Genova: oggi i funerali delle vittime della Jolly Nero

Genova-Jolly neroQuando gli otto carri funebri arrivano in piazza San Lorenzo, tra la folla cala il silenzio. Restano sul sagrato alcuni lunghissimi minuti, circondati da migliaia di genovesi e dal picchetto d’onore della Marina militare. La banda della Capitaneria intona la marcia funebre, le campane della città suonano a lutto: Genova si stringe così intorno ai caduti sul lavoro della tragedia del sette maggio, quando la Jolly Nero andò a cozzare contro la Torre di controllo del Molo Giano. Poi, quando le bare, avvolte nel tricolore, vengono portate a braccia all’interno della cattedrale, la tensione e il dolore si sciolgono in un applauso lunghissimo, mentre dall’altare vengono pronunciati i nomi delle otto vittime: Francesco, Marco, Daniele, Davide, Giuseppe, Michele, Sergio Basso e Maurizio, mentre in porto ancora si cerca il corpo del sergente di Guardia Costiera Gianni Iacoviello. Vittime di una tragedia di fronte alla quale ‘il Paese s’inchina e invoca che mai più accada’, dice durante l’omelia il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova.

Migliaia i genovesi arrivati per dare l’ultimo saluto ai propri ragazzi: all’interno della Cattedrale e sulla piazza in tanti piangono. In tremila restano nella vicina piazza Matteotti, di fronte a Palazzo Ducale, per seguire la cerimonia davanti a un maxischermo. Genova dimostra così, ancora una volta, di essere una città viva, capace di sapersi unire di fronte alle tragedie più grandi. E il ricordo, per tanti, va immediatamente all’alluvione del quattro novembre 2011, quando nel capoluogo ligure persero la vita sei persone, tra cui due bambini.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la presidente della Camera Boldrini (‘È un momento triste per tutti noi e per l’Italia‘): in chiesa ci sono tutte le massime autorità. Papa Francesco ha mandato un telegramma che viene letto dall’altare. Un messaggio per esprimere ‘la sua profonda partecipazione al dolore che colpisce l’intera città e, mentre assicura fervide preghiere di suffragio per quanti sono tragicamente morti, invoca dal Signore una pronta guarigione per tutti i feriti’. Ma ci sono anche Ignazio, Stefano e Paolo Messina e Andrea Gais, armatori della Ignazio Messina spa.

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Festa della Repubblica: Napolitano annulla ‘per sobrietà’ il ricevimento al Quirinale

Napolitano 2 giugno Festa della RepubblicaIl 2 giugno prossimo, Festa Nazionale della Repubblica, Napolitano rivolgerà in tv l’abituale messaggio augurale e presenzierà come sempre alla rassegna militare. Ma, ‘per ragioni di sobrietà’ non si terrà, il giorno prima, il consueto ricevimento. Solo festeggiamenti ‘istituzionali’ anche nelle prefetture. Cosi’ il Quirinale.

‘Il 2 giugno prossimo, Festa Nazionale della Repubblica, il presidente Napolitano rivolgerà in televisione – afferma la nota della presidenza della Repubblica – l’abituale messaggio augurale a tutti gli italiani e presenzierà come sempre alla rassegna militare’.

‘Per ragioni di sobrietà e di massima attenzione al momento di grave difficoltà che larghe fasce di popolazione attraversano, non avrà invece luogo il tradizionale ricevimento del 1 giugno riservato alle autorità istituzionali, a esponenti della società civile e ai Capi missione delle Rappresentanze Diplomatiche in Italia‘.

‘Nel pomeriggio del 2 giugno saranno invece aperti, come di consueto, ai cittadini i giardini del Quirinale‘. ‘Nei capoluoghi di provincia, le Prefetture – conclude la nota – renderanno omaggio in termini strettamente istituzionali alla ricorrenza della Festa della Repubblica‘.

Le reazioni
Ventitré deputati di Sinistra Ecologia Libertà hanno presentato oggi, a un mese dalla parata del 2 giugno, una mozione parlamentare con la quale si chiede l’annullamento della parata e la destinazione delle risorse risparmiate alle misure contro la crisi e per il lavoro. ‘Apprezziamo il gesto del presidente Napolitano ma proprio per questo ci appare assurdo spendere milioni di euro per far sfilare carri armati e altri mezzi militari quando il paese attraversa una crisi così grave e non ci sono risorse nemmeno per assicurare i servizi fondamentali ai cittadini.

Meglio sarebbe destinare queste risorse agli ammortizzatori sociali, per gli asili nido o ai servizi per gli anziani non autosufficienti’. Lo affermano Claudio Fava e Giulio Marcon di Sinistra Ecologia Libertà, tra i firmatari della mozione. La parata di quest’anno costerà diversi milioni e nonostante le molte richieste provenienti dalle associazioni e dalle campagne della società civile, nessun segno di ripensamento si avverte da parte del governo e della Presidenza della Repubblica.

‘Con questa iniziativa – continuano Fava e Marcon – vogliamo anche ricordare che dobbiamo cambiare il nostro modello di difesa che deve essere rispettoso dell’art. 11 della nostra Costituzione’. ‘E’ possibile festeggiare in un altro modo la festa della Repubblica: quel giorno molti deputati di Sinistra Ecologia Libertà andranno a visitare i progetti che vedono impegnati i ragazzi e le ragazze in servizio civile che con questo impegno – concludono Fava e Marcon – forniscono un importante aiuto ai bisogni sociali del paese’.

‘Il segnale di sobrietà dato dal presidente Napolitano per il 2 giugno è positivo. Pensiamo ora a come rendere più sobria la parata del 2 giugno, coinvolgendo anche il mondo dell’associazionismo’. Lo afferma Edoardo Patriarca, deputato del Pd. ‘La crisi impone a tutti profili diversi – continua Patriarca – E ricordiamo che l’Italia nel mondo è rappresentata anche da una serie di soggetti del volontariato, che in questi anni di crisi sono stati un punto di riferimento per tanti’.

‘Napolitano annulla il ricevimento al Quirinale del primo giugno per sobrietà. Si vuole cancellare anche la tradizionale parata del 2?’ E’ quanto scrive Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, in un tweet.

Primo maggio, Laura Boldrini in Sicilia: ‘L’emergenza lavoro rende la vittima carnefice’. Lancio di uova a Torino

MayDay‘L’emergenza lavoro’ fa sì che ‘la vittima diventi carnefice, come purtroppo è successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi‘: è quanto dice la presidente della Camera, Laura Boldrini, auspicando dal governo ‘risposte tempestive all’emergenza delle emergenze’.

Boldrini ribadisce che ‘non è accettabile l’indifferenza all’emergenza nazionale, che è il lavoro. Una situazione in cui gli adulti lo perdono, i giovani perdono la speranza di trovarlo. La disperazione si diffonde e prende troppe volte la forma della violenza’. Per questo, aggiunge, ‘dal governo, che è nella pienezza dei propri poteri, si attendono risposte tempestive. Bisogna restituire dignità al lavoro. E di lavoro non si deve morire: è inaccettabile la frequenza degli incidenti sul lavoro e non solo in Italia‘, conclude, facendo riferimento al recente incidente avvenuto in Bangladesh dove hanno perso la vita tanti lavoratori ‘che producevano abbigliamento per le griffe del mondo ricco’. E allora, secondo Boldrini ‘questo primo maggio è la festa per la dignità che il lavoro deve ancora vedersi riconoscere’.

La presidente della Camera si è anche soffermata sul tema delle stragi: ‘In un Paese democratico non è accettabile che ci siano ancora troppe ombre e troppi silenzi su stragi come quelli di Portella della Ginestra‘.

Lo ha detto deponendo una corona di fiori al Sasso di Barbato, dove si consumò il primo maggio ’47 la strage di braccianti per mano della banda di Salvatore Giuliano. ‘Bisogna togliere – puntualizza – ogni velo e ogni segreto sulla lunga catena di stragi che ha insanguinato la vita della Repubblica. Senza un pieno accertamento della verità – conclude – non è possibile riconoscersi in un terreno di valori e di memoria condivisa’.

Sul tema del lavoro, interviene anche il nuovo titolare del dicastero dedicato, Enrico Giovannini. Che pensa a eventuali modifiche alla riforma Fornero: ‘E’ stata disegnata in modo molto coerente per una economia in crescita, ma può avere problemi per un’economia in recessione. Bisogna capire cosa modificare, ma il mercato del lavoro ha bisogno di stabilità delle regole. Occorre rimettere in movimento interi settori economici fiaccati dalla peggiore crisi economica della storia del nostro Paese’.

Giovannini ha aggiunto di vedere comunque ‘segnali importanti’ come la manifestazione unitaria tra i sindacati. In proposito ha informato di aver già contattato i segretari generali e le associazioni professionali per ‘mettersi subito al lavoro e dare concretezza alle misure da prendere’. Ha poi citato un passaggio del documento dei cosiddetti saggi dove si sottolineava come ‘eventuali economie realizzate, dovevano andare a sostenere le famiglie in difficoltà’. Perché c’è da non dimenticare, ha concluso, che ‘solo una crescita sostenibile può dare lavoro duraturo’.

Il neoministro del Lavoro ha poi sottolineato: ‘Il Governo appena costituito ha individuato nel lavoro l’aspetto centrale del proprio programma. Nel giorno della Festa del Lavoro desidero unire la mia voce a quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, nel suo messaggio per la ricorrenza odierna, ha sottolineato come il Primo Maggio sia non solo la festa dei lavoratori, ma anche, e più che mai, il giorno dell’impegno per il lavoro. Le grandi difficoltà che sta oggi vivendo il nostro Paese non devono scoraggiarci nella ricerca di risposte alla domanda di futuro’.

E anche il premier Letta, impegnato nel suo tour europeo, è tornato sui temi dell’occupazione. ‘Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo’.

‘Priorità lavoro’, con questo slogan i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono a Perugia per la manifestazione nazionale del Primo maggio. ‘Tutte le risorse disponibili, a partire da quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, siano dedicate alla redistribuzione del reddito da un lato e alla creazione di lavoro dall’altro’, questa la richiesta del segretario della Cgil Camusso. ‘Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire’.

Occorre un impegno’straordinario’ e da parte di tutti per difendere l’occupazione e frenare la disoccupazione, è invece l’appello del leader della Cisl Bonanni, che dalla piazza del Primo Maggio a Perugia insiste sulla priorità del lavoro e sulla urgenza di abbassare le tasse sui lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che investono ed assumono. ‘Il nostro impegno – continua – è chiamare tutti i lavoratori a raccolta per affrontare con coraggio una situazione che non si affronta con scaricabarili. Chiediamo all’Italia, alla classe politica di cambiare, di non dedicarsi ai litigi ma di occuparsi dei fondamentali dell’economia, delle questioni concrete’. Anche secondo Angeletti della Uil, ‘la priorità del Paese è creare posti di lavoro, riducendo le tasse: non è l’unica soluzione, ma è quella che abbiamo a disposizione oggi’. E continua: ‘O si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà’ e affonderà ‘se non cambiamo la politica economica’.

Intanto a Torino lancio di uova cariche di vernice nera da parte di un gruppo di persone finora non identificate contro lo spezzone del Pd al corteo del Primo maggio. Il lancio sarebbe partito da alcuni giovani del centro sociale Askatasuna e si è verificato nella parte terminale del lungo serpentone che si è snodato in via Po, lontano dunque dalla zona in cui si trovano il sindaco Piero Fassino e altri esponenti politici. Le uova hanno colpito personale delle forze dell’ordine.

‘Fuori il Pd dal corteo’,'inciucio’ e ‘no alla casta’ sono alcuni degli slogan.

Fassino è stato contestato più avanti in piazza Castello da gruppi di attivisti No Tav, Cub e No Inceneritore, che hanno fischiato al passaggio del primo cittadino. Fassino, all’arrivo in piazza San Carlo, è stato avvicinato da alcuni ragazzi vestiti da clown, mentre durante il suo intervento dal palco da un piccolo gruppo di persone si sono levate grida ‘buffone’ e ‘vergogna’. Alla fine delle celebrazioni, un folto gruppo di giovani molti dei quali vestiti di nero e con il volto coperto dalla maschera bianca di Anonymous, sono saliti sul palco da cui sino a pochi minuti prima avevano parlato le autorità (e che era stato già lasciato libero) e hanno srotolato striscioni e sollevato cartelli. Nel capoluogo piemontese un gruppo di autonomi ha anche srotolato uno striscione con l’immagine di Luigi Preiti, l’uomo responsabile della sparatoria davanti a Palazzo Chigi, e di una coppia di Macerata suicida per debiti. Sotto le fotografie la scritta ‘il primo maggio è per voi‘.

Milano nel corteo per la festa del Primo maggio si sono levate grida e slogan contro l’ex ministro Elsa Fornero. Diversi gli striscioni e i cartelli per denunciare la sempre più pesante disoccupazione. A Bologna una trentina di persone – giovani di Rifondazione comunista e dei centri sociali – ha contestato il presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi, ospite di Cgil Cisl e Uil alle celebrazioni del Primo maggio in piazza Maggiore. Appena ha iniziato a parlare in una tavola rotonda, Vacchi è stato contestato al grido di ‘vai a casa’, ‘ladro ladro’, ‘buffone buffone’.

Sparatoria davanti a Palazzo Chigi, feriti due carabinieri e una passante, uno è grave

SPARI P. CHIGI: UN CC FERITO AL COLLO, UNO ALLA GAMBAAlcuni colpi di pistola sono stati sparati intorno alle 11.40 davanti a Palazzo Chigi a Roma, proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Due carabinieri sono stati feriti. Uno è grave ed è ricoverato all’Umberto I con una ferita al collo, l’altro, ferito a una gamba, era dentro la garitta di guardia.

 L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, un calabrese di Rosarno, forse con precedenti penali, vive ad Alessandria in Piemonte e ha 49 anni. E’ arrivato in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare, cinque o sei colpi. Anche lui poi è stato ferito nella successiva sparatoria. Ora si trova ricoverato al San Giovanni. Ma si cercano altre persone che potrebbero aver partecipato all’attentato. L’uomo è stato immobilizzato da altri carabinieri e portato in caserma.Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

Intorno alle 11.30 l’uomo è arrivato all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo Wedekind sede del quotidiano Il Tempo, in piazza Colonna. L’uomo a freddo ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. ‘Sparava come se fossero birilli‘, racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto ‘gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi’. Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.

Luigi Preiti, non ha precedenti penali. Lo si apprende da fonti investigative. L’uomo ha agito da solo. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, dalle prime verifiche effettuate sembra che Luigi Preiti, autore della sparatoria davanti palazzo Chigi, non avesse alcuna licenza per il porto d’armi.

E’ stata ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Secondo chi ha assistito alla scena l’uomo ha sparato all’improvviso senza lasciare il tempo di un qualsiasi preavviso. Non ci sono state né urla né minacce prima dei colpi, viene riferito.

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Nei pressi della camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due carabinieri è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

I volti dei nuovi ministri sono passati dalla gioia, all’incredulità poi allo sgomento appena appresa la notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi durante la loro cerimonia del giuramento al Quirinale.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente fatto il punto con il ministro Alfano sulla sparatoria davanti palazzo Chigi. Il governo è stato avvertito dopo il giuramento, a cui non sono seguiti festeggiamenti. Dopo la prima presa di visione, Letta è andato palazzo Chigi per il passaggio delle consegne con Monti e per il primo Cdm.

‘A naso penso sia il gesto compiuto da uno squilibrato‘. E’ quanto risponde ai giornalisti che gli chiedono informazioni sulla sparatoria davanti palazzo Chigi, il neo ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri uscendo dal Quirinale al termine della cerimonia di giuramento. A chi le chiede: ‘Dunque nessuna regia?’ il ministro replica: ‘Credo proprio di no, spero si tratti di un fatto isolato ma dobbiamo ancora appurare le esatte dinamiche dell’evento anche se non è più un compito che spetta al mio dicastero’.

Alla domanda se avesse dato consigli al nuovo ministro dell’Interno Alfano, a capo di un dicastero ricoperto fino a ieri da lei stessa, Cancellieri ha replicato: ‘Assolutamente no, non è nella mia natura dare consigli, ma sicuramente ci vedremo presto’.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto che non si tratta di un atto di terrorismo: ‘È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il ‘Palazzo’, come se fosse da abbattere’.

La Procura di Roma intende chiedere la convalida dell’arresto, al momento, per i reati di tentato omicidio, lesioni gravissime e detenzione illegale di armi. L’uomo è stato bloccato da carabinieri del sesto battaglione Toscana, di servizio nell’area. Le sue ferite sono conseguenza della colluttazione con i militari che lo hanno bloccato. I due carabinieri feriti sono un brigadiere e un appuntato e non hanno risposto al fuoco, mentre la passante, in stato di gravidanza, sarebbe stata colpita da alcune schegge, secondo quanto riferisce il 118. La donna è stata ricoverata con ferite lievi all’ospedale Santo Spirito. La donna stava passando in piazza Colonna insieme al marito e al figlio, i quali in seguito alla sparatoria sono caduti a terra riportando contusioni lievi: il bambino avrebbe preso una botta al volto. Anche loro sono stati trasferiti insieme alla donna all’ospedale.

Luigi Preitinon è uno squilibrato, non ha mai sofferto di patologia psichiatriche’: lo ha detto all’ANSA il fratello Arcangelo. ‘Siamo allibiti, non sappiamo spiegarci quel che è potuto accadere’.

‘Preiti non mi risulta sia mai stato segnalato ai servizi sociali del Comune’. Lo ha detto il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Dalle notizie che ho potuto acquisire – ha aggiunto Tripodi – al momento Preiti non viveva a Rosarno e tornava in paese solo in estate’.

Chi sono i due carabinieri
I carabinieri feriti dall’attentatore davanti a Palazzo Chigi sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30. Sia il brigadiere sia l’appuntato sono effettivi al Battaglione Toscana.

Quattro uomini del Ris con tute bianche, stanno lavorando davanti palazzo Chigi, all’angolo con la sede del quotidiano ‘Il Tempo’ hanno recuperato la pistola usata per sparare contro i due carabinieri.

Il pm della procura di Roma, Antonella Nespola, è arrivata all’ospedale San Giovanni dove sono ricoverati l’attentatore di palazzo Chigi e uno dei due carabinieri feriti, quello meno grave. Entrando dal pronto soccorso il magistrato non ha rilasciato dichiarazioni.

A sparare contro due carabinieri oggi di fronte a Palazzo Chigi è stato un disoccupato di 49 anni, in quello che dai primi accertamenti appare un gesto isolato.

Lo ha detto oggi il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano in sala stampa a Palazzo Chigi al termine del primo Consiglio dei ministri presieduto dal premier Enrico Letta.

‘Il tragico gesto criminale è stato operato da un disoccupato di 49 anni, che ha manifestato subito dopo l’intenzione di volersi suicidare, ma non ha potuto farlo perché il caricatore era ormai scarico’, ha detto Alfano ai media.

‘Da un primo esame, la vicenda può essere ricondotta ad un gesto isolato, sul quale sono in corso ulteriori accertamenti’.

La sparatoria, secondo il ministro, non è sintomatica di un rischio sicurezza per l’Italia.

‘La situazione generale nel Paese non desta preoccupazioni, ma sono stati rafforzati i controlli presso gli obiettivi a rischio’.

‘L’uomo ha esploso sei colpi – ha proseguito Alfano nella sua ricostruzione -, due hanno colpito il brigadiere Giangrande, che si trova ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma: la prognosi è riservata e ci sarà un bollettino nelle prossime ore’.

Il secondo ferito, ‘il carabiniere scelto Negri, ha ferite da arma da fuoco in entrambe le gambe, ed è in condizioni migliori (del primo)’.

Il brigadiere Giuseppe Giangrande è ricoverato in prognosi riservata per una ferita al collo, mentre il carabiniere scelto Negri è ferito gravemente alla gamba e non è in pericolo di vita. Ha riportato solo una ferita alla gamba. ‘Una frattura – riferiscono fonti sanitarie dell’ospedale San Giovanni – che i medici stanno sistemando’.

Più grave la situazione del suo collega, sottoposto a intervento chirurgico. ‘Il paziente Giangrande Giuseppe è giunto in codice rosso all’Umberto I. Il foro d’entrata del proiettile è stato localizzato nella regione laterale del collo a sinistra. Il proiettile è stato estratto e c’è una lesione alla colonna vertebrale a livello cervicale importante. Sono in corso accertamenti’, hanno detto i medici. Giangrande vive a Prato, è vedovo da due mesi e ha una figlia di 23 anni. E’ di origini siciliane. Il collega Negri, è del Sesto battaglione carabinieri Toscana, dove è arrivato nel 2009. Prima era in servizio in una stazione in Lombardia. Negri ha 30 anni, è celibe ed è originario di Torre Annunziata. ‘Sto correndo a Roma da mio figlio’, ha detto la madre di Negri, dopo aver saputo dell’aggressione. In ospedale è arrivata anche la compagna di Negri.

‘E’ un ragazzo forte’, ha detto il direttore sanitario Gerardo Corea parlando con i giornalisti. ‘Quando l’hanno portato in ospedale si preoccupava delle condizioni del collega, non delle sue. Chiedeva solo notizie dell’altro militare ferito questo è un vero carabiniere’. Oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha visitato con il ministro della difesa Mario Mauro i due agenti colpiti questa mattina a piazza Colonna.

Al San Giovanni si trova anche l’uomo che ha sparato, Luigi Preiti. Il battaglione dei due carabinieri è il corrispettivo del Reparto Mobile della polizia. E’ stata invece ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Chi è Cécile Kyenge, prima ministro di colore a occuparsi di Integrazione

KyengeCécile Kyenge Kashetu è un medico oculista italiano, nata nella Repubblica democratica del Congo nel 1964. Eletta alla Camera nelle elezioni di febbraio, è stata nominata da Enrico Letta ministro per l’Integrazione dopo essere stata responsabile delle politiche dell’immigrazione del Partito democratico in Emilia Romagna.

Da sempre è in prima linea per i diritti dei migranti e per quello di cittadinanza: leggi la sua intervista al blog ‘La città Nuova’ del 26 marzo. Tra le sue battaglie da attivista, la libera circolazione, una nuova legge sulla cittadinanza e l’abrogazione della Bossi-Fini. Dal settembre 2010 è portavoce nazionale della rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani.

‘IL SEGNO DEL CAMBIAMENTO’ - Kyenge, primo ministro di colore in un governo italiano, ha accolto questa nomina, da parte di Enrico Letta, come ‘una decisione che segna il passo decisivo per cambiare concretamente l’Italia e il modo di vedere un’integrazione che è già presente nel Paese‘. Dopo aver espresso la sua soddisfazione e il suo ringraziamento il ministro per l’Integrazione ha spiegato: ‘Il mio percorso è merito di un lavoro svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del Partito Democratico: io sono la portavoce di una politica fatta all’interno del partito, ma che è frutto di un lavoro comune che raccoglie anche le istanze e le forti richieste della società civile che in questo momento chiede a gran voce una nuova legge sulla cittadinanza’. La stessa Livia Turco si è detta ‘profondamente emozionata’.

Su Twitter Cécile Kyenge

Governo: domani il giuramento del nuovo esecutivo di Letta premier

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Il presidente del Consiglio incaricato Enrico Letta dovrebbe sciogliere la riserva sulla formazione del nuovo governo domani, e sempre domani ci potrebbe essere il giuramento del nuovo esecutivo.

Lo riferiscono fonti vicine al presidente incaricato.

Secondo le stesse fonti domenica il neo presidente si prenderebbe una pausa per preparare il discorso programmatico da pronunciare alle Camere lunedì.

Letta, è stato a colloquio con il capo dello Stato Giorgio Napolitano per circa due ore questa mattina al Quirinale, e a seguire si è recato a Palazzo Chigi da Mario Monti.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ’ha ricevuto questa mattina al Quirinale il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, che lo ha informato sullo svolgimento dell’incarico ricevuto’, si legge nella nota del Colle.

La giornata di oggi, ha detto lo stesso Letta, è dedicata a ‘fare la sintesi’ delle posizioni ascoltate ieri.

Fonti di Montecitorio dicono intanto che questa sera si terrà la capigruppo che dovrebbe servire solo per esaminare la richiesta del presidente Giancarlo Giorgetti di fare slittare la riunione della commissione speciale da lunedì a martedì.

Nel frattempo il leader del Pdl Silvio Berlusconi è rientrato dal viaggio a Dallas negli Stati Uniti ed ha subito riunito a palazzo Grazioli un vertice di partito per esaminare l’evoluzione della formazione del nuovo governo.

Si susseguono intanto le indiscrezioni sui nomi che entreranno a far parte dell’esecutivo, ma nessuna delle voci ha avuto finora alcuna conferma autorevole.

Il governo nascerà e sarà un buon governo. Matteo Renzi, intervistato da Skytg24, non si sbilancia sulla durata dell’esecutivo, ma si dice ottimista: ‘sono l’ultimo a poter dire quanto durerà, spero che il governo lavori e lavori nell’interesse dell’Italia. Dopo lo 0 a 0 delle elezioni sono 60 giorni che stiamo fermi.

La scelta di indicare Letta come premier mi sembra un’ottima soluzione. Lui è capace di tenere insieme le varie anime di questo strano raggruppamento, credo che l’obiettivo sia che il governo nasca velocemente e affronti i problemi degli italiani’. Per Renzi ‘i rischi ci sono sempre, si mantiene la stessa maggioranza che governa da un anno e mezzo. Io sogno il momento in cui centrosinistra e centrodestra si confrontano, uno vince e l’altro perde e si fa il presidente del Consiglio subito‘. ‘Oggi la situazione è abbastanza in divenire. Letta ha tutte le condizioni per superare difficoltà e insidie, non sarà facile, ma penso che possa prevalere il buon senso. In tutto il mondo quando ci sono i pareggi si fa un governo di larghe intese.’

Matteo Renzi sceglie la linea morbida e frena sulle espulsioni dal Partito democratico per chi non dovesse votare la fiducia al Governo. In un’intervista a Sky Tg24, il sindaco di Firenze risponde agli intransigenti – da Dario Franceschini a Debora Serracchiani, a Francesco Boccia – che dopo la bocciatura di Prodi si sono scagliati contro i franchi tiratori: ‘Se dovessimo trovarci di fronte alla medesima situazione – aveva detto Serracchiani – io vorrei davvero che questi franchi tiratori si palesassero, si presentassero e naturalmente uscissero dal mio partito perché non credo che ci siano le condizioni per andare avanti insieme’.

‘SE MANCA LA FIDUCIA È UN PROBLEMINO’ - Renzi si sente in disaccordo con la neogovernatrice del Friuli Venezia Giulia: ‘L’idea che già qualcuno dica a prescindere ‘non ti voto’ mi sembra sbagliata. Invito ad ascoltare ciò che Letta dirà in Parlamento, poi i dirigenti del Pd cercheranno di capire le ragioni del dissenso’. Prematuro quindi, dice il sindaco, ‘dire oggi ‘io non ti voto’. Credo che la stragrande maggioranza lo voterà. Se qualcuno non lo facesse, ci saranno le sedi opportune per fare questa discussione’. E ha aggiunto: ‘è evidente che se non si vota la fiducia è un problemino’.

Ma questa presunta compattezza viene smentita da diversi diretti interessati. Sandro Gozi - uno dei rappresentanti dell’area del dissenso vuole ‘capire come verrà formato il governo e per fare cosa. Se fosse la somma di un pezzo dell’ultimo governo Berlusconi e di un pezzo dell’ultimo governo del centrosinistra non risponderebbe neppure al monito di Napolitano che chiede di avviare un nuovo ciclo politico’. Anche Laura Puppato precisa: ‘Non so da cosa desume tutte queste informazioni Renzi…’. Secondo la senatrice, ospite di ‘Un giorno da pecora’ su Radio2, sarebbero ‘credo una ventina’ i dissidenti. Pippo Civati li quantifica addirittura in una cinquantina: ‘Sono quelli a disagio, quelli che invece si manifesteranno sono la metà’, ha spiegato alla trasmissione. E a chi gli chiede se, rischiando l’espulsione, queste sono le sue ultime ore nel Pd? ‘Potrebbe essere uno degli ultimi giorni del Pd, più che altro: se vota un governo con esponenti politici ‘ingombranti’, rischia di morire’.

 Renzi in ogni caso si era detto certo che ‘il governo nascerà e sarà un buon governo’. Non si è sbilanciato sulla durata dell’esecutivo, ma è parso ottimista: ‘sono l’ultimo a poter dire quanto durerà, spero che il governo lavori e lavori nell’interesse dell’Italia’. In sintesi, la scelta di indicare Letta come premier gli è piaciuta: ‘Mi sembra un’ottima soluzione. Lui è capace di tenere insieme le varie anime di questo strano raggruppamento, che costituisce la base di questo governo di servizio; credo che l’obiettivo sia che il governo nasca velocemente e affronti i problemi degli italiani’. ‘Quello di Letta – ha aggiunto Renzi – sarà un bel governo perché lui conosce tanta gente di valore in giro per l’Italia che può dare una mano’.

‘COSE CONCRETE PER ARGINARE M5S’ - A una domanda sulla segreteria Dem, Renzi aveva poi glissato: ‘Troppo presto per ragionarci’. Piuttosto, chiede che si facciano ‘cose concrete’ per arginare il M5S di Grillo. ‘A me ieri è piaciuto Enrico con i 5 Stelle. È stato deciso – ha proseguito -. Negli ultimi due mesi il M5S ha avuto una sorta di santificazione da parte di alcuni politici e alcuni media. Ma se incalzato sulle cose da fare, perderà consenso’. In ogni caso, il nuovo esecutivo dovrà avere queste priorità: ‘Occupazione, diminuzione dei costi della politica, eliminazione del finanziamento pubblico dei partiti, diminuzione del numero dei parlamentari’.

Il 25 aprile in tutta Italia: Napolitano, ‘la memoria è fondamentale, impariamo dalla Resistenza’

25aprile_napolitano_corona_altare_patriaAd aprire la giornata di commemorazioni – per il 68esimo anniversario della Liberazione – è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano che accolto con un grande applauso della folla, ha deposto la corona all’altare della Patria a Roma. Una cerimonia sobria davanti a tutte le autorità civili, politiche e militari; erano presenti, i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Al termine della cerimonia, prima di lasciare piazza Venezia per dirigersi in via Tasso, dove ha inaugurato il nuovo allestimento che ricorda le vittime delle torture naziste, Napolitano ha salutato le associazioni dei militari in congedo che lo hanno ringraziato per aver nuovamente accettato l’incarico di Capo dello Stato. ‘Nei momenti cruciali per il Paese in tempo di crisi la memoria è fondamentale. Venendo in posti come questi, c’è sempre molto da imparare sul modo di affrontarli: serve coraggio, fermezza e senso dell’unità, che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza‘, ha detto lasciando il Museo della Liberazione dove è stato accolto da un coro di bambini che ha cantato per lui ‘Bella Ciao‘ e l’Inno nazionale.

Grasso contestato. A Marzabotto, teatro della strage che si consumò nel settembre del 1944 con l’uccisione da parte delle milizie nazifasciste di 800 persone per rappresaglia contro i partigiani della Brigata Stella Rossa, è stato contestato il presidente del SenatoPietro Grasso. ‘Accetto la contestazione – ha detto Grasso – però dopo dobbiamo sbracciarci insieme per costruire qualcosa’.

Molti i politici mobilitati per le manifestazioni, in tutta Italia. Compresi i parlamentari del M5S, che hanno però deciso di essere presenti alle cerimonie come semplici cittadini, non in prima fila né sui palchi. ‘Penso che siano atteggiamenti di elitarismo, di chi si vuole sempre distinguere’, ha commentato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Toni provocatori invece per Grillo che sul suo blog ha commentato: il 25 aprile è morto, scrive. ‘Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto’, si legge nel lungo post dedicato all’anniversario della Liberazione, che conclude: ‘Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere’.

I Cinque Stelle sono rimasti nei cortei, tra la gente. Quasi tutti. A Reggio Emilia, accanto al presidente dell’Anci e sindaco della città Graziano Delrio, c’erano anche le due parlamentari del Movimento di Reggio, Maria Edera Spadoni (deputato) e Maria Mussini (senatore). ‘Siamo qui contro il governo dell’inciucio, la nuova resistenza siamo noi’, ha spiegato la senatrice Mussini. ‘I nuovi partigiani siamo noi. Non in quanto parlamentari ma come cittadini che vogliono partecipare’, ha aggiunto.

Come stabilito invece Roberta Lombardi che, zaino sulle spalle, ha assistito alla cerimonia in mezzo alla gente. ‘La liberazione vera’, ha detto Lombardi, ‘sarebbe la liberazione dagli inciuci, dalla vecchia politica, dai partiti. Quanti morti per questo Paese e quanta indegna classe politica che sta facendo finta di ricordare quei morti. E’ una cosa che fa male’. Con lei a piazza Venezia anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e Roberto Fico.

Questa mattina, in una pausa delle consultazioni in corso alla Camera dei Deputati con le rappresentanze parlamentari, invece il Presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, si è recato in visita al Sacrario delle Fosse Ardeatine. ‘Ho sentito il bisogno, la necessità – ha detto – di rendere omaggio alla memoria di quanti si sono battuti e sacrificati per la liberazione dell’Italia e per la democrazia’.

Roma è stata movimentata da una serie di manifestazioni, maratone e strade chiuse per le biciclette dalla mattina a mezzanotte. I partigiani dell’Anpi hanno sfilato dal Colosseo al Campo Boario. Pedalate nei luoghi storici della Resistenza e cortei di studenti.

Milano il tradizionale corteo da porta Venezia a piazza Duomo e la successiva manifestazione sono state chiuse dall’intervento di Boldrini, che ha tenuto un’orazione commemorativa anche a Genova. In piazza Duomo, dietro lo striscione dell’Anpi, la presidente della Camera in ha cantato ‘Bella Ciao’ insieme agli ex partigiani.

Il 25 aprile ‘non è solo memoria, ma attualità’, ha sottolineato l’Arci, che assieme all’Associazione nazionale partigiani ha organizzato iniziative in tutta Italia. A Bologna organizzati molti eventi, dalle camminate in varie zone della città, alla deposizione delle corone.

In Sicilia, lo striscione dell’Anpi ha aperto la ‘marcia per la libertà’ con la scritta: ‘Noi siamo partigiani della Costituzione”. Prima il ricordo, al Giardino Inglese, dei martiri di Cefalonia, con il sopravvissuto Giuseppe Benincasa, il coordinatore dell’Anpi Ottavio Terranova e il sindaco Leoluca Orlando. Sulle note di un violino sono rievocati i nomi del caduti. Sventolano le bandiere partigiane, dei sindacati, dei partiti di sinistra e dei ‘No-Muos‘ che a Niscemi, invece, oggi presidiano la base. Sessantotto anni dopo la Liberazione, 120 dopo i Fasci siciliani. Per tutta la giornata comitati, famiglie e mamme No Muos hanno deciso di occupare l’area con dibattiti, passeggiate lungo i sentieri vicini e mostre. Di ieri la notizia che il ministero della Difesa ha impugnato davanti al Tar Palermo la revoca da parte della Regione delle autorizzazioni relative al Muos.

In Toscana è stato Matteo Renzi a prendere la parola, questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per commemorare il 68° anniversario della Liberazione.  “Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare”, ha detto a Firenze parlando dell’incarico affidato a Enrico Letta. “Io e all’amministrazione fiorentina saremo al suo fianco per mettere fine ad una delle pagine più brutte inconcludenti della nostra storia”.

Il sindaco, come era già successo nel 2010, ha scelto di intervenire in prima persona, senza affidare l’orazione ufficiale del 25 aprile a un ospite illustre come era avvenuto, negli anni passati, col giudice della Corte costituzionale Paolo Grossi (2012), il cardinale Silvano Piovanelli (2011), l’allora presidente della Regione Claudio Martini (2009) o la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti (2008).

Parma la giornata di eventi è iniziata con il corteo ufficiale e la deposizione delle corone ai monumenti al Partigiano e ai Caduti, il discorso delle autorità in piazza Garibaldi, per concludersi con il concerto: sul palco Meg (ex 99 Posse), Maria Antonietta e la band spagnola Pegatina.

Torino duemila persone hanno sfilato da piazza Arbarello, per via Cernaia fino a piazza Castello per la fiaccolata del 25 aprile. Il sindaco Piero Fassino in testa, insieme all’assessore comunale alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, e il consigliere regionale del Pdl Giampiero Leo. Tra la folla, le bandiere di Cgil, Cisl, Uil, No Tav e ancora, Anpi, Pd e Fiom. In corteo anche tante famiglie con bambini. Durante il suo discorso il sindaco è stato contestato e  interrotto dai fischi di un gruppo di antagonisti che hanno anche esposto cartelli di protesta.

‘Pdl fascista’ e i berlusconiani si dissociano: Vendola incendia il 25 aprile

vendola-interna-nuovaPdl fascista‘ e i berlusconiani si dissociano dalla cerimonia del 25 aprile celebrata a Bari. Ad incendiarla, da Milano, il governatore Nichi Vendola con una dichiarazione al vetriolo con la quale ha accostato i berlusconiani ai fascisti. ‘Se avessimo dovuto ispirarci all’esperienza del Cln erano altri gli alleati da cercare, nel Comitato di liberazione nazionale c’erano tutte le forze tranne una: i fascisti’.

Parole ritenute inopportune dal Pdl barese che, pochi minuti dopo, ha deciso di reagire alle ‘dichiarazioni indegne e oltraggiose del presidente Vendola, che ha definito il Pdl come un nuovo fascismo‘. Per questo il vicepresidente della Provincia di Bari, Nuccio Altieri (Pdl), ‘ha deciso di non prendere parte alla cerimonia commemorativa del 25 aprile al Sacrario di Bari, per non sfilare al fianco del delegato del presidente Vendola’.

‘In una giornata tanto importante e significativa per il nostro Paese – ha scritto in una nota Altieri – in cui si celebrano i valori dell’unità nazionale, della libertà e della democrazia, non si può accettare, né tollerare da un alto rappresentante delle istituzioni come il presidente della Regione, Nichi Vendola, un attacco tanto indegno quanto becero ad uno dei maggiori partiti politici italiani. Per questo – conclude – non avrei mai potuto depositare una corona d’alloro al fianco del delegato del presidente Vendola, che ancora una volta non ha perso occasione per fare una brutta figura e rovinare questa importante festa’.

Su Twitter: #25aprileBuon 25

Governo: Enrico Letta alle consultazioni

Enrico-Letta-770x489Enrico Letta ha avviato a Montecitorio il suo giro di consultazioni da presidente del Consiglio incaricato. Berlusconi, che in questi giorni si trova negli Stati Uniti, dice che ‘fare un governo è più importante che scegliere chi lo guidi: ‘Non ne facciamo un problema di nomi – ha detto il leader del Pdl a Tgcom24 – ma di un esecutivo che affronti e mantenga nel programma gli otto punti che abbiamo proposto. Sono molto preoccupato, la situazione certamente non è facile, ma sono un ottimista per natura’.

Grillo: con questo governo il 25 aprile è morto  

‘Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto’, scrive Grillo sul blog. E prosegue: ‘Nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto, nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto, nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto, nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto, nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto, nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto, nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto’.

Da Scelta Civica sostegno a Letta  

Scelta Civica ha dato ‘piena disponibilità al presidente del Consiglio incaricato per far nascere il governo, abbiamo valutato con lui le grandi e serie difficoltà che ci sono’. Lo dice Andrea Olivero, portavoce di Scelta Civica dopo le consultazioni con Enrico Letta. Olivero ha aggiunto che Letta costruirà la sua squadra di governo ‘attorno ad un programma serio che non faccia sconti a nessuno, a partire dal programma dei `saggi´ e per affrontare le singole specifiche questioni. La compagine di governo sarà costruita per rendere efficace e possibile l’attuazione di quel programma siamo convinti che quello sia il metodo giusto’.

Vendola: no alle larghe intese  

‘Abbiamo fatto presente a Letta che per noi le larghe intese sono la risposta sbagliata alla domanda di cambiamento’. Lo dice Nichi Vendola al termine delle consultazioni alla Camera con il presidente del Consiglio incaricato. ‘Ma qualunque governo dovesse nascere – ha aggiunto il leader Sel – ha il dovere nel giro di poche ore di dare una risposta certa a chi attende una notizia buona: il rifinanziamento della Cig e conclusione dell’emergenza esodati‘.

Nencini (Psi): un esecutivo con eccellenze tecniche 

‘L’orientamento, che condivido, è quello di fare un Governo che si fondi su un’architrave politica in cui ci siano delle eccellenze tecniche, quindi invertendo la rotta di più recenti esperienze’. Lo ha detto Riccardo Nencini (Psi), al termine del colloquio con il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta nell’ambito delle consultazioni per la formazione del Governo.

Fratelli d’Italia dice ‘no’ a Letta 

Fratelli d’Italia sarà all’opposizione del governo Letta e ribadisce il suo `no´ alle larghe intese, ma è disponibile a collaborare su alcuni temi, dalla riforma della legge elettorale ai provvedimenti che riguardano il lavoro.

Lo dice Guido Crosetto che ha incontrato assieme a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta. ‘Abbiamo il dubbio che il governo Letta possa essere una riedizione del governo Monti e questo ci pone nella condizione a non essere favorevoli alla fiducia – ha detto Crosetto – ma siamo disposti a una collaborazione e diamo la nostra disponibilità su tutti i temi che affrontano i problemi del paese, a cominciare dal lavoro’. Per Crosetto inoltre, si può fare ‘una modifica della legge elettorale in tempi brevi’. ‘Vogliamo inaugurare un modo nuovo di fare opposizione – ha concluso – non vorremmo trovarci nella stesa situazione in cui ci trovammo con i governi Berlusconi e Prodi, in cui il presidente del Consiglio era un presidente di una sola parte. Chiunque sarà il presidente del Consiglio, si può fare opposizione con dignità sapendo che chi rappresenta le istituzioni’.

Renzi: adesso la politica non diserti  

‘Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare’. Lo ha detto il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante le celebrazioni del 25 aprile a Firenze parlando dell’incarico affidato a Enrico Letta.

La difficile strada per formare il governo 
Per lui, quello da varare resta ‘un governo di servizio al Paese’ come già detto subito dopo aver incontrato Giorgio Napolitano. L’esponente del Pd potrebbe sciogliere la riserva con cui ha accettato l’incarico mercoledì, quando dovrebbe salire al Colle per incontrare il Presidente della Repubblica con la lista dei ministri. Il dibattito alle Camere sulla fiducia potrebbe iniziare perciò lunedì, dopo il giuramento dei ministri. Anche se Napolitano ha tenuto a precisare ieri che il tentativo messo in campo ‘non ha alternative’, la strada che porta alla formazione dell’esecutivo appare in salita. Il Pdl chiede un governo di forte caratura politica che sia composto da propri esponenti politici di primo piano come Angelino Alfano (sarà vicepremier?), Renato Schifani, Maurizio Lupi, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Fabrizio Cicchitto. Il centrodestra chiede inoltre un programma che inglobi la restituzione e l’abolizione dell’Imu oltre alla riforma della giustizia. Ieri si e’ parlato di Schifani agli Interni e di Mariastella Gelmini all’Istruzione (incarico già ricoperto in passato). Letta, che ha ascoltato per telefono l’opinione di Silvio Berlusconi dagli Stati Uniti (gli avrebbe chiesto di andare avanti con convinzione), non intende formare un esecutivo con oltre 18 ministri. Di tutt’altro tenore la posizione del Pd che vorrebbe invece non schierare nel governo esponenti di punta preferendo la soluzione di ministri da scegliere tra i 10 saggi nominati dal Capo dello Stato lo scorso 30 marzo per elaborare appunti programmatici sui temi economici e delle riforme istituzionali. Da parte del Pd si cerca anche di impedire che i ministri che hanno fatto parte dell’ultimo governo Berlusconi possano rientrare nell’esecutivo guidato da Letta.

Tra gli esponenti piddini, sarebbero in pole position il renziano Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, per il dicastero dei Rapporti con le Regioni e Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, per quello dello Sviluppo. Mario Mauro, Scelta Civica, potrebbe essere nominato vicepremier. Alcune indiscrezioni fanno balenare l’ipotesi che alla Farnesina possa tornare Massimo D’Alema. Luciano Violante, che ha fatto parte dei 10 saggi scelti dal Capo dello Stato, potrebbe diventare Guardasigilli, alle Riforme potrebbe andare il pidiellino Gaetano Quagliariello (anche lui era tra i saggi). Nella squadra di governo potrebbero entrare altri due saggi: Giovanni Pitruzzella ed Enrico Giovannini. Per l’identikit del ministro dell’Economia si continua a fare il nome di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia. Nel Pd persiste un’area di dissenso rispetto all’accordo di governo con il Pdl che ha capovolto in pochi giorni – dopo il fallimento delle candidature di Franco Marini e Romano Prodi per il Quirinale – la prospettiva del ‘governo di cambiamento‘ su cui aveva lavorato l’ex segretario Pier Luigi Bersani. Difficile dire in quanti potrebbero non dare la fiducia al governo rischiando di essere messi fuori dal Pd. Intanto il presidente incaricato ha avuto un colloquio telefonico con Matteo Renzi che gli ha confermato l’impegno a non creare difficoltà al tentativo in corso e di voler attendere lealmente il congresso straordinario del Pd che si terrà entro l’estate.

Su Twitter: #25aprileBuon 25#liberazione#Resistenza

(fonte laStampa)

 

Chi è Enrico Letta

ENRICO-LETTAPisano, ex ministro più giovane della Repubblica, sposato e padre di tre figli. Milanista. Questo il profilo di Enrico Letta, nuovo presidente del Consiglio incaricato da Giorgio Napolitano per la guida di uno dei governi più difficili della Repubblica. Gli annuari lo proiettano anche tra i più giovani premier europei. Letta è nato a Pisa il 20 agosto 1966. Ha vissuto i primi anni della sua vita a Strasburgo, dove ha frequentato la scuola dell’obbligo. Si è laureato in diritto internazionale presso l’Università degli Studi di Pisa. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Diritto delle comunità europee presso la Scuola superiore di studi universitari e perfezionamento ‘S. Anna’ di Pisa. E’ segretario generale dell’Arel (Agenzia di Ricerche e Legislazione) dal 1993. Dal 1991 al 1995 è stato presidente dei Giovani del Partito popolare europeo.

Dal 1993 al 1994 è stato capo della segreteria del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta (governo Ciampi). Dal 1996 al 1997 ha rivestito il ruolo di segretario generale del Comitato per l’euro del Ministero del Tesoro, Bilancio e Programmazione economica. Dal gennaio 1997 al novembre 1998 è stato vicesegretario del Partito popolare italiano. Dal novembre 1998 al dicembre 1999 è stato ministro per le Politiche comunitarie (primo governo D’Alema). Dal gennaio all’aprile del 2000 è stato ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato (secondo governo D’Alema), e dall’aprile del 2000 al maggio 2001 è stato ministro dell’Industria, Commercio, Artigianato e ministro del Commercio con l’estero (secondo governo Amato). Deputato della Repubblica dal maggio 2001, in seguito alle elezioni europee del giugno 2004, nelle quali è stato eletto parlamentare europeo per la circoscrizione del Nord-Est, ha dato le dimissioni dall’incarico di parlamentare nazionale.

Al Parlamento europeo si è iscritto al Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa e ha fatto parte della Commissione per i problemi economici e monetari e della Commissione Maghreb. Nella XV Legislatura torna deputato della Repubblica italiana e il 17 maggio 2006 viene nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, incarico che ricopre fino al maggio del 2008. Nel 2007 si è candidato alla segreteria del neonato Partito democratico ottenendo, con le primarie del 14 ottobre, oltre l’11% dei consensi. Nelle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, capolista Pd nella Circoscrizione Lombardia 2, è stato eletto alla Camera dei Deputati. Poche settimane dopo Walter Veltroni lo ha chiamato a far parte del governo ombra del PD in qualità di responsabile Welfare. Professore a contratto presso la Libera Università Cattaneo (2001-2003), la Scuola superiore S. Anna di Pisa (2003) e l’Haute ecole de commerce di Parigi (2004 e 2005). Dal 2004 è vicepresidente dell’ASPEN Institute Italia.

E’ sposato con la giornalista Gianna e ha tre figli, Giacomo, Lorenzo e Francesco. E’ autore, tra l’altro, di: Passaggio a Nord-Est, Arel-Il Mulino, 1994; Euro si’ – Morire per Maastricht, Laterza, 1997; La Comunità competitiva, Donzelli, 2001; Dialogo intorno all’Europa (con L. Caracciolo), Laterza 2002; L’allargamento dell’Unione europea, Il Mulino, 2003; Viaggio nell’economia italiana (con P. Bersani), Donzelli, 2004; L’Europa a Venticinque, Il Mulino, 2005; In questo momento sta nascendo un bambino, Rizzoli, 2007.

Costruire una cattedrale. Perché l’Italia deve tornare a pensare in grande, Mondadori, 2009. Nella biografia sul suo sito personale ricorda di essere un lettore onnivoro e di amare soprattutto i libri degli scrittori italiani dell’ultima generazione, come Santo Piazzese, Marcello Fois, Gianrico Carofiglio. Ultimo libro letto: ‘L’uomo dei sogni’ di Jean-Christophe Rufi. La storia di un uomo che ha cambiato il proprio tempo partendo da un sogno di libertà. Il protagonista vive nel Medioevo in una Francia devastata dalla Guerra dei Cento Anni, con la sua coda di massacri, carestie e malattie.

  Un’epoca buia dalla quale, fin da ragazzo, sogna di fuggire. E’ un appassionato lettore di Dylan Dog. Tifa da sempre per il Milan e gioca ancora oggi a Subbuteo. Ascolta Irene Grandi, Elio e le Storie Tese, Vasco Rossi e Zucchero.

Parlando subito dopo Letta, Napolitano ha spiegato le ragioni della scelta. ‘Pur essendo giovane, Enrico Letta ha già accumulato importanti esperienze in Parlamento e nell’attività di Governo’, ha ricordato. In caso di successo l’esponente del Pd diventerebbe infatti il più giovane presidente del Consiglio dopo il democristiano Giovanni Goria (arrivò a Palazzo Chigi nel 1987 a 43 anni mentre Letta ne compie 47 ad agosto). ‘Si è aperta la strada alla formazione del governo di cui ha urgente bisogno il Paese – ha detto ancora il capo dello Stato – Questa è la sola prospettiva possibile: una larga convergenza tra le forze politiche che possono assicurare la maggioranza. Non ci sono alternative al successo’, ha sentenziato infine il presidente.

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