà Prodi dovrà fare il Governo con il Movimento 5 Stelle e non con noi’.
Scelta Civica punta, spiegano fonti parlamentari del partito, ad essere decisiva della scelta di una candidatura che trovi largo consenso tra le forze politiche. ‘All’unanimità hanno deliberato di sostenere con il proprio voto, nell’odierna votazione per l’elezione del Capo dello Stato, Anna Maria Cancellieri’ si legge in una nota di Scelta Civica.

Quirinale verso il terzo scrutinio, domani alle 10

quirinale-voto15.42 – AL VIA ALLA CAMERA LA SECONDA VOTAZIONE. Al via, alla Camera, la seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica. Anche il secondo scrutinio richiede la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea.

16.22 – INGROIA: ‘IL PD FACCIA UNA COSA DI SINISTRA, VOTI RODOTÀ’. ‘Ora il Pd faccia qualcosa di sinistra, abbandoni definitivamente Berlusconi e voti Rodotà’, ha scritto Antonio Ingroia su Twitter.

16.03 – ALFANO: ‘PD BIANCA? SI CERCHI UNA SOLUZIONE IDONEA’. ‘Il Pd comunica di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il capo dello Stato alla quarta votazione’, ha affermato il segretario del Popolo della libertà Angelino Alfano.

15.55 – SUL BLOG DI GRILLO LA TESSERA BRUCIATA DEL PD. Il blog di Beppe Grillo ha postato il video di una militante del Pd che ha bruciato in piazza, davanti Montecitorio, la tessera del suo partito. Il gruppo di comunicazione del M5s l’ha raggiunta e intervistata. La donna, Claudia Costa, aveva le lacrime agli occhi e ha detto: ‘Sono andata in piazza con un cartello: ‘Bersani sicario del Pd”.

16.24 – PRESIDIO PRO-RODOTÀ NEL POMERIGGIO A BOLOGNA. Presidio a favore di Stefano Rodotà e contro le larghe intese organizzato a tempo record per il pomeriggio del 18 aprile a Bologna. L’appuntamento è alle 18.30 in piazza Nettuno e a promuoverlo sono il comitato Acqua bene comune e il comitato Articolo 33, lo stesso del referendum contro i fondi alle scuole paritarie del Comune e del quale Rodotà è presidente onorario.

16.30 – SCILIPOTI IRONICO: ‘VOTO RODOTÀ, POLITICO ANTI-CASTA’. Il senatore del Popolo della libertà Domenico Scilipoti, a sorpresa, ha scritto su Twitter: ‘Voterò il professore Rodotà, politico dell’anti-Casta’.
Come mai questa decisione? Scilipoti ha usato l’ironia: ‘Mi sono lasciato convincere dal tumulto dei 50 dimostranti che da stamattina si sono assiepati a Montecitorio. In fondo, il professore può essere un degno rappresentante dell’anti-Casta, un esempio di nuovismo a cui non bisogna porre argini’.
E ancora: ‘Il professore è stato deputato al parlamento italiano solo per quattro legislature consecutive (dall’VIII all’XI), mentre solo per 11 anni ha calcato i banchi del parlamento europeo; è stato per otto anni garante per la protezione dei dati personali, e ora, a soli 80 anni, ha davanti a sé un fulgido e splendente futuro’.

16.36 – VENDOLA: ‘BRAVO TOCCI PER L’ELOGIO DEL FRANCO TIRATORE’. ’La cosa più bella dell’assemblea della sera del 17 aprile è stata ‘l’elogio del franco tiratore’ fatto da un deputato del Pd in apertura del suo intervento’. A raccontare del discorso di Walter Tocci nel tormentato vertice dei grandi elettori del centrosinistra – uno dei più ‘celebrati’ e citati in Transatlantico – è stato il leader di Sel Nichi Vendola: ‘Ha fatto un bellissimo intervento che è stato tra l’altro applauditissimo. L’elogio del franco tiratore, bellissimo e poi attuale’.

16.53 – IL RENZIANO RUGHETTI: ‘VIA DAL PD? NEANCHE A PEDATE’. ‘Certo che sono contento per il Chiampa’: così Angelo Rughetti, deputato del Pd, ha commentato la prima tornata di votazioni alla Camera. Ma niente gruppo parlamentare autonomo dei renziani: ‘Questa cosa è semplicemente ridicola. Siamo sempre alla solita disinformazione per cercare di metterci nell’angolo, ma noi rispondiamo con un sorriso. Dal Pd non ce ne andiamo neanche a pedate’.

16.41 – BERSANI NON RISPONDE ALLA PRIMA CHIAMA. Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani non ha risposto alla prima chiama della seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica che si sta svolgendo nell’Aula della Camera.

17.11 – BUONANNO (LEGA) VOTA CON LA T-SHIRT ‘LA GENTE È STUFA’. È entrato nella cabina allestita nell’emiciclo di Montecitorio in giacca e cravatta e ne è uscito con una maglietta con la scritta: ‘La gente è stufa… Io anche! Sveglia!’. A inventarsi questo cambio d’abito per protesta durante la prima votazione è stato il parlamentare della Lega Nord Gianluca Buonanno. L’esponente del Carroccio ha percorso in maglietta i pochi metri che separano le cabine elettorali dal resto dell’emiciclo, giusto il tempo di farsi immortalare dai fotografi assiepati nelle tribune, e poi se l’è tolta subito, prima dell’intervento dei commessi.

17.33 – BERSANI ‘SONDA’ MARINI, MA IL CANDIDATO PER ORA RESTA. Pier Luigi Bersani, a quanto si è appreso da fonti parlamentari, avrebbe ‘sondato’ Franco Marini per capire se, alla luce della prima votazione, l’ex presidente del Senato aveva intenzione di ritirarsi. Ma Marini per ora avrebbe escluso un passo indietro, convinto di potercela fare, con il sostegno del Popolo della libertà, dalla quarta votazione.

18.08 – BERSANI: ‘NON MI RISULTA UN INCONTRO CON RENZI, MA NO PROBLEM’.’L’ho letto, non mi risulta, ma non ho problemi a incontrarlo’. Così Pier Luigi Bersani ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto se ha intenzione di incontrare Matteo Renzi.

18.05 – SECONDA VOTAZIONE ‘LAMPO’, INIZIATO LO SPOGLIO. Seconda votazione ‘lampo’ per l’elezione del presidente della Repubblica nell’Aula della Camera. La chiama dei grandi elettori è infatti terminata a poco meno di due ore e mezzo dall’inizio e ora è partito lo spoglio delle schede. La rapidità è dovuta proprio alla scelta di votare scheda bianca da parte di Partito democratico e Popolo della libertà.

17.46 – RENZI PRESTO A ROMA: ‘MARINI SALTATO, È EVIDENTE’. Matteo Renzi si prepara ad andare a Roma, dove probabilmente ha in programma un incontro con i parlamentari a lui vicini, ma non è previsto un faccia a faccia con il segretario Pier Luigi Bersani: ‘Non credo proprio. Sono qui a lavorare’, ha detto rispondendo a una domanda su questa eventualità. Inoltre, secondo quanto appreso, il rottamatore non è stato cercato da Bersani. ’A questo punto è evidente: Marini è saltato’, ha detto il sindaco di Firenze. ‘Quella di stasera era un’ipotesi’, ha poi aggiunto sui tempi in cui potrebbe raggiungere la Capitale, ma penso sia più probabile e più utile domani mattina. Oppure si può anche fare le cose per telefono, come fino a ora…’.

18.38 – I GIOVANI DEL PD OCCUPANO LA SEDE DEL PARTITO A PRATO. Una ventina di giovani militanti del Pd pratese hanno occupato la sede della federazione provinciale del partito per protestare contro il ‘metodo’ utilizzato per la scelta del candidato alla presidenza della Repubblica. I giovani si sono riuniti in una stanza e hanno affisso uno striscione che reca la scritta ‘Per un presidente di cambiamento occupy il Pd‘. I ragazzi hanno minacciato di restare nella sede fino a quando non sarà eletto il nuovo presidente. ‘Marini è una persona degna, ma non riesce a unire neppure il centrosinistra’.

18.28 – BERSANI: ‘FASE NUOVA, AL PD SPETTA LA PROPOSTA’. Pier Luigi Bersani ha spiegato come cambia la linea del Partito democratico: ‘Bisogna prendere atto di una fase nuova, al Pd spetta la proposta. Sarà decisa nell’assemblea dei grandi elettori’.
‘Vedrete che si troverà una soluzione. Marini? Riuniremo l’assemblea dei grandi elettori e vedrete che la soluzione si troverà’, ha cercato di rassicurare il segretario del Pd.

18.17 – M5S, GRILLO: ‘RODOTÀ FINO ALLA QUARTA VOTAZIONE’. ‘Il M5s porterà avanti il nome di Stefano Rodotà fino alla quarta votazione’. Lo ha annunciato Beppe Grillo a Trieste. ‘Il Pd si sta spaccando in due, tre correnti’, ha aggiunto.

UNA SEDUTA IN BIANCO. La seduta si annuncia interlocutoria: le forze politiche hanno intenzione di prendere tempo, visto che sia i democratici sia il Polo della libertà hanno manifestato la volontà di votare scheda bianca. Stessa decisione per i montiani di Scelta civica. La Lega Nord si è spinta addirittura oltre, comunicando la non partecipazione al secondo e al terzo ‘giro’.

M5S AVANTI SU RODOTÀ. Movimento 5 stelle dritto sulla sua linea: ‘Noi andiamo avanti con Rodotà’, ha confermato il grillino Roberto Fico chiarendo che il nome di Prodi potrà essere votato ‘solo se tutti i candidati M5s prima di lui nella rosa dovessero rinunciare’.

Terza votazione venerdì alle 10.

Colle: intesa su Marini, no di Renzi. Si vota da giovedì mattina

Franco Marini

Franco Marini (Photo credit: Wikipedia)

Sarebbe Franco Marini, 80 anni, ex segretario generale Cisl ed ex presidente del Senato, il nome sul quale sarebbe stata raggiunta l’intesa ‘ampiamente condivisa’ con il Pdl di cui ha parlato Pier Luigi Bersani. È quanto sostengono fonti parlamentari del Pd. Nella rosa di nomi proposta oggi da Bersani al Pdl c’era anche Sergio Mattarella, ma poi l’intesa si sarebbe trovata su Marini. Beppe Grillo intanto cerca di spaccare il Pd e propone Stefano Rodotà.

‘Mi pare che la ricerca di una soluzione ampiamente condivisa sia a buon punto. Credo ci siano le condizioni per avanzare una proposta ai gruppi parlamentari che si riuniranno questa sera’, ha detto in serata in una nota il leader del Pd.

No dei ‘renziani’ a Marini. ‘Se sarà data indicazione di votare per Franco Marini, dovremmo essere leali e seguire la disciplina di partito, anche se è un nome che non ci convince’, dice un parlamentare renziano del Pd. I parlamentari renziani si sono riuniti a Roma in serata per decidere la posizione da tenere e con la quale confrontarsi nella riunione con il segretario. I renziani, ovviamente, sono in contatto telefonico con il sindaco di Firenze, che è invece a Milano dove, stasera sarà ospite della trasmissione tv Le invasioni barbariche.

‘L’accordo che sembra chiuso su Marini al Quirinale è una scelta gravissima’, afferma l’europarlamentare Debora Serracchiani. Secondo Serracchiani ‘questa sarebbe la vittoria della conservazione in un momento in cui avremmo bisogno di dimostrare coraggio, magari scegliendo una donna. A quanto pare, ci sono alcuni dirigenti che non resistono alla tentazione di consegnare il Paese a Berlusconi‘.

E’ il profilo che unisce il Pd, il Pdl con Berlusconi che si è spinto a definirlo ‘un buon nome’ e anche Scelta Civica, che per bocca di Andrea Olivero ha evidenziato come sarebbe ‘il segno di un’apertura della politica’. Ma la candidatura del popolare Marini trova comunque diversi scontenti. Il no più fragoroso è quello di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze lo aveva già bocciato in una lettera inviato a un quotidiano qualche giorno fa. E lo ha ribadito alle Invasioni Barbariche dove ha definito la sua eventuale elezione ‘un dispetto al Paese’.

Nel pomeriggio era circolata l’ipotesi che il segretario del Pd avesse presentato in un colloquio telefonico a Silvio Berlusconi la rosa dei candidati alla presidenza della Repubblica. Dell‘elenco di personalità prese in considerazione per il Quirinale ne avrebbero fatto parte Giuliano Amato, Massimo D’Alema e Franco Marini. Ma la dirigenza del Partito democratico aveva smentito questa rosa. Questo non ha impedito comunque una furiosa reazione di Nichi Vendola. ‘Se le intese, gli accordi e i dialoghi’ che sono in corso in queste ore sul futuro Presidente della Repubblica costituiscono ‘la prova d’orchestra di un governissimo allora esprimiamo la nostra radicale contrarietà’, ha spiegato.

Sel va, quindi, verso il Movimento 5 Stelle: ‘Non è una questione di nomi, tutti meritano rispetto, ma la discussione riguarda il merito e ha delle ragioni politiche di fondo: se lavoriamo nella direzione dell’inciucio non stiamo facendo l’interesse del Paese, mentre invece bisogna guardare con attenzione alle proposte di M5S’. E riguardo alla candidatura, da parte del M5S, di Stefano Rodotà, Vendola incalza Bersani: ‘Invitiamo il Pd a riflettere su questo, per un voto con i due-terzi o si guarda a destra o a sinistra. Guardare a destra è un suicidio, guardare a sinistra un’opportunità’.

Eppure il comico Beppe Grillo – nonostante la volontà di far eleggere Rodotà – si mostra scettico su questa possibilità e scommette su Giuliano Amato: ‘Secondo me faranno presidente Amato’, ha detto il guru M5S conversando con i militanti a Maniago, in Friuli Venezia Giulia. ‘Noi insisteremo su Rodotà. Anche Gino Strada era entusiasta di Rodotà’, ha comunque ribadito.

Si vota da giovedì mattina. Le votazioni del Parlamento in seduta comune per l’elezione del presidente della Repubblica inizieranno giovedì mattina. I ‘grandi elettori‘ chiamati ad eleggere, secondo la Costituzione, il nuovo Presidente sono, in questa occasione, 1007, così suddivisi: 630 deputati, 319 senatori (di cui quattro ‘a vita’), 58 delegati regionali.

La Commissione ha poi deliberato che verranno tenuti due scrutini al giorno, uno alle 10 e uno intorno alle 15-15.30, anche nel fine settimana. Ogni votazione (compreso lo spoglio) durerà circa quattro o cinque ore.

Nei primi tre scrutini è necessaria una maggioranza qualificata, pari ai due terzi dell’assemblea (672 voti), mentre a partire dal quarto scrutinio in poi basterà ottenere la maggioranza assoluta dei voti (504).

Colle: la volata è Amato, D’Alema, Marino. Bersani e Berlusconi a colloquio

berlusconi-bersani-okGiuliano Amato, Massimo D’Alema e Franco Marini. Si gioca tra questi tre la volata per il Quirinale. Pier Luigi Bersani ha presentato oggi in un colloquio telefonico a Silvio Berlusconi la rosa dei candidati al Colle.

Dalla lista, composta da più nomi, le personalità prese in considerazione dal Cavaliere sarebbero Amato, D’Alema e Marini. Si fanno quindi sempre più insistenti le voci secondo cui Pd e Pdl sarebbero vicini all’intesa per l’elezione del successore di Giorgio Napolitano.

Le trattative sono continue. L’ufficio di presidenza del Pdl inizialmente previsto per questa mattina alle 11 è rinviato a questa sera. E anche in casa Pd slittano gli appuntamenti previsti per oggi. Sembra quindi sempre più improbabile che il Pd decida di convergere sul nome di Rodotà per rispondere all’apertura di Grillo. E si allontana anche l’ipotesi – temuta dal partito di Berlusconi e dallo stesso ex premier – dell’elezione di Romano Prodi al quarto turno. E sul Professore arriva anche l’altolà dei montiani. ‘Sul suo nome non abbiamo nessun problema, ma non ce la farà’ perché non gode di una ‘maggioranza ampia’ mentre ‘noi spingeremo fino in fondo perché ci sia un nome che trovi d’accordo anche il Pdl’ e ‘il consenso ampio è un fattore indispensabile’, spiega il coordinatore Andrea Olivero.

Sono ore cruciali. La via maestra resta quella di un’intesa tra Pd e Pdl che, con i voti anche di Scelta civica, incoroni il successore di Giorgio Napolitano con la maggioranza dei due terzi dei grandi elettori. Giuliano Amato e al momento tra i più quotati,seguito da Massimo D’Alema. Tant’è che su di essi in queste ore ragionano anche gli altri partiti (Scelta civica direbbe sì ad Amato; la Lega non pone veti su D’Alema, mentre al presidente della Treccani dice no). I due nomi, ai quali in ambienti Pd si continua ad affiancare anche quello di Franco Marini, saranno nella rosa che Bersani presenterà a Berlusconi. Ad ogni modo, se anche si riuscisse a trovare un’intesa su un nome, spiegano in ambienti parlamentari, non è detto che la convergenza si trasformi in un’elezione in uno dei primi tre scrutini, anche se il tentativo sarà proprio questo. Si teme infatti che la soglia dei due terzi si trasformi in una trappola per l’azione di ‘franchi tiratori’.

Nulla di fatto anche sul fronte Pd-M5S. L’incontro per il momento non è in programma. ‘No. O forse sì. E’ una situazione in divenire, chissà…’, risponde il capogruppo del Movimento cinque stelle in Senato, Vito Crimi. ‘La nostra posizione è nota, abbiamo deciso di votare Milena Gabanelli. Incontrarci per ribadire le solite cose mi sembra un esercizio inutile’. Crimi spiega che ‘è anche una forma di rispetto per il Pd perché riunirci per raccontarci le stesse cose mi pare anche ingeneroso’. Però con i capigruppo del Pd al Senato e alla Camera ‘ci incontriamo spesso anche nei corridoi’, ‘insomma la possibilità di chiacchierare la troviamo sempre, potrebbe pure non esserci bisogno di una riunione ufficiale’. Infine, conclude Crimi, ‘se dovesse esserci una riunione potremmo pure vederci oggi alle 18, alle 21, forse anche domattina presto’. La Gabanelli, indicata come candidato dei Cinque Stelle, non ha ancora dato la risposta definitiva. Lo farà oggi. E intanto Grillo si scaglia contro Bersani, ‘responsabile del suicidio di Stato’.

La Lega intanto fa sapere che voterà un proprio candidato al Colle. Il Carroccio conferma che sarà una donna come già anticipato ieri da una nota dei capigruppo di Camera e Senato. Il nome dovrebbe essere ufficializzato già stasera dal segretario Roberto Maroni e, secondo quanto si apprende, potrebbe essere quello di Manuela Dal Lago, ora candidata sindaco di Vicenza alla guida di una lista civica. Sessantacinque anni, già deputata della Lega Nord, Manuela Dal lago è di Vicenza ed è laureata in Scienze Geologiche. Nella scorsa legislatura è stata presidente della commissione Sviluppo e Attività Produttive della Camera, ed è stata componente, con Maroni e Calderoli, del triumvirato nominato dal consiglio federale che ha traghettato il partito al congresso.

(fonte laStampa)

Scontro aperto tra il sindaco di Firenze Renzi e la senatrice Anna Finocchiaro: ‘Attacco miserabile’

Finocchiaro_CongrDs_SCre_0277_twOramai siamo allo scontro aperto tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e una parte dei principali esponenti del suo partito, il Pd. ‘Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, e non metterei mai in difficoltà né il mio Paese, né il mio partito. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti’ sottolinea la senatrice del Pd, Anna Finocchiaro, commentando le dichiarazioni domenicali del sindaco di Firenze.

‘E trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito – prosegue – sono dell’opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato’.

Renzi aveva bocciato la potenziale candidatura di Finocchiaro al Quirinale, ricordando le foto della sua spesa all’Ikea con la scorta e, per questo motivo, poco adatta, a suo dire, per un messaggio anticasta.

Aprendo la settimana dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, il sindaco di Firenze Matteo Renzi cerca di dare il suo passo al dibattito politico e boccia un altro possibile candidato del Pd al Colle: Franco Marini.

In una lettera a Repubblica, Renzi argomenta contro la scelta di Marini, ex presidente del Senato, proveniente dalla costola del Pd che ha radici nella Democrazia cristiana, dicendo che ‘è gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione’.

Renzi ripropone uno degli argomenti che più gli hanno dato popolarità negli ultimi mesi, la ‘rottamazione‘ dei vecchi parlamentari del centrosinistra assimilati alla ‘casta’, dopo avere polemizzato duramente nel fine settimana con il segretario del suo partito Pier Luigi Bersani per la sua strategia che non avrebbe consentito di dare all’Italia un governo ad oltre 50 giorni dalle elezioni politiche.

‘Due mesi fa Marini si è candidato al Senato dopo avere chiesto (e ahimè ottenuto) l’ennesima deroga allo statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell’unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d’Abruzzo’.

Intanto si conoscerà domani il nome del candidato al Quirinale del Movimento 5 stelle. Lo comunica Beppe Grillo nel suo blog confermando che non sarà nella rosa dei votabili. Alla votazione online possono partecipare gli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012 che abbiano inviato i loro documenti digitalizzati. ‘Io ho deciso di non partecipare alla votazione finale e ringrazio per la stima tutti coloro che hanno fatto il mio nome’, dice Grillo. I candidati tra cui i grillini sceglieranno sono i seguenti nove: Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Milena Jole Gabanelli, Ferdinando Imposimato, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Luigi Strada, Gustavo Zagrebelsky.

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha intanto convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, giovedì 18 aprile alle ore 10 per l’elezione del presidente della Repubblica. L’avviso di convocazione verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 15 aprile 2013.

(fonte Corsera)

Bersani da Corviale dice no al governissimo perché ‘non è la risposta ai problemi’

berlusconi e bersani-2Alla vigilia della settimana cruciale per l’elezione del presidente della Repubblica, Pier Luigi Bersani sceglie Corviale, quartiere difficile di Roma, ed i problemi della gente reale. Nomi per il futuro Capo dello Stato non ne fa ma scava la trincea intorno all’unica intesa possibile: una ricerca ‘onesta fino a prova contraria’ e soprattutto nessuno scambio con il governo perché il leader Pd assicura ai militanti che lui ‘non cede’ al Cav perché ‘un governissimo non è la risposta ai problemi’.

Il segretario dei democratici manifesta, insieme a Nicola Zingaretti e Ignazio Marino ma pochi parlamentari, ‘contro la povertà e per un governo del cambiamento’ in un centro culturale aperto grazie ad una sua legge del ’97. E, ricordando la sua attività da ministro, manda un primo segnale destinato ad alimentare gli scenari dei retroscenisti e ad allarmare ancora di più Berlusconi: ‘Era l’inizio del governo Prodi ed io come altri facemmo parecchie leggi che cambiavano qualcosa sul serio perché cambiare si può, non è vero che siamo tutti uguali’.

Dal primo governo Prodi sono passati anni ma lì, ad un governo che riesce a innovare, spera ancora di arrivare Bersani. Nonostante finora abbia ricevuto il no del Cav e del M5S che ‘predicava’ il cambiamento ma ora sbattono le porte e paventano ‘l’inciucio di B&B’ ma così, attacca il segretario dem, si va ‘avanti nella distruzione del paese’. Mentre le trattative per cercare un Capo dello Stato che rappresenti ‘l’unità’ vanno avanti, i toni di Bersani non lasciano intendere nessun disarmo verso il Pdl anche perché governo e Colle, chiarisce il segretario, ‘sono due cose diverse’. ‘Siamo al paradosso – affonda Bersani – vengono a spiegare a noi che la situazione è drammatica e bisogna fare qualcosa. E ce lo dice chi per anni ha detto che i ristoranti erano pieni, ne ha fatte di cotte e di crude, raccontando demenziali panzane. È ora di finirla con la demagogia e con la politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno’. Toni durissimi, da campagna elettorale, per chiudere ad ogni tentazione, diffusa anche nel Pd, di un abbraccio mortale con Berlusconi per un governo di scopo. Un militante lo interrompe: ‘Non cedere a Berlusconi’ ma per Bersani il dubbio non esiste: ‘Ma no che non cedo e il perché è perché un governissimo non è la soluzione dei problemi’.

Se, però, nel Pd, ripete ancora una volta il segretario, furioso contro chi, come Matteo Renzi, lo dipinge ‘testardo’ e senza dignità, si pensa che lui sia ‘un intralcio alla causa’, è pronto a farsi da parte. In un momento di massima tensione del partito, dove sono diffusi i timori di implosione e spaccatura anche in vista dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, Bersani cerca di mordersi la lingua, ‘di stare zitto per il partito’. Ma non ce la fa fino in fondo. Al sindaco di Firenze, che lo accusa di aver perso la dignità dietro i grillini, il leader dem ricorda che ‘l’arroganza umilia chi ce l’ha’. E a Renzi, come a Berlusconi, che lo accusano di perdere tempo, fa sapere che ‘è indecente’ fare ‘qualunquismo’ in un momento in cui, dopo i no alla sua proposta, ‘si è verificato un incrocio di scadenze istituzionali, un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile’. Ingorgo che Bersani spera di sciogliere la prossima settimana ma, chiariscono i suoi, non a tutti i costi e, aggiunge Nico Stumpo, ‘se non c’è l’intesa con Berlusconi sul presidente della Repubblica, Bersani non si suiciderà e una soluzione si trova’.

M5S: ‘Quirinarie annullate per violazioni, si ripete voto’

rivotiamo-presidente‘ATTENZIONE: Tra pochissimo su @beppe_grillo si ripetono . Ieri gravi violazioni certificate da DNV. Innalzati livelli d sicurezza’. Con questo tweet Claudio Messora, responsabile comunicazione del gruppo 5 Stelle al Senato, avvisa che le  Quirinarie sono state annullate per violazione e che il voto on line per la scelta del candidato al Colle si ripete oggi (dalle 11 fino a stasera).

Poco prima Beppe Grillo annuncia sul suo sito che ‘Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker. Abbiamo deciso di annullare quindi le votazioni di ieri e ripeterle oggi con nuovi livelli di sicurezza. Ci scusiamo per questo inconveniente e chiediamo di ripetere le votazioni. Grazie per la vostra pazienza’.

A certificare la compromissione delle Quirinarie l’ente che si occupa di verificare il meccanismo procedurale delle votazione del candidato 5S al Quirinale, la DNV Business Assurance. ‘A seguito di uno dei controlli pianificati, relativo all’integrità del sistema è stata rilevata un’anomalia, i cui effetti sono stati verbalizzati. L’anomalia ha compromesso in modo significativo la corrispondenza tra i voti registrati e l’espressione di voto del votante’. E’ quanto si legge in una nota della DNV (Det Norske Veritas), l’ente certificatore incaricato dalla Casaleggio associati srl di verificare le procedure di voto delle ‘quirinarie’.

I militanti del Movimento 5 stelle, che dalle 11 di oggi, venerdì 12 aprile, sono dunque tornati a votare. Dopo il primo turno, i 10 nomi più gettonati saranno sottoposti a ballottaggio lunedì prossimo 15 aprile, ballottaggio da cui uscirà il candidato votato dai parlamentari del M5s a partire dal 18 aprile, giorno in cui deputati, senatori e rappresentanti delle Regioni inizieranno a votare per il successore di Giorgio Napolitano al Colle. Proprio sul nodo Quirinale, il segretario del Pd, che ha smentito le voci circolate su una possibile sua candidatura al Colle (‘Mi interessano solo i colli piacentini’), ha incontrato nella mattinata del 12 aprile Massimo D’Alema, mentre il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha aperto in un’intervista a Repubblica a un Capo dello Stato del centrosinistra in cambio di un governo di larghe intese.

E oggi sarà consegnato al Quirinale il rapporto dei 10 saggi designati dal presidente Giorgio Napolitano per ‘facilitare’ un’intesa politica sulle priorità del Paese. Un documento che il capo dello Stato affiderà al suo successore tra qualche giorno.

 Colle, Di Pietro: ‘Spero persona fuori da partito e donna’ - Una persona ‘fuori dal sistema dei partiti e finalmente donna’. E’ il profilo della persona che Antonio Di Pietro, in Friuli Venezia Giulia a sostegno della candidata del centro sinistra alla presidenza della Regione Debora Serracchiani, vorrebbe al Quirinale. ‘Evito di dire nomi per evitare di fare danni. Temo, però – ha concluso – che finirà come al solito con un compromesso, sarà come acquistare al supermercato un prodotto scaduto’.

Consulta: ‘Su porcellum sospetto di incostituzionalità’ – ‘
Il porcellum è un sistema che per alcuni aspetti, come il premio di maggioranza, è sospettato di incostituzionalità‘. Lo ha detto il presidente della Consulta Franco Gallo.

‘Quando sento il mio nome fatto per il Quirinale mi turo le orecchie perché non è nella mia natura proiettarmi su altre cose: mi dedico a quello che faccio e lo faccio con entusiasmo’. Lo dice il Presidente del Senato, Pietro Grasso, rispondendo a chi gli chiede che cosa prova quando sente il suo nome accostato alla Presidenza della Repubblica.

‘E’ un uomo che ha passione politica, un passato di militanza ed è stato un buon ministro, è un uomo che ha tantissime qualità’. Massimo D’Alema, quando gli si chiede un giudizio sulla discesa in campo di Fabrizio Barca non lesina lodi al ministro. ‘Mi pare poi che abbia colto bene il fatto che non si governa senza partiti forti ed è una visione che profondamente condivido’.

Una ‘raccomandazione a modificare la vigente legge elettorale’ è arrivata oggi dal presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, nel corso di una conferenza alla Consulta. Un appello, ha sottolineato Gallo, che si aggiunge ai richiami in tal senso già giunti in passato anche attraverso le sentenze della Corte.

 ’Neanche io sono tra i grandi elettori, però non mi lamento’. Lo ha detto Massimo D’Alema conversando con i cronisti dopo il suo colloquio con Pier Luigi Bersani e interpellato ancora sulla vicenda che ha visto l’esclusione di Matteo Renzi dai grandi elettori toscani. In ogni caso, D’Alema ribadisce hanno votato sbagliato ma è una questione locale, nessuno può pensare che da Roma siano arrivate telefonate’ per bloccare il sindaco di Firenze.

No della Lega Nord alla ‘candidatura di alcuni nomi al Quirinale, tra cui quello di Giuliano Amato‘. Lo ha spiegato il leader del Carroccio Roberto Maroni a margine di un incontro a Milano. ‘Vedremo le proposte e le valuteremo – ha proseguito – se fosse una donna meglio ancora, ma non sta a me fare nomi’.

Colloquio di circa un’ora alla sede del Pd tra il leader del partito Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema. ‘C’è enorme preoccupazione per il Paese – ha detto l’ex premier all’uscita – e bisogna, dunque, fare in modo che la prossima settimana si chiuda la questione del capo dello Stato per poi passare alla formazione del governo’.

Speranza (Pd) a SkyTG24: ‘Scambio Colle-governo irricevibile’ 
- ‘Sul presidente della Repubblica è indispensabile un confronto largo. Chiusa questa fase bisognerà discutere del governo. Immaginare uno scambio diretto sul terreno presidente della Repubblica-governo non mi sembra una proposta ricevibile’. Così il capogruppo del Pd Roberto Speranza commenta, ospite di Un caffè con, l’apertura di Silvio Berlusconi a un Capo dello Stato di centrosinistra a condizione che poi si faccia un governo di larghe intese.

Barca: ‘Mio partito è il Pd, nelle sue mani sorti del Paese’.  ’Non ci può essere democrazia senza dei partiti robusti che vivano non solo nelle stanze del governo, ma vivano nei territori’. Lo ha dichiarato il ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca a Rainews24 presentando il ‘manifesto‘ per il nuovo partito che è stato pubblicato on line. ‘Non è un altro partito – ha detto Barca – perché altrimenti non mi sarei iscritto al Pd come ho fatto ieri pomeriggio. E’ il convincimento che i partiti e quel partito abbiano nelle mani buona parte delle sorti del nostro paese’.

Intanto in Rete spopolano i commenti satirici e ironici su quanto accaduto ai grillini votanti. Dieci minuti, e l’hashtag #iorivotoilmiopresidente, lanciato da Beppe Grillo, scala la classifica delle tendenze Italia su Twitter e va a piazzarsi al primo posto, tra cinguettii sferzanti e ironie sulla falla apertasi nella democrazia in Rete propagandata dal Movimento 5 Stelle, costretto a annullare e a far ripartire il sondaggio fra i militanti sui candidati al Quirinale. Le ‘quirinarie’, in molti tweet, si trasformano in ‘buffonarie’.

Macché hacker ‘Aridatece la matita copiativa. Te la ciucci e nun t’attacca’, scrive un utente richiamando la teoria complottistica lanciata da alcuni 5 Stelle nei giorni del voto. ‘Stavolta ricordatevi di leccare il dito prima di cliccare!’, fa eco un altro utente. ‘Io voto Casaleggio ministro dell’Interno – ironizza MisterDonnie13 – La sua competenza in tema di votazioni non può essere sprecata’. ‘Gli attivisti M5S dovranno rivotare il loro candidato al Quirinale. Finché non lo indovinano’, rimarca un altro utente.

E ancora. ‘Troll, hacker, orchi, gremlins, giornalisti, democratici e liberi pensatori. La Rete è un covo di mostri’; ‘Un’altra votazione sul sito di Grillo, un altro euro a click’ e mentre ‘lui è miliardario noi si muore di fame. Sveglia!’, tramano alcuni. Ma c’è anche chi difende a spada tratta l’operato di Grillo e della Casaleggio Associati. ‘Bello vedere tanti troll in azione, vuol dire che il M5S sta facendo bene’, mentre qualcuno suggerisce alle tante voci critiche: ‘Chi non apprezza, che voti Pd e Pdl. E si tenga pure il Presidente dell’inciucio’.

L’ironia degli avversari politici
‘Un consiglio per il Movimento 5 Stelle – commenta Andrea De Maria, Pd - C’è un modo per evitare i rischi di sabotaggio, di intrusioni, di hacker. Si chiama democrazia, coinvolgimento delle persone in carne ed ossa, confronto, apertura, partecipazione. Questo è il modo per evitare avventurismi, stalli e chiusure. E soprattutto è questo il solo modo per evitare che la nostra democrazia, anziché riuscire a realizzare quelle importanti correzioni di cui ha un profondo bisogno, sprofondi in burla. E’ un prezzo che non possiamo permetterci di pagare’. ‘Grillini ridicoli e patetici – dice il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri - Ora rifanno le finte votazioni sulla rete per il presidente della Repubblica perché ci sarebbero state gravi violazioni. E’ ovvio che su internet può accadere di tutto. E si parla poco delle loro selezioni dei candidati al Parlamento, quando nuclei familiari o aziendali con pochi click su una tastiera hanno ottenuto seggi sicuri’.

‘L’Italia – prosegue – non ha bisogno d’altre pagliacciate. Grillo usa la rete quando deve fare propaganda, ma oscura le riunioni nelle quali i suoi litigano. La politica si deve riformare e deve correggere molti errori. Ma l’alternativa non è questo happening che usa in modo molto discutibile le tecnologie’.

http://www.scribd.com/FabrizioBarca
http://www.beppegrillo.it/2013/04/presidente_dell.html

Matteo Renzi fuori dai ‘grandi elettori’. Il sindaco di Firenze denuncia: ‘giochini da Roma’

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante la campagna elettoraleIl sindaco di Firenze, Matteo Renzi, denuncia lo zampino dei vertici del Partito democratico nella sua esclusione dalla troika dei ‘grandi elettori’ toscani del capo dello Stato, ma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani smentisce di essere intervenuto contro il suo rivale alla guida del centrosinistra.

Il Consiglio regionale della Toscana ha votato ieri i tre delegati regionali all’elezione del presidente della Repubblica, scegliendo come di prassi due esponenti della maggioranza di centrosinistra e uno dell’opposizione, ma tra i primi non figura Renzi.

A Montecitorio dal 18 aprile per eleggere il capo dello Stato si presenteranno il governatore toscano Enrico Rossi (Pd), il presidente dell’Assemblea Alberto Monaci(Pd) e il vicepresidente Roberto Benedetti (Pdl), come dice oggi un comunicato della Regione.

I primi due hanno ottenuto 31 voti, il rappresentante dell’opposizione 14. Renzi, che rappresenta oggi l’alternativa al segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ha preso solo 2 voti.

Secondo una comune prassi, vengono eletti tra i grandi elettori il governatore e il presidente del consiglio regionale. Ma le polemiche di Renzi e della sua fazione si appuntano sul fatto che al sindaco di Firenze, che ha ormai assunto una notorietà a livello nazionale, sia stato preferito Monaci, senese, presidente dell’assemblea toscana dal 2010 con un passato di militanza nella Dc.

‘Fare il delegato regionale per eleggere il Presidente della Repubblica non era un mio diritto. Lo avrei fatto volentieri, certo, orgoglioso di rappresentare Firenze e la Toscana. Le telefonate romane hanno cambiato le carte in tavola, peccato’, ha detto oggi Renzi sulla sua pagina di Facebook, alimentando le polemiche nel partito – primo alle elezioni di febbraio, ma privo della maggioranza in Parlamento per governare.

‘Nessun dramma però, in politica può succedere. Mi spiace soltanto la doppiezza di chi parla in un modo e agisce in un altro. Ai doppiogiochisti dico: forse non riuscirò a cambiare la politica. Ma la politica comunque non cambierà me. Io quando ho da dire qualcosa lo dico in faccia, a viso aperto e non mi nascondo dietro i giochini’, ha concluso Renzi.

Stizzito il commento di Bersani, che nega qualsiasi coinvolgimento nella scelta della troika toscana: ‘Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la Regione Toscana‘, ha detto oggi il segretario in una nota.

‘Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunché, a proposito di una scelta che riguarda ovviamente e unicamente il consiglio regionale della Toscana’, aggiunge la nota.

Renzi non ha ancora sfidato apertamente la leadership di Bersani, ma in caso di nuove elezioni si è detto pronto a correre contro di lui alle primarie, forte dei sondaggi che lo definiscono il leader politico più popolare.

(fonte Reuters)

Bersani incontra Berlusconi: no al governissimo, colloquio sul Quirinale

Pierluigi-Bersani‘La linea del Pd è un no a un governissimo Pd-Pdl. Ma questo non significa che non ci voglia la responsabilità di tutti, a partire dal leader che ha vinto le elezioni, per aprire un dialogo costruttivo sulle riforme istituzionali e sulle misure urgenti per aiutare il Paese’. Alessandra Moretti, già portavoce e responsabile della campagna per le primarie di Bersani, ribadisce in un’intervista alla Stampa il credo della segreteria: doppio binario, nessun governissimo con il PdL, ricerca di intese sul Quirinale. Su un nome espresso dal Pd.

Il colloquio Bersani-Berlusconi si è tenuto in una sede istituzionale: la Camera. Dopo giorni di ambasciate e ambasciatori, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno finalmente avuto il loro incontro faccia a faccia per discutere – in primis – del prossimo candidato al Quirinale. Molti depistaggi e poche conferme: nelle stanze della commissione Trasporti al quinto piano ci sarebbe stata una prima fase ‘allargata’ – alla presenza di Enrico Letta e Angelino Alfano - e una seconda in cui B.& B. sarebbero rimasti da soli.

Un colloquio durato complessivamente oltre un’ora che – al netto delle comunicazioni ufficiali rispettivamente di Letta e Alfano – viene definito ‘interlocutorio’, tipica parola del politichese che si usa per dire che non è andato bene, ma neanche troppo male, di certo che non è stato ‘risolutivo’. Infatti i due si dovranno rincontrare, probabilmente più a ridosso del 18 aprile, giorno in cui cominceranno le votazioni per il presidente della Repubblica. Nel frattempo la manifestazione del Pdl prevista per sabato a Bari sarà all’insegna dei toni soft.

Al suo rientro a palazzo Grazioli, dicono, Silvio Berlusconi non si è mostrato particolarmente soddisfatto dell’esito. Nessun problema dal punto di vista umano, sia chiaro. Ma restano degli scogli nella definizione della doppia partita Quirinale e governo. Non a caso da entrambe le parti si affrettano a dire che si sarebbe parlato solo dell’elezione del prossimo capo dello Stato. Le comunicazioni ufficiali, infatti, concordano sostanzialmente sulla necessità di cercare un nome che sia il più condiviso possibile, di alto profilo e garante di unità. Angelino Alfano è ancora più esplicito: non può essere ‘ostile’ al Pdl. Berlusconi, insomma, avrebbe chiesto garanzie sul fatto che non spunti un nome alla Prodi e nemmeno alla Zagrebelsky, per strizzare l’occhio ai grillini.

Ma è sulla questione della formazione del governo che la discussione si sarebbe arenata, facendo convenire sulla necessità di un ulteriore incontro. Ancora una volta il Cavaliere avrebbe spiegato che, in virtù del suo 30% di consensi e dei milioni di voti ottenuti alle elezioni, al Pdl va garantito un peso specifico. E questo si può tradurre in due modi: o presidente della Repubblica espressione del centrodestra oppure un capo dello Stato non ostile ma accompagnato alla nascita di un governo in cui il Pdl sia rappresentato.

Strategia bersaniana. Ma su questo tasto Bersani non sente: prima un’intesa sul nome del prossimo inquilino del Colle, poi si tornerà al nodo governo. Nella segreteria Pd c’è la ferma convinzione che il nuovo presidente non scioglierà le Camere e confermerà l’incarico a Bersani. Di più, la speranza bersaniana è che il nuovo presidente non condivida la linea di Napolitano, ferma sulla necessità di un governo con maggiornaza certa, e possa magari inviare il premier incaricato alle Camere, alla ricerca di una fiducia che apra lo scenario di un governo di minoranza. Una volta al lavoro, l’agenda Bersani dispiegherebbe già nelle prime settimane il suo potere di attrazione sui senatori grillini più possibiilsti circa una collaborazione con il PdIl Cavaliere avrebbe cercato di convincere il segretario Pd dell’opportunità di appoggiare larghe intese e di dare vita a un governo che abbia una durata almeno di un paio di anni. D’altra parte – avrebbe sottolineato – quell’esecutivo potrebbe essere guidato dallo stesso segretario democratico ed evitare quel ritorno alle urne che vedrebbe l’arrivo prepotente in campo di Matteo Renzi. Insomma, il Cavaliere spera che con il passare dei giorni – e vista la debolezza di Bersani all’interno del suo stesso partito – il segretario venga a più miti consigli. Di converso, il numero uno Pd sa che quella del voto in estate e un’arma che rischia di essere spuntata vista la ristrettezza della finestra temporale, e che sia il Cavaliere – una volta nominato un ’garante’ sul Colle – ad abbassare le sue pretese, magari accontentandosi di tecnici d’area e consentendo la nascita di un governo di scopo.

Per questo, dopo Mario Monti e Berlusconi, Bersani vedrà giovedì Roberto Maroni. Sarà affidato invece ai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda il contatto con Roberta Lombardi e Vito Crimi del Movimento 5 Stelle. Il leader del Pd e l’ex premier si sono lasciati con l’intenzione di rivedersi a ridosso dell’elezione del Presidente e a quel punto si parlerà di nomi.

Al momento i più accreditati restano Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Pietro Grasso e Franco Marini, che raccoglierebbe un consenso trasversale. Ma rumors parlamentari dicono che ieri Bersani con Silvio Berlusconi abbia fatto due nomi, entrambi di donne, come candidate per la presidenza della Repubblica: Emma Bonino e Paola Severino.

Nonostante lo sforzo di Bersani di sgomberare il campo dal tema governo, sono in molti a pensare che dall’esito della partita del Quirinale dipendano le sorti della legislatura. ‘Se eleggiamo il presidente della Repubblica entro i primi tre scrutini bene, altrimenti i voti non li controlla nessuno e si va a elezioni a giugno’, ha spiegato un ex popolare.

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