Mario Monti si è dimesso

giorgio_napolitano_anteMario Monti si è dimesso. Come aveva preannunciato l’8 dicembre il presidente del Consiglio è salito al Colle ieri sera, pochi minuti dopo l’approvazione definitiva della legge di stabilità. Oggi il Presidente della Repubblica ha aperto le consultazioni con i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, dunque nel pomeriggio firmerà il decreto di scioglimento delle Camere e pronuncerà un breve discorso, probabilmente intorno alle 17. Alle 16 incontrerà il presidente del Senato, Renato Schifani, prima della consultazione con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Il Pdl ha chiesto che Monti resti neutrale. Il Pd ha sottolineato che servono riforme: chi ha di più deve pagare di più. L’Udc ritiene che si debba continuare sulla linea tracciata dal Governo Monti. Api e Fli si augurano che il bilancio positivo del Governo non evapori in campagna elettorale. La Lega chiede che si vada rapidamente al voto. L’Italia dei valori ritiene che Monti debba spiegare alle Camere le sue dimissioni.

Già oggi potrebbe riunirsi il consiglio dei ministri per l’indizione dei comizi elettorali. Napolitano, su indicazione del ministro dell’Interno ha già individuato, nel 24 febbraio la data più idonea per aprire le urne.

Ma la ‘brusca’ accelerazione impressa dalla decisione di Monti ha frustrato l’auspicio del Capo dello Stato per ‘una costruttiva conclusione della legislatura’ che permettesse di ‘portare avanti la concreta attuazione degli indirizzi e dei provvedimenti definiti dal governo e sottoposti al Parlamento’. Difatti nello sprint finale dei lavori è stato sacrificato anche quel disegno di legge sulle pene alternative al carcere che Napolitano aveva sollecitato. Il Presidente ha manifestato tutto il suo ‘rammarico’ e la sua preoccupazione per questa ‘interruzione in extremis della legislatura’, nel discorso di auguri alle alte cariche dello Stato. Un discorso nel quale il Capo dello Stato ha anche ammonito le forze politiche a non ‘bruciare’ quel patrimonio di credibilità recuperata a livello internazionale e del quale si è sempre fatto garante in questi mesi.

Al Quirinale resterà anche l’amarezza per la mancata riforma della legge elettorale per la quale l’inquilino del Colle si è speso con grande energia e sul quale ha lanciato invano ripetuti messaggi ai partiti mettendoli in guardia dal rischio dell’antipolitica alimentata anche da meccanismi elettorali poco rappresentativi. Pur sottolineando la ‘fecondità’ dell’esperienza del governo Monti, quel governo tecnico o ‘del presidente’ che ha seguito in ogni suo passo, tanti sono rimasti i fronti sui quali, secondo il Capo dello Stato, il Parlamento ha mancato e sul quale dovrà impegnarsi nei prossimi cinque anni.

Lo scioglimento anticipato, anche se di poche settimane, ha anche rimesso in gioco Napolitano per la formazione del nuovo governo. Il suo mandato scadrà soltanto a maggio perciò spetterà a lui, a metà marzo, quando le Camere saranno formate, avviare le consultazioni e nominare il presidente del Consiglio. Il Presidente ha ribadito a questo proposito che l’esperienza del governo tecnico è superata: ‘si sta per tornare a una naturale riassunzione da parte delle forze politiche del proprio ruolo’, perciò il prossimo esecutivo sarà scelto in base al consenso elettorale che i partiti riceveranno.

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Napolitano risponde a Berlusconi: ‘elezioni entro il tempo prefissato per legge’

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano (Photo credit: Air Force One)

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto al Pdl e a Silvio Berlusconi che ha chiesto più tempo per la campagna elettorale e lo slittamento del voto per le elezioni politiche al primo weekend di marzo invece che l’ultimo di febbraio.

E’ ‘interesse del Paese‘ non prolungare eccessivamente la campagna elettorale, ha sottolineato Napolitano in una nota diffusa dal Quirinale. ‘In quanto alla indizione delle elezioni politiche – viene sottolineato nella nota – corrisponde alla prassi costante la fissazione della data in un momento intermedio tra il minimo di 45 giorni previsto dalla legge e il massimo di 70 fissato in Costituzione‘. Ed ‘è egualmente interesse del paese che ci si attenga a tale prassi e non si prolunghi eccessivamente la campagna elettorale affinché possa ristabilirsi al più presto la piena funzionalità delle Assemblee parlamentari e del Governo in una fase sempre critica e densa di incognite per l’Italia‘.

Intanto l’incertezza sulla data delle dimissioni di Monti e dell’approvazione della legge di Stabilità sull’onda delle pressioni del Pdl e dello stesso Berlusconi di rinviare il voto ha una prima conferma: l’ordine dei giornalisti ha comunicato che la conferenza stampa di fine anno del presidente, prevista per il 21 dicembre, è stata rinviata. E’ dunque a rischio il varo della legge di stabilità entro la settimana, cosa sulla quale è tornato a scagliarsi il leader del Pd Bersani. Sono ‘indecorosi, incommentabili i traccheggiamenti’ sui tempi elettorali e sulla approvazione della legge di stabilità’, ha detto il segretario democratico parlando a Bruxelles, dove ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Pier Ferdinando Casini spiega che alle prossime elezioni lo ‘sforzo fatto da milioni di italiani non andrà vanificato’. Il leader dell’Udc stamattina a palazzo Chigi ha incontrato il premier insieme a Lorenzo Cesa, Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi.

‘Stamattina abbiamo parlato di cose meno misteriose di quello che sembra, ma non della discesa in campo di Monti. Deciderà lui quando sarà opportuno. Non dobbiamo tirare Monti per la giacca’. Casini chiarisce: ‘Noi, però non disertiamo. Nel momento più difficile per il Paese siamo in campo per non disperdere i sacrifici fatti dagli italiani e continuare sulla strada della salvezza nazionale’.

Monti: ‘ecco perché mi dimetto’. Bersani ‘resti fuori dalla contesa’

Monti BersaniMario Monti spiega il motivo delle sue dimissioni. Le chiare avvisaglie di una guerriglia parlamentare di logoramento? ‘Il fatto importante e per me decisivo è un altro: io – spiega il presidente del Consiglio – non sento più intorno a me una maggioranza che, sia pure con riserve e magari a malincuore, sia capace di sostenere con convinzione la linea politica e di programma su cui avevamo concordato’. In tale contesto la dichiarazione di Alfano che annunciava la presa di distanze del Pdl ‘l’ho interpretata veramente – aggiunge Monti – come un attestato di sfiducia, anche se non espressa in modo formale, Ma non era necessario: tutto era ormai chiaro’.

In un lungo colloquio telefonico con il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, Monti si dice ‘convinto di aver fatto la cosa giusta e in ogni caso non potevo farne a meno, dopo quel che è successo. Ma sono preoccupato, naturalmente: non per me, ma per quel che vedo’. Dichiarazioni che chiariscono la decisione del premier lasciando le Camere a due mesi di lavoro serrato in vista delle elezioni.

Monti dice di aver preso la decisione di lasciare prima dell’ultimo colloquio al Quirinale: ‘Avevo in realtà deciso da pochissime ore, e più esattamente proprio durante il volo da Cannes a Roma. Ho avuto modo di pensare inevitabilmente a cosa aveva rappresentato per l’Italia Cannes lo scorso anno, con quel G8 all’inizio di novembre in cui il nostro governo fu messo alle strette’. Un vertice, ricordano le cronache, nel quale l’allora premier Berlusconi si trovò isolato rispetto agli altri capi di Governo a causa della sfiducia palpabile nei confronti dell’Italia e della sua capacità di risanare i conti pubblici con quel Governo.

Anche quel ricordo ha consigliato Monti a scegliere la giornata festiva di sabato per la resa dei conti finale: ‘Ho preferito che la decisione e l’annuncio cadessero in un giorno di mercati chiusi – spiega ancora il presidente del Consiglio confermando i timori del presidente Giorgio Napolitano per la possibile reazione dei mercati – con ventiquattro o trentasei ore di tempo per riassorbire un eventuale colpo nella speranza naturalmente che il colpo non ci sia. Spiegando subito, in ogni caso, che le dimissioni diventeranno effettive solo dopo l’approvazione della legge di stabilità, che spero proprio arriverà come previsto’.

Per Napolitano, infatti, l’apertura delle borse lunedì sarà il momento per testare la tenuta dei mercati, l’andamento del temutissimo spread ( a 360 e la borsa di Milano in calo) e, più in generale, la fine dell’effetto Monti.

Due settimane di tempo per approvare la legge di stabilità, il decreto sull’Ilva, il decreto sviluppo e l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi del nuovo articolo 81 della Costituzione, dando per morte la riforma elettorale e il decreto che riordina le province: è il tempo che il Parlamento ha a disposizione da qui all’ormai imminente fine della legislatura che avverrà, con ogni probabilità, intorno a Natale con lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica e le elezioni politiche a febbraio.

L’accelerazione impressa dall’annuncio del presidente del Consiglio di volersi dimettere subito dopo l’approvazione del ddl stabilità porterà necessariamente a una modifica profonda del calendario di dicembre di Camera e Senato: la conferenza dei capigruppo di Montecitorio è già convocata per martedì e nella stessa giornata sarà probabilmente convocata anche quella di Palazzo Madama. E’ innanzitutto il calendario della Camera Alta, dove in commissione Bilancio è all’esame la legge di stabilità, quello cui mettere mano: l’Aula è convocata martedì pomeriggio con all’ordine del giorno la riforma elettorale prima e il decreto province poi.

Le date possibili per le elezioni politiche sono il 10, il 17 e il 24 febbraio. La più papabile resta quest’ultima anche per consentire ai partiti e alle liste che intendono presentarsi l’espletamento di operazioni come la raccolta delle firme dalla quale sono esentate solo le liste che, da inizio legislatura, abbiano gruppi in entrambe le Camere o siano collegate a liste che abbiano gruppi in entrambe le Camere o abbiano un parlamentare europeo.

E a chi pensa a una eventuale candidatura di Monti, risponde un Bersani deciso.

Niente Monti bis per Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd lo ha ribadito da Piacenza: ‘Ho sempre detto che Monti deve essere ancora utile per il Paese, sarebbe meglio che restasse fuori dalla contesa’ elettorale. Il segretario del Pd ha poi ricordato che nel ‘combinato disposto, dopo l’approvazione della legge di stabilità ci saranno le dimissioni del premier e quindi lo scioglimento delle Camere’ e per questo ‘immagino tempi rapidi’. Però per conoscere la data delle elezioni bisognerà ancora attendere: ‘Sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’.

Per quanto riguarda le elezioni politiche, ‘sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’, ha spiegato Bersani, che ha comunque dato la disponibilità del partito a votare entro Natale la legge di stabilità. ‘Ho avuto dal presidente del Consiglio la domanda formale – ha proseguito – se ci riteniamo in condizione di chiudere in tempi rapidi, quindi prima di Natale, la legge di stabilità. Io ho risposto di sì’.

A chi gli chiedeva un commento sulle avance di Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, Bersani ha detto che queste possibilità ‘non esistono’ e in più ‘eviterei a Berlusconi di non cadere nel ridicolo, anche se è un luogo che lui ha già frequentato ampiamente’.

Grillo: ‘attenzione alla rabbia degli italiani’

Twitter_boys‘Attenzione alla rabbia degli italiani. Ci vediamo comunque in Parlamento. Sarà un piacere.’ Beppe Grillo chiude così il suo commento sul blog sulle dimissioni di Monti. Un intervento dal titolo ‘Noi siamo noi e voi non siete un cazzo!’ che sovrasta una foto dei tre segretari della (ex) maggioranza insieme al premier.

Grillo critica Monti, che ‘lascia un paese allo stremo’ con un vuoto nel quale si inseriranno, facendosi passare per ‘salvatori’, i partiti ‘dello sfascio’. E critica il voto a febbraio che crea ostacoli alla raccolta delle firme per le liste. ‘Con le dimissioni di Rigor Montis lo specchio oscuro del Paese è andato in mille pezzi e ogni italiano, nel frammento a lui più vicino, può vedere la dissoluzione dello Stato. Un salto nel buio. Non è ancora Caporetto, non ancora l’otto settembre badogliano, ma qualcosa di molto simile’, sostiene Grillo.

‘Chi può – prosegue – va alle scialuppe. Monti, quando ne aveva la possibilità, non si è rivolto ai cittadini, all’opinione pubblica per liberarsi dalla tutela dei partiti. Ha dimostrato il coraggio di Don Abbondio. E ora ne paga le conseguenze. L’immagine del montismo che rimarrà nella memoria degli italiani sarà la foto pubblicata su Twitter con Casini, Bersani e Alfano seduti nelle poltrone di velluto di palazzo Chigi, sorridenti a sorseggiare il té con Monti allampanato e orgoglioso alle loro spalle. ‘Guardateci’, sembravano dire ‘Noi siamo noi e voi non siete un cazzo’. La partecipazione popolare alle decisioni fondamentali della Nazione è stata buttata nel cesso dai partiti prima e dai tecnici poi. La volontà degli italiani è diventata una variabile indipendente dalle logiche del Sistema. Disprezzata con la parola ‘populismo’. Grillo ricorda la lettera aperta scritta a Monti il 24 novembre 2011, invitando a ‘lasciare l’incarico’ a non ‘ripetere gli stessi errori e nefandezze dei politici che l’hanno preceduta, non le farebbe onore’.

Lei, da solo, o anche con una squadra di professori e di tecnici, può fare ben poco senza il sostegno dell’opinione pubblica. La luna di miele che sta attraversando, dovuta alla ‘liberazione di Berlusconi‘ più che alla sua figura, potrebbe rivelarsi molto breve. Il suo successo sarà determinato dalle sue azioni e dal consenso che queste avranno nel Paese reale, quello dei movimenti e delle associazioni, non certo quello dei partiti, ormai simulacro di democrazia. Mi permetto quindi, anche per le persone che mi seguono, di darle qualche suggerimento. Il primo è di rispettare la volontà popolare, che essa si esprima per l’abbandono del nucleare, per l’acqua pubblica o per evitare l’inutile distruzione della val di Susa. Il secondo è di dare subito degli esempi sul taglio dei costi inutili prima di qualunque tassa sulla prima casa, della patrimoniale o dell’aumento dell’Iva. Il popolo italiano ha le tasse più alte d’Europa e, allo stesso tempo, un’enorme evasione. Significa che pagano sempre gli stessi, è probabile che solo su di loro graverà il cosiddetto ‘risanamento’. Lei è due volte fortunato, la prima ragione è che succede a uno sciagurato. La seconda è che ha grandi margini di manovra. Ovunque giri lo sguardo può operare risparmi e tagli a costo zero. Tagli le province, i finanziamenti elettorali, i contributi pubblici all’editoria. Fermi le grandi opere inutili come la Tav, la Gronda di Genova, l’Expo di Milano. Sa meglio di me che non servono a nulla. L’economia non si sviluppa con il cemento. Riporti le concessioni autostradali sotto la gestione statale, è corretto che, se c’è un guadagno di miliardi di euro, rimanga allo Stato, non sia destinato a Benetton e soci. Lei ha studiato dai gesuiti, ma dovrebbe rifarsi ai francescani. Spogliarsi dalle sue relazioni con il mondo che lo ha nominato e rivolgersi direttamente agli italiani. Se non può farlo, le consiglio di lasciare l’incarico. Ripetere gli stessi errori e nefandezze dei politici che l’hanno preceduta non le farebbe onore’.

L’annus horribilis di Monti – conclude Grillo – lascia dietro di sé sciagurate conseguenze. Un Paese allo stremo e nessun problema strutturale, istituzionale, industriale, elettorale, sociale minimamente risolto. Macerie. Un vuoto dove si inseriranno come salvatori i responsabili dello sfascio del Paese, i gemelli siamesi pdl e pdmenoelle, e l’estrema destra che già presenta le sue liste in mezza Italia. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Monti, quando esce spenga almeno la luce. Il Movimento 5 Stelle è in corsa contro il tempo per presentare le sue liste. Da aprile siamo passati a marzo e ora a febbraio. E poi? Napolitano le indirà il giorno della Befana che vien di notte con le scarpe rotte? Fanno quello che vogliono. Attenzione alla rabbia degli italiani. Ci vediamo comunque in Parlamento. Sarà un piacere’.

http://www.beppegrillo.it/

Monti si dimette, Napolitano vedremo fra otto giorni

monti-napolitano-111111160440_bigIl presidente del Consiglio Mario Monti ha comunicato al presidente della Repubblica le sue intenzioni ‘irrevocabili’ di dimettersi appena approvata la legge di stabilità e di bilancio.

La decisione è maturata dopo avere attentamente valutato le dichiarazioni in parlamento del segretario del Pdl Angelino Alfano che Monti ha interpretato come una sfiducia informale al suo esecutivo, appesantita da toni e motivazioni che il premier non ha potuto accogliere. Un atto di rottura che si può chiaramente evincere nel comunicato con il quale il Quirinale ha raccontato dell’incontro tra il Presidente Napolitano ed il Presidente del Consiglio dei Ministri. Monti, informato da Napolitano dei colloqui avuti con le forze politiche, ha espresso al Presidente la sua valutazione sulle dichiarazioni di Alfano che, si legge nella nota del Colle, ‘costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione. Il Presidente del Consiglio non ritiene pertanto possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni’.

‘Il Presidente del Consiglio – prosegue la nota – accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio – rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo – siano pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio. Subito dopo il Presidente del Consiglio provvederà, sentito il Consiglio dei Ministri, a formalizzare le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica‘.

‘Credo proprio che a questo punto si voti a febbraio’, dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani. L’annuncio del presidente del Consiglio non ha sorpreso il leader del Pd, ‘Non ci faremo logorare andando avanti ancora tre mesi e non accetteremo nessun altro governo Monti con una maggioranza diversa. Mi sembra inutile – ha detto Bersani durante l’ultimo colloquio in Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano  - anzi nocivo per il Paese, andare avanti con questa situazione sfilacciata, non lo dico solo per noi che comunque verremmo logorati e danneggiati da un Pdl che si mette a fare l’opposizione negli ultimi mesi della legislatura, mentre noi sosteniamo un governo i cui provvedimenti di certo non ci convincono fino in fondo. A questo punto è necessario che la parola torni agli elettori e che finalmente nasca un governo politico in grado di gestire le difficoltà che ci attendono’.

‘Di fronte all’irresponsabilità della destra che ha tradito l’impegno assunto un anno fa davanti al paese, aprendo di fatto la campagna elettorale, Monti ha risposto con un atto di dignità che rispettiamo profondamente. Noi siamo pronti ad operare per l’approvazione nei tempi più rapidi della legge di stabilità, ha continuato Bersani.

‘Siamo prontissimi a votare il disegno di legge di stabilità, stringendo i tempi – ha detto Angelino Alfano, segretario Pdl. Anche qui sta la nostra responsabilità, esattamente come avevamo preannunciato al Presidente della Repubblica e formalmente affermato in Parlamento. Noi ci siamo. Bersani, in questo momento così delicato, sospenda i toni da campagna elettorale’.

Pier Ferdinando Casini, su Twitter: ‘Chi pensava di costringere Monti a galleggiare, ora è servito’.

Calma, prudenza e lavoro. Il Capo dello Stato, il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni di Monti, è tornato a farsi sentire misurando le parole: ‘Parlo fra otto giorni, alla cerimonia per i saluti alle alte cariche e lì farò le mie valutazioni’, ha detto Giorgio Napolitano, a margine del concerto di Natale al Quirinale. Ma i mercati riaprono domani, gli hanno fatto notare: ‘Vedremo cosa faranno’.

Per ora, ha proseguito il Presidente, ‘Facciamo quello che dobbiamo fare fino all’ultimo giorno’.

Alfano: l’esperienza Monti chiusa. Partiti al Colle

Italiano: Il Presidente Giorgio Napolitano con...

Italiano: Il Presidente Giorgio Napolitano con il Ministro della Giustizia Angelino Alfano in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario della Corte dei Conti per il 2009 (Photo credit: Wikipedia)

‘L’esperienza del governo è conclusa. Votare la sfiducia avrebbe causato forse l’abisso dell’esercizio provvisorio: noi vogliamo concludere ordinatamente questa legislatura e non vogliamo mandare il nostro Paese a scatafascio’. Non usa mezzi termini Angelino Alfano, nel suo intervento alla Camera durante la votazione finale sui costi della politica. ‘Dopo 13 mesi le cose vanno peggio, non abbiamo bisogno di troppi argomenti’ ha detto il segretario del Pdl, spiegando la posizione assunta da ieri nei confronti del governo. ‘Noi abbiamo voluto e acconsentito – ha sottolineato – alla nascita di questo governo. Berlusconi ha detto sì sperando che le cose andassero meglio e ora siamo qui a dire che l’esperienza del governo è conclusa’. Ciò nonostante, ha proseguito Alfano, ‘vogliamo dare atto al presidente Monti che nulla del nostro giudizio ha a che fare con la rispettabilità della sua persona, con il decoro con cui ha servito e serve le istituzioni repubblicane, con la lealtà con cui ha condotto il rapporto con le forze politiche e con la nostra in particolare’.

Via, intanto, alle mini-consultazioni con i protagonisti della maggioranza di governo per vedere se è possibile salvare l’esecutivo in seguito allo strappo di ieri del Pdl. Dopo l’incontro con Alfano e i capigruppo del partito, anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani e il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, andranno al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Il primo incontro col Pdl si è reso necessario dopo l’astensione del centrodestra dal voto di fiducia al governo in tutte e due le Camere. L’ex ministro e deputato del Pdl, Renato Brunetta, in un’intervista a Libero ha ribadito: ‘La partita è chiusa. Dei tre partiti che sostenevano il governo Monti, Pdl, Pd e Terzo polo, adesso uno viene meno: il Pdl. Il partito di maggioranza relativa’.

L’improvvisa instabilità dell’Italia è fonte di preoccupazione per i mercati e l’Ocse ha avvertito di non lasciare la linea Monti: ‘Il recente calo degli spread dipende da due fattori. Il primo è il miglioramento del sistema di governo della zona euro’. Ma l’altro fattore, ha avvisato Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, ‘era la convinzione degli investitori che in Italia, dopo il governo di Mario Monti, con o senza il suo coinvolgimento diretto, si sarebbero continuate le sue politiche. Invece si è visto che non appena c’è un ritorno di instabilità, i mercati ritrovano il nervosismo. La dice lunga sulla fragilità della situazione’.

E mentre il Pd e l’Udc hanno definito ieri la scelta del Pdl di non votare la fiducia all’esecutivo come ‘irresponsabile’, si registra di fatto una accelerazione repentina verso la crisi di governo. Il premier ha fatto sapere di attendere le valutazioni del Colle subito dopo l’incontro con Alfano. E Napolitano, dopo le prime avvisaglie, ieri ha invitato a evitare una ‘convulsa conclusione della legislatura’, non lasciando ‘andare a picco quello che non deve andare a picco’. Ieri il segretario Pdl Angelino Alfano ha annunciato l’affossamento delle primarie e l’intenzione di Silvio Berlusconi di candidarsi alle elezioni politiche.

fonte (tmnews)

Napolitano su Monti: ‘Un senatore a vita non si può candidare’

‘Un senatore a vita non si può candidare al Parlamento perché già parlamentare. Non può essere candidato di nessun partito’. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,oggi a Parigi. ‘Non è particolare da poco e qualche volte si dimentica’, ha aggiunto ilo capo dello Stato. ‘Alcune forze politiche o gruppi o movimenti pensano che il presidente Monti potrebbe continuare a fare il presidente del Consiglio in un contesto politico. È un diritto o una facoltà che può avere qualsiasi partito’, ha poi aggiunto.

Su Monti: ’È un senatore a vita e pertanto ha uno studio a palazzo Giustiniani dove potrà ricevere chiunque, dopo le elezioni, vorrà chiedergli un parere, un contributo o un impegno’, così Napolitano da Parigi (prima volta di un Presidente della Repubblica dopo 22 anni) risponde a chi gli chiede se è possibile, come chiedono alcuni partiti, che Monti possa essere candidato a un governo politico.

Una lista Monti? Non mi pare compaia, non la vedo. Non so che senso avrebbe perché sarebbe pur sempre una lista che presenta suoi candidati al Parlamento’, taglia corto Napolitano. ‘Bisogna vedere – aggiunge – quanti candidati diverrebbero parlamentari e quale sarà il peso di questa ipotetica lista – aggiunge il Capo dello Stato -. Concorrerà come tutti gli altri partiti alle consultazioni per l’incarico di formazione del governo. Avrà già in testa un nome? Benissimo. Vedremo quali altri nomi proporranno gli altri sulla base dei risultati elettorali. Poi il presidente della Repubblica deciderà’.

L’accordo sulla produttività siglato da tutte le sigle sindacali eccetto la Cgil ‘è comunque un fatto importante’. Ma ‘mi auguro che ci sia un riavvicinamento perché è importante che non manchi il contributo della Cgil’, ha aggiunto Napolitano.

Monti all’Italy Summit apre sulla patrimoniale, poi smentita da Palazzo Chigi

Il governo intende introdurre nel nostro Paese una tassa sul patrimonio ma, ha assicurato il premier Mario Monti intervistato dal Financial Times, ‘non verrà introdotta notte tempo’ e non dovrà ‘incentivare’ l’allontanamento dei capitali con una tassa non equa.

 

‘Vorrei sdrammatizzare la questione della tassa patrimoniale, esiste in alcuni paesi altamente capitalisti – ha detto – non verrà introdotta notte tempo in Italia, ci sono passi che stiamo verificando. Sì, vogliamo introdurre una tassa generalizzata sul patrimonio – ha proseguito Monti – ma non avendo gli strumenti non vorremmo incentivare un allontanamento dei capitali con un tassa non oculata. Il mio approccio è abbastanza laico – ha concluso – molto dipenderà da come funzionerà e da come verrà utilizzata’.

 

Gli interventi adottati dal governo per la lotta all’evasione fiscale ‘potrebbero apparire misure di guerra e in realtà lo è’, ha affermato il premier nel corso del suo intervento all’Italy Summit organizzato dal Financial Times. ‘Non può esserci una società civile che si basa sulla fiducia tra cittadini e Stato e viceversa senza un abbattimento dell’evasione fiscale’, ha aggiunto.

 

Poi la smentita da Palazzo Chigi. Il Presidente del Consiglio Mario Monti – si legge nella nota – non ha affatto annunciato un intervento di tassazione sui patrimoni. Dopo aver precisato di non essere pregiudizialmente contrario ad una modesta tassazione generalizzata del patrimonio, il Presidente – spiega ancora Palazzo Chigi – ha ricordato il contesto in cui il governo ha operato e i vincoli alle scelte in materia di imposizione fiscale, in particolare la mancanza di una base conoscitiva sufficientemente dettagliata e la necessità di evitare massicce fughe di capitali all’estero. Non essendo perciò realizzabile una tassazione generalizzata del patrimonio – si legge ancora nella comunicazione – il Governo nel dicembre 2011 è intervenuto, con l’approvazione di tutti i partiti della maggioranza, su varie componenti della ricchezza patrimoniale separatamente, con un risultato effettivo in qualche modo paragonabile. Tutto ciò – è la conclusione di tutto il ragionamento – Monti ha chiarito come spiegazione delle decisioni allora adottate, non come premessa di futuri interventi’.

‘Vorrei anche sdrammatizzare – ha proseguito il premier- la questione della tassa patrimoniale, che esiste in alcuni paesi estremamente capitalisti’. Su l’utilizzo di questo tipo di tassazione, Monti ha precisato che ‘molto dipenderà da come funzionerà e da come sarà usata’.

 

Bersani a Casini su Monti bis: ‘E’ da ricovero’

Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani (Photo credit: Wikipedia)

‘Chi pensa che con questa riforma elettorale si arrivi al Monti – bis è da ricovero. Ci sarebbe la palude e l’ingovernabilità. Lo tsunami, non per il pd , ma per l’Italia‘. Pier Luigi Bersani stronca così l’ipotesi di riforma della legge elettorale.

 ’Se non si garantisce la governabilità, noi ci metteremo di traverso. Dietro questa riforma c’è una logica furba del ‘muoia Sansone con tutti i filistei’, ma io sono fiducioso che si possa migliorare’. Bersani annuncia le barricate del Pd se la riforma elettorale in discussione non prevede un premio al primo partito.

‘Nel futuro Monti deve continuare a dare una mano, si discuterà con lui come. Certo, al prossimo giro ci vuole una maggioranza politica, poi il tasso di tecnicismo è sempre possibile. Non voglio il ritorno della politica politicante e ricordo che noi siamo quelli di Ciampi, di Padoa Schioppa’. Così Pier Luigi Bersani, in un incontro promosso da Left, torna a sostenere che il premier Mario Monti dovrà restare in politica.

‘Io partirei dal fatto che i ricchi devono pagare le tasse perché raddoppiare o triplicare lo zero non è un grande incasso’. Pier Luigi Bersani, risponde all’annuncio del presidente americano Barack Obama di voler alzare le tasse ai più ricchi. ‘Me la sono molto presa – aggiunge Bersani – con le Cayman e con i paradisi fiscali perché in questo momento la ricchezza sa dove andare e scappa mentre la povertà resta’.

‘Casini morirà di tattica. Io spero che metta la barra dritta a un certo punto e decida dove andare’. Pier Luigi Bersani, critica la mancanza di chiarezza della linea politica del leader Udc.

Al di la‘ delle battute – aggiunge il segretario Pd – in Europa ci sono fenomeni regressivi e populisti e poi fronti liberali che discutono con forze progressiste. Quando Monti è Hollande sono d’accordo, è un socialista che discute con un liberale con qualche venatura conservatrice’.

‘Ieri polemizzavo con Gasparri, anche un tecnico è un cittadino e può fare il ministro. Ma non ho prenotato nessuno, Vendola ci ha ricamato su’. Pier Luigi Bersani torna così sull’apertura fatta da lui ieri alla presenza di Elsa Fornero in un governo del Pd, suscitando la rabbia di Nichi Vendola.

‘Sull’art. 18 la soluzione trovata è di equilibrio. Poi il 2013 è un anno elettorale e quindi il referendum non si può fare. Ricordo poi che l’ultimo referendum sul lavoro lo ha votato il 24% dei cittadini. Bisogna riflettere sull’effetto boomerang del referendum’. Bersani, risponde sul referendum per ripristinare l’art. 18 promosso dalla sinistra e dall’Idv.

Il Pd si dovrebbe abituare a guardare con maggior rispetto gli amici – afferma Casini - Noi non siamo stati i sudditi di Berlusconi e non lo saremo con Bersani. Noi non siamo abituati a chinare la schiena’. Quanto alle ultime dichiarazioni del leader del Pd sul Monti bis, Casini replica: ‘Ebbene sì, sono da ricovero’ ma allora lo sono ‘anche molti nel Pd che la pensano come me’.

Il leader dell’Udc lo dice chiaro e tondo: ‘Bisogna mettere le carte in tavole con serietà. Ho letto che Grillo e Bersani contestano questa riforma elettorale. Gli rispondo: se vogliono tenersi il Porcellum lo dicano chiaramente. Dicano chiaramente -insiste – se ritengono giusto che con il 30% dei voti si prendono il 55% dei seggi. Mettere una soglia per accedere al premio di maggioranza è il minimo che si possa fare. Serve serietà – aggiunge Casini- le sceneggiate lasciano il tempo che trovano. Io in giro vedo una strumentalità preoccupante’.

‘Figuriamoci se vogliamo dei sudditi’, controreplica Bersani, però, ‘siamo italiani tutti, io, Casini e tutti gli altri. E dico a nome dell’Italia, non del Pd, che non possiamo sancire oggi l’ingovernabilità di domani. Questo è il tema e sono abbastanza fiducioso che Casini lo comprenderà.

Nichi Vendola (Sel) approva Bersani (‘Mi piace che abbia ribadito il concetto che non esiste un Monti bis’) e ci mette il carico: ‘Il tatticismo estenuante di Casini è ormai un vero genere letterario nella storia della politica italiana. Il fatto – spiega – che sia tornato in quella compagnia di giro Pdl-Lega-Udc che costruì il Porcellum e addirittura sia tornato lì per perfezionare il delitto, mi pare significativo’.

Secondo Vendola ‘siamo in una situazione scandalosa, l’idea che debbano modificare le regole del gioco per truccare la partita è insopportabile’. La frase del presidente del Senato sulla necessità di modificare il sistema elettorale ’è insopportabile’.

Interviene dal suo blog anche Antonio Di Pietro (Idv). Alla fine, scrive, anche Bersani ‘si è accorto del golpe che stanno tentando di fare con una legge elettorale pensata apposta per non far vincere nessuno e, così, tenere in piedi il governo dei non eletti per altri cinque anni’. Il leader Idv incalza: ‘Se questo non è un golpe, cos’è? Ma io credo che se questo tentativo di colpo di Stato, neanche più camuffato, andrà avanti, sarà necessario mettere insieme, in un fronte comune, tutte le forze (compresa quella parte del Pd che lavora per riunire il centrosinistra) che, con i cittadini e coloro che continuano a credere nella democrazia, vogliono riaffermare il rispetto della Costituzione e delle corrette regole elettorali. Altrimenti saremo tutti complici dell’assassinio della democrazia italiana.’

 ’Ci vuole un governo politico sorretto da una maggioranza politica. Abbiamo questo diritto-dovere’. Lo ha detto Pier Luigi Bersani nel corso della manifestazione promossa dal quotidiano ‘l’Unita” e dal settimanale ‘Left’ presso il teatro Eliseo e coordinata da Corrado Formigli. ‘Noi chiediamo anche che chi elegge meno donne abbia meno soldi di rimborso elettorale e che non si ripetano casi Scilipoti. Devono esistere solo i gruppi che si presentano alle elezioni’ conclude il segretario del Pd.

Pd, il segretario Bersani: ‘al prossimo congresso intendo finire lì’

English: Pier Luigi Bersani all'Assemblea nazi...

English: Pier Luigi Bersani all’Assemblea nazionale del PD (Photo credit: Wikipedia)

‘Non mi ricandiderò segretario. Credo che al prossimo congresso debba girare la ruota’. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, parlando con i giornalisti a margine della visita al nuovo campus universitario di Torino. ‘Le primarie stanno facendo bene al Pd e al Paeseha poi detto il segretario. È una scommessa vinta anche se sono faticose. E le consiglio a tutti’.

Io adesso – ha continuato Bersani – sono segretario fino al prossimo congresso. Le primarie, che non c’entrano con il congresso del Pd, sono fatte da tutti i progressisti per scegliere il candidato alla guida del governo del Paese.

L’anno prossimo ci sarà il congresso del Pd in forma apertissima e la notizia è – ha concluso – che io intendo finire li’.

E ancora Pierluigi Bersani apre a Matteo Renzi, sindaco di Firenze e suo avversario interno al partito: ‘Se diventerò presidente del Consiglio, darò un posto da ministro a Renzi’.

A chi gli chiedeva se ci sarebbe stato un posto per Renzi come ministro in un suo eventuale futuro governo, Bersani ha replicato: ‘Abbiamo un sacco di sindaci, che sono enormi risorse, certamente Renzi e tanti altri amministratori. Volete mica fare adesso il giochino del Governo?’.

‘Sia io che Renzi – ha spiegato – abbiamo detto le cose chiare e credo le pensi così anche Vendola: le primarie non si fanno per fare i bilancini. Le primarie servono per scegliere il candidato progressista’, ha spiegato Bersani, sottolineando: ‘Non ho nessun pregiudizio verso chi voterà Renzi o Vendola o altri. Basta capire che le primarie non sono un giochino per aggiustarsi, questo sarebbe umiliante’.

Il leader Sel, Nichi Vendola, ha chiesto chiarezza: il Pd deve ‘scegliere’ tra Udc e Sel. In un intervento sul suo blog, il governatore della Puglia ha scritto: ‘Ci sono troppe differenze di programma tra me e Casini. Ora il Pd e i suoi elettori devono decidere da che parte stare. Nella casa che voglio costruire, la casa del centrosinistra, non c’è Pierferdinando Casini. Abbiamo idee diverse su molte cose. Ma questo non significa che io non debba e non voglia confrontarmi con lui e con chi fa riferimento al suo universo valoriale’.

Alle primarie, ha concluso, ‘votando Bersani si sceglie ‘l’alleanza tra progressisti e moderati, dunque l’accordo con l’Udc, che metterebbe automaticamente la parola fine a molte nostre battaglie. Votando Renzi si vota la prosecuzione delle politiche del governo Monti’.

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