La scaraventa fuori dall’auto e le spara alla schiena

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Una donna cubana di 41 anni è stata ferita stamani con alcuni colpi di pistola nel quartiere di Marassi a Genova da un uomo che prima l’ha buttata fuori dall’auto, poi le ha sparato alla schiena ed è fuggito. L’uomo, un italiano di 58 anni, è già stato fermato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio. Lei è gravissima.

La donna è stata portata d’urgenza all’ospedale San Martino e sarebbe stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. Dalle prime informazioni raccolte, pare non riesca più a muovere le gambe. Il fatto è accaduto in via Balbi, a Marassi. L’uomo è poi stato bloccato dai carabinieri in piazza Corvetto, in collaborazione con la polizia municipale.

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Il Csm lancia un appello al ministro Cancellieri: ‘sostenga la magistratura’

cancellieri-anna-maria-italyphotopress-258 (1)Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato a maggioranza l’appello al ministro Cancellieri per un intervento del Guardasigilli nella sede dell’organo di autogoverno della magistratura. Il documento, presentato oggi con la corrente moderata dei magistrati Unicost, dopo una serie di modifiche in seguito a numerosi interventi dei consiglieri, è stato ‘faticosamente approvato’, come sottolinea il vicepresidente del Csm Michele Vietti, con 19 voti a favore, 3 contrari e 2 astenuti.

L’appello alla Guardasigilli
Il ministro della Giustizia faccia sentire il proprio sostegno alla magistratura intera senza incertezza alcuna’: è quanto chiedono i consiglieri di Unicost al Csm di fronte alla ‘ennesima puntata del ‘rituale’ conflitto tra giustizia e politica’. È ‘indispensabile che tra tutte le istituzioni vi sia il massimo rispetto’, dice il documento. Il documento dei consiglieri di Unicost è stato presentato stamattina al plenum del Csm con la richiesta di procedere ad una discussione in via d’urgenza. Al ministro il gruppo chiede anche di affrontare ‘subito i temi reali e le difficoltà che affliggono il sistema giudiziario italiano’, e di avviare ‘al più presto’ un dialogo con il Csm per ‘tracciare un’agenda di lavoro sulle priorità essenziali’. Unicost chiede infine al vicepresidente del Csm, Michele Vietti, di concordare con il ministro Cancellieri un incontro, che dovrà avvenire con tutta l’assemblea di Palazzo dei Marescialli.

Marina Berlusconi: processo Ruby ’farsa che non doveva nemmeno cominciare’
A fare discutere, sul fronte della giustizia, anche le parole utilizzate in una intervista che uscirà sul numero di Panorama di domani dalla presidente di Fininvest e Mondadori, Marina Berlusconi, che ha definito il processo Ruby ‘una farsa che non doveva neppure cominciare. Le presunte vittime negano, o addirittura accusano l’accusa. I testimoni dei presunti misfatti non ne sanno nulla. Di prove neppure l’ombra’. Per la figlia dell’ex premier, i magistrati ‘Hanno lavorato per anni, hanno accumulato lo sproposito di 150 mila intercettazioni, hanno raccolto quintali di verbali, hanno vivisezionato in modo morboso e vergognoso la vita di mio padre e tutto per realizzare non un processo, ma una fiction agghiacciante ad uso e consumo di media molto compiacenti’.

(fonte il Sole24ore)

Sparatoria davanti a Palazzo Chigi, feriti due carabinieri e una passante, uno è grave

SPARI P. CHIGI: UN CC FERITO AL COLLO, UNO ALLA GAMBAAlcuni colpi di pistola sono stati sparati intorno alle 11.40 davanti a Palazzo Chigi a Roma, proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Due carabinieri sono stati feriti. Uno è grave ed è ricoverato all’Umberto I con una ferita al collo, l’altro, ferito a una gamba, era dentro la garitta di guardia.

 L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, un calabrese di Rosarno, forse con precedenti penali, vive ad Alessandria in Piemonte e ha 49 anni. E’ arrivato in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare, cinque o sei colpi. Anche lui poi è stato ferito nella successiva sparatoria. Ora si trova ricoverato al San Giovanni. Ma si cercano altre persone che potrebbero aver partecipato all’attentato. L’uomo è stato immobilizzato da altri carabinieri e portato in caserma.Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

Intorno alle 11.30 l’uomo è arrivato all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo Wedekind sede del quotidiano Il Tempo, in piazza Colonna. L’uomo a freddo ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. ‘Sparava come se fossero birilli‘, racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto ‘gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi’. Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.

Luigi Preiti, non ha precedenti penali. Lo si apprende da fonti investigative. L’uomo ha agito da solo. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, dalle prime verifiche effettuate sembra che Luigi Preiti, autore della sparatoria davanti palazzo Chigi, non avesse alcuna licenza per il porto d’armi.

E’ stata ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Secondo chi ha assistito alla scena l’uomo ha sparato all’improvviso senza lasciare il tempo di un qualsiasi preavviso. Non ci sono state né urla né minacce prima dei colpi, viene riferito.

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Nei pressi della camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due carabinieri è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

I volti dei nuovi ministri sono passati dalla gioia, all’incredulità poi allo sgomento appena appresa la notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi durante la loro cerimonia del giuramento al Quirinale.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente fatto il punto con il ministro Alfano sulla sparatoria davanti palazzo Chigi. Il governo è stato avvertito dopo il giuramento, a cui non sono seguiti festeggiamenti. Dopo la prima presa di visione, Letta è andato palazzo Chigi per il passaggio delle consegne con Monti e per il primo Cdm.

‘A naso penso sia il gesto compiuto da uno squilibrato‘. E’ quanto risponde ai giornalisti che gli chiedono informazioni sulla sparatoria davanti palazzo Chigi, il neo ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri uscendo dal Quirinale al termine della cerimonia di giuramento. A chi le chiede: ‘Dunque nessuna regia?’ il ministro replica: ‘Credo proprio di no, spero si tratti di un fatto isolato ma dobbiamo ancora appurare le esatte dinamiche dell’evento anche se non è più un compito che spetta al mio dicastero’.

Alla domanda se avesse dato consigli al nuovo ministro dell’Interno Alfano, a capo di un dicastero ricoperto fino a ieri da lei stessa, Cancellieri ha replicato: ‘Assolutamente no, non è nella mia natura dare consigli, ma sicuramente ci vedremo presto’.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto che non si tratta di un atto di terrorismo: ‘È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il ‘Palazzo’, come se fosse da abbattere’.

La Procura di Roma intende chiedere la convalida dell’arresto, al momento, per i reati di tentato omicidio, lesioni gravissime e detenzione illegale di armi. L’uomo è stato bloccato da carabinieri del sesto battaglione Toscana, di servizio nell’area. Le sue ferite sono conseguenza della colluttazione con i militari che lo hanno bloccato. I due carabinieri feriti sono un brigadiere e un appuntato e non hanno risposto al fuoco, mentre la passante, in stato di gravidanza, sarebbe stata colpita da alcune schegge, secondo quanto riferisce il 118. La donna è stata ricoverata con ferite lievi all’ospedale Santo Spirito. La donna stava passando in piazza Colonna insieme al marito e al figlio, i quali in seguito alla sparatoria sono caduti a terra riportando contusioni lievi: il bambino avrebbe preso una botta al volto. Anche loro sono stati trasferiti insieme alla donna all’ospedale.

Luigi Preitinon è uno squilibrato, non ha mai sofferto di patologia psichiatriche’: lo ha detto all’ANSA il fratello Arcangelo. ‘Siamo allibiti, non sappiamo spiegarci quel che è potuto accadere’.

‘Preiti non mi risulta sia mai stato segnalato ai servizi sociali del Comune’. Lo ha detto il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Dalle notizie che ho potuto acquisire – ha aggiunto Tripodi – al momento Preiti non viveva a Rosarno e tornava in paese solo in estate’.

Chi sono i due carabinieri
I carabinieri feriti dall’attentatore davanti a Palazzo Chigi sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30. Sia il brigadiere sia l’appuntato sono effettivi al Battaglione Toscana.

Quattro uomini del Ris con tute bianche, stanno lavorando davanti palazzo Chigi, all’angolo con la sede del quotidiano ‘Il Tempo’ hanno recuperato la pistola usata per sparare contro i due carabinieri.

Il pm della procura di Roma, Antonella Nespola, è arrivata all’ospedale San Giovanni dove sono ricoverati l’attentatore di palazzo Chigi e uno dei due carabinieri feriti, quello meno grave. Entrando dal pronto soccorso il magistrato non ha rilasciato dichiarazioni.

A sparare contro due carabinieri oggi di fronte a Palazzo Chigi è stato un disoccupato di 49 anni, in quello che dai primi accertamenti appare un gesto isolato.

Lo ha detto oggi il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano in sala stampa a Palazzo Chigi al termine del primo Consiglio dei ministri presieduto dal premier Enrico Letta.

‘Il tragico gesto criminale è stato operato da un disoccupato di 49 anni, che ha manifestato subito dopo l’intenzione di volersi suicidare, ma non ha potuto farlo perché il caricatore era ormai scarico’, ha detto Alfano ai media.

‘Da un primo esame, la vicenda può essere ricondotta ad un gesto isolato, sul quale sono in corso ulteriori accertamenti’.

La sparatoria, secondo il ministro, non è sintomatica di un rischio sicurezza per l’Italia.

‘La situazione generale nel Paese non desta preoccupazioni, ma sono stati rafforzati i controlli presso gli obiettivi a rischio’.

‘L’uomo ha esploso sei colpi – ha proseguito Alfano nella sua ricostruzione -, due hanno colpito il brigadiere Giangrande, che si trova ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma: la prognosi è riservata e ci sarà un bollettino nelle prossime ore’.

Il secondo ferito, ‘il carabiniere scelto Negri, ha ferite da arma da fuoco in entrambe le gambe, ed è in condizioni migliori (del primo)’.

Il brigadiere Giuseppe Giangrande è ricoverato in prognosi riservata per una ferita al collo, mentre il carabiniere scelto Negri è ferito gravemente alla gamba e non è in pericolo di vita. Ha riportato solo una ferita alla gamba. ‘Una frattura – riferiscono fonti sanitarie dell’ospedale San Giovanni – che i medici stanno sistemando’.

Più grave la situazione del suo collega, sottoposto a intervento chirurgico. ‘Il paziente Giangrande Giuseppe è giunto in codice rosso all’Umberto I. Il foro d’entrata del proiettile è stato localizzato nella regione laterale del collo a sinistra. Il proiettile è stato estratto e c’è una lesione alla colonna vertebrale a livello cervicale importante. Sono in corso accertamenti’, hanno detto i medici. Giangrande vive a Prato, è vedovo da due mesi e ha una figlia di 23 anni. E’ di origini siciliane. Il collega Negri, è del Sesto battaglione carabinieri Toscana, dove è arrivato nel 2009. Prima era in servizio in una stazione in Lombardia. Negri ha 30 anni, è celibe ed è originario di Torre Annunziata. ‘Sto correndo a Roma da mio figlio’, ha detto la madre di Negri, dopo aver saputo dell’aggressione. In ospedale è arrivata anche la compagna di Negri.

‘E’ un ragazzo forte’, ha detto il direttore sanitario Gerardo Corea parlando con i giornalisti. ‘Quando l’hanno portato in ospedale si preoccupava delle condizioni del collega, non delle sue. Chiedeva solo notizie dell’altro militare ferito questo è un vero carabiniere’. Oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha visitato con il ministro della difesa Mario Mauro i due agenti colpiti questa mattina a piazza Colonna.

Al San Giovanni si trova anche l’uomo che ha sparato, Luigi Preiti. Il battaglione dei due carabinieri è il corrispettivo del Reparto Mobile della polizia. E’ stata invece ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Palermo: scontri nella notte, carabiniere spara in aria

Scontri-carabinieri-Gesip-2-400x215Tensione e scontri questa notte a Palermo tra un gruppo di ex Pip e operai Gesip, che hanno rovesciato alcuni cassonetti per strada, e i carabinieri.

Davanti all’Assemblea regionale siciliana, dove c’è un presidio dei precari, una ventina di operai hanno iniziato ad inveire contro i militari e lanciare pietre. Uno dei carabinieri, per sedare gli animi, ha esploso otto colpi di pistola in aria. Un pregiudicato di 43 anni,  V. S., è stato fermato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le generalità. Una ventina le persone identificate. L’uomo fermato, che ha accusato un malore, è stato subito soccorso e trasportato in ambulanza all’ospedale Civico, dove i medici lo hanno dimesso con sei giorni di prognosi.

Questo il bilancio della notte di protesta a Palermo. Protagonisti lavoratoti precari che presidiavano l’Assemblea regionale impegnata in queste ore nel complesso varo della finanziaria. Nel corso della notte anche una sassaiola all’indirizzo dei carabinieri che poco prima avevano bloccato un uomo. Un militare per dissuadere i manifestati aveva anche sparato alcuni colpi di pistola in aria.

La scintilla dei tafferugli il rovesciamento di un paio di cassonetti in corso Alberto Amedeo, all’incrocio con piazza Indipendenza, con l’effetto di ostruire la carreggiata. Uno dei vandali era stato bloccato subito dai carabinieri mentre altri due erano fuggiti verso piazza del Parlamento chiedendo man forte ai lavoratori che stazionavano per la loro manifestazione. A seguire una sorta di marcia verso la caserma. I manifestati sono stati dispersi dopo l’arrivo dei rinforzi dei carabinieri.

Boston, è caccia all’uomo: ucciso il ‘sospettato numero uno’, sono due fratelli ceceni

Attentatore-di-Boston-Dzhokhar-TsarnaevGigantesca caccia all’uomo a Boston dopo l’identificazione dei due attentatori della maratona di lunedì, due giovani fratelli che stando alle prime notizie sarebbero ceceni. Si tratta di Tamerlan e Dzhokhar A. Tsarnaev Il primo, il 26enne Tamerlan, il cosiddetto ‘sospettato numero uno’, è stato ucciso in una sparatoria giovedì sera al Mit, uno dei più prestigiosi atenei americani.

L’altro, il ‘sospettato numero 2′, Dzhokhar, ‘il fratello più giovane 19enne, che la polizia ritiene ‘armato e pericoloso’, è da ore in fuga. E’ uno studente della Cambridge Ringe and latin school e sul Facebook russo, Vkontakte, si dichiara musulmano e di aver studiato nella repubblica islamica del Daghestan.

Boston è blindata: ai residenti è stato intimato di rimanere chiusi nelle case e non aprire per nessuna ragione, se non ad agenti che si facciano chiaramente identificare. E’ stato chiuso lo spazio aereo a bassa quota, interrotto il trasporto pubblico e il servizio di taxi; Watertown – il sobborgo nella parte nord-occidentale dove da ore ci sono blindati della polizia, agenti federali, gli uomini delle forze speciali , gli ‘Swat’- è sotto assedio. La polizia sta rastrellando la zona casa per casa, strada per strada, ed è anche già arrivata a isolare la strada, in un altro sobborgo, Cambridige, dove c’e’ l’appartamento presumibilmente occupato dai due fratelli.

E’ stata una notte convulsa, con gli avvenimenti che si sono susseguiti, a volte difficili da decifrare. L’allerta è cominciato intorno alle 22:30, nel campus a Cambridge del Massachussets Institute of Technology, circa cinque ore dopo la diffusione delle prime foto dei due sospettati. Una guardia di sicurezza, chiamata -sembra- per tafferugli, è rimasta uccisa in uno scontro a fuoco: l’uomo è stato ferito ed è deceduto poco dopo in ospedale. I due ragazzi sono fuggiti a bordo di una vettura rubata, una Mercedes sportiva nera. Un paio d’ore più tardi polizia e agenti federali hanno intercettato e inseguito l’auto rubata a una decina di chilometri di distanza, a Watertown.

Poliziotti e agenti federali, ma anche gli uomini dello Swat, sono scesi in forze nel sobborgo alla periferia della città: i due giovani, armati di pistole ed esplosivi, hanno ingaggiato un violento scontro con gli agenti. Gli abitanti della zona hanno riferito anche di forti detonazioni. Secondo la polizia, il maggiore dei due fratelli è morto successivamente, in ospedale, per le ferite da arma da fuoco e forse per la detonazione di una bomba. L’altro è ancora in fuga.

Caso Aldrovandi: trasferito il questore dopo la manifestazione del Coisp

madrealdrovrandiIl questore di Ferrara Luigi Mauriello passerà all’ufficio centrale ispettivo del Dipartimento di PS. Il questore era finito tra le polemiche per la manifestazione organizzata dal Coisp sotto le finestre degli uffici della mamma di Federico Aldrovandi. Sulla vicenda, il ministro Cancellieri aveva disposto un’ispezione.

Il dipartimento di pubblica sicurezza minimizza, dice che rientra ‘in un giro più ampio di avvicendamenti’.

Il trasferimento di Mauriello, che si era insediato a Ferrara il 7 febbraio del 2011, avrà decorrenza dal 2 maggio prossimo ed è stato deciso dall’ultimo consiglio di amministrazione del Dipartimento. Subito dopo la manifestazione del Coisp, con gli agenti del sindacato che erano scesi in piazza sotto gli uffici del comune di Ferrara dove lavora la madre di Federico, per chiedere che ai colleghi condannati per la morte del ragazzo fossero concesse pene alternative al carcere, Cancellieri aveva inviato a Ferrara gli ispettori ministeriali. Il titolare del Viminale aveva chiesto di far luce sulla vicenda sottolineando che si puntava ad individuare ‘le responsabilità dei manifestanti e di chi ha concesso lo spazio’.

Ed era stato proprio il questore ad autorizzare il sit in del sindacato: una decisione che, secondo quanto si apprende, sarebbe stata presa formalmente in modo corretto ma non tenendo nel giusto conto le ragioni di opportunità.

Il questore di Ferrara, Luigi Mauriello, appena avuta notizia dell’avvicendamento con quello di Chieti, Orazio D’Anna, per essere destinato all’Ufficio Ispettorato, ha convocato nel suo ufficio i funzionari della Questura per il commiato.

Già mercoledì, si apprende, nella questura ferrarese erano giunte voci di movimenti. Anche dopo l’incontro, c’è molto riserbo, anche se qualche malumore all’uscita si è registrato, in forma anonima, legato ai reali motivi dello spostamento, seguito all’ispezione disposta dal ministro Cancellieri per la manifestazione del sindacato di polizia Coisp di sostegno ai poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi, fatta sotto il Comune di Ferrara, dove lavora la mamma della vittima.

‘Severe le omelie del sacerdote’ e lo uccide

UCCISO PARROCO A TRAPANI, CADAVERE TROVATO IN CHIESAE’ Antonio Incandela, 33 anni, della frazione di Fulgatore (Trapani), l’uomo arrestato dai carabinieri perché accusato di essere l’assassino del parroco della frazione trapanese di Ummari, don Michele Di Stefano di 79 anni, originario di Calatafimi, ucciso con colpi di bastone nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, mentre dormiva nell’appartamento attiguo alla chiesa Gesù, Maria e Giuseppe.

Secondo quanto riferito dall’arrestato, sarebbe rimasto irritato da alcune severe omelie del sacerdote. Padre Di Stefano fu parroco della frazione di Fulgatore per 41 anni prima di essere trasferito a Ummari.

Ha ammesso l’omicidio dopo un interrogatorio durato tutta la notte e ha spiegato anche il movente: è una confessione piena quella di Antonio Incandela. L’indagato, con precedenti per incendio, ha detto ai pm coordinati dal procuratore di Trapani Marcello Viola di non sopportare le omelie del sacerdote: don Michele avrebbe abbondato in particolari sui ‘misfatti’ della piccola comunità rendendo riconoscibili le identità delle persone a cui si riferiva. L’uomo non avrebbe problemi mentali e secondo gli inquirenti, che lo seguivano da tempo, avrebbe anche una notevole abilità nello sfuggire alle indagini. Incandela era disoccupato e aveva vissuto, negli ultimi tempi, a Pantelleria.

A tradire Antonio Incandela, arrestato per l’assassinio di don Michele Di Stefano, è stato l’uso del bancomat del parroco che, secondo la sua versione fornita agli inquirenti, ha rubato per simulare una rapina. La stessa notte del delitto lo scorso 26 febbraio, il presunto omicida ha effettuato un prelevamento di 250 euro presso un istituto di credito di Fulgatore. Alle 6 del mattino ha tentato un altro prelevamento a Trapani e l’indomani a Marsala. Ma questi ultimi due tentativi sono falliti. La svolta – come hanno sottolineato in conferenza stampa il procuratore Marcello Viola ed il sostituto Massimo Palmeri – è avvenuta quando la madre di Incandela ha denunciato ai carabinieri lo smarrimento di una carta postamat con la quale il giovane ha effettuato un prelevamento di 200 euro. Confrontando le immagini riprese dalle videocamere delle banche e della posta, anche se sono di cattiva qualità, gli inquirenti hanno notato delle somiglianze. Hanno fatto quindi vedere il filmato ripreso dalla telecamera di Poste italiane alla madre, che ha riconosciuto il figlio. Fermato ed interrogato, il giovane ha ‘confessato’ fornendo particolari che solo gli investigatori e l’assassino potevano sapere, puntualizza il sostituto procuratore Palmeri.

Fabri Fibra scende dal palco del Primo Maggio, Cgil, Cisl e Uil lasciano il rapper a casa

Fabri-FibraFabri Fibra scende dal palco del Primo Maggio. E non lo fa di sua spontanea volontà: la sua cacciata è stata voluta dai sindacati confederali, organizzatori del tradizionale Concertone.

Le canzoni del rapper numero uno in Italia sarebbero piene di messaggi omofobi, sessisti e misogini. Queste le accuse mosse, pochi giorni fa, dall’associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza) presieduta da Titti Carrano che in una lettera aperta ai sindacati aveva chiesto l’espulsione di Fabri Fibra dal Concertone. Due, in particolare, i rap contestati: ‘Su le mani‘ (del 2006) che arriva a citare Pacciani e ‘Venerdì 17‘ (del 2004) in cui descrive lo stupro e l’assassinio di una bambina.

Così Cgil, Cisl e Uil hanno lasciato Fibra a casa. Una decisione che a molti potrebbe apparire come una censura preventiva, finora mai utilizzata per il Concertone. Sorpreso dalla scelta, lo storico organizzatore dell’evento Marco Godano rilascia un breve commento: ‘Non è nei nostri poteri rifiutare le indicazioni che ci arrivano dai sindacati’.

Fabri Fibra fa sapere che le sue considerazioni le metterà in rete – via Facebook e Twitter – entro domani. Ma una prima risposta alle accuse di D.i.re l’aveva già affidata a una lettera, pubblicata online dall’ Huffington Post : ‘Il rap, come il cinema, racconta delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c’è il buio’. Aveva anche sottolineato che: ‘Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive: è l’ascoltatore che è costretto a riflettere e a prendere una posizione.

Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo non quello che pensavo’. Ha anche chiamato in causa il regista pulp per eccellenza: ‘Nemmeno Quentin Tarantino, con i suoi film spesso crudi, crede o incita alla violenza; quella non è la realtà. I suoi film non sono documentari. Il rap segue lo stesso principio…’. E ha espresso la sua condanna al femminicidio e alla violenza domestica che ‘ha raggiunto in Italia proporzioni inquietanti. Tutti ne dobbiamo immediatamente prendere le distanze e deprecarla come uno dei peggiori crimini che si possano commettere’.

Le sue spiegazioni però non sono bastate e alle centinaia di migliaia di giovani che affolleranno piazza San Giovanni è stata tolta l’occasione di ascoltare Fibra che con il suo linguaggio esplicito e politicamente scorrettissimo – sulla scia dei ‘maestri’ del rap americano – ha sempre attirato critiche. Però per lui sono sempre stati fortissimi anche i consensi: il suo nuovo album, ‘Guerra e pace‘, ha debuttato al primo posto in classifica e ha conquistato un disco d’oro. Il Concertone, in diretta su Rai3, sarà presentato da Geppi Cucciari. Il cast, ancora da definire, comprende Elio e le Storie tese, Nicola Piovani e un’orchestra di strumentisti rock. Ma con l’espulsione di Fibra ora è a corto di star. (fonte Corsera)

Ed ecco la risposta del rapper dal suo profilo Facebook. ‘Concertone del Primo Maggio in Piazza San Giovanni: nemmeno quest’anno sarò su quel palco. Mi sembrava strano. In effetti, l’invito entusiasta da parte di Marco Godano mi aveva sorpreso, era una bella novità. Invece poi non sono gli organizzatori che decidono chi suona in piazza. Nei miei testi forse non tutti ci leggono l’impegno politico o sociale necessario per eventi del genere. Nel 2013, per alcuni, il rap e i suoi meccanismi artistici sono ancora da interpretare e da capire fino in fondo. Qualcuno voleva che io suonassi e qualcuno no. Nonostante il tentativo, non si fa nulla. Il Primo Maggio è ancora soggetto a certi schemi che in altri circuiti live non ci sono o comunque non ci sono più. Penso in ogni caso che i concerti siano una bella occasione per i ragazzi di vivere esperienze musicali reali. Ci vediamo comunque in tour quest’estate e quest’autunno.’

Napolitano: ‘Tutto quello che avevo da dare l’ho dato. Non mi convinceranno a restare’

Giorgio-Napolitano-negli-anni-70Tutto quello che avevo da dare l’ho dato. Non mi convinceranno a restare‘. Lo dice il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un colloquio con il direttore de ‘La Stampa‘, alla vigilia dell’elezione del successore. In queste ore infatti si moltiplicano le pressioni per cercare di convincere il Capo dello Stato ad accettare un prolungamento, a restare al suo posto ancora per un anno o due. Richieste che vengono risolutamente rispedite al mittente: ‘Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro’.

Il Presidente è certamente grato per tutti i riconoscimenti che gli vengono tributati ma considera il mandato concluso – ‘tutto quello che avevo da dare ho dato’ ripete – anche perché conosce perfettamente la fatica del ruolo, sente il peso degli sforzi fatti e ricorda che a giugno compirà 88 anni. Restare o peggio tornare indietro, sottolinea Napolitano, ‘sarebbe ai limiti del ridicolo’.

Il Capo dello Stato difende poi l’attività dei ‘saggi’ per ‘dare una conclusione seria al lavoro compiuto’. Napolitano resta convinto che i saggi siano ‘stati l’ultimo contributo possibile’, un contributo che ‘non andrebbe buttato via’ perché ha dimostrato che un dialogo è possibile anche tra persone molto diverse tra loro, che ‘esistono occasioni di collaborazione’ che andrebbero colte al volo.

Ma certi processi politici non possono essere imposti da nessun Presidente, spetta ai partiti decidere se collaborare e in che forme e ora toccherà al successore di Napolitano riprendere il filo e trarre le conclusioni di questa fase convulsa.

Morta suicida Elda Tamburello, compagna del sindaco Insalaco ucciso dalla mafia

InsalacoLa psicologa Elda Tamburello, 63 anni, molto nota a Palermo, venerdì a tarda sera, si è suicidata gettandosi dal 15simo piano del palazzo che si trova nei pressi di piazza Unità d’Italia, conosciuto come Torre Sperlinga.

Sono intervenuti polizia e vigili del fuoco che hanno recuperato il cadavere finito sulla terrazza del café Nobel.

La donna era stata la compagna dell’ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco, ucciso dalla mafia il 12 gennaio di 25 anni fa. Insalaco fu il primo sindaco a puntare il dito contro Vito Ciancimino e i signori degli appalti. Dopo la sua morte fu trovato un dossier in cui il sindaco accusava diversi esponenti della Dc palermitana e la gestione degli appalti cittadini e un diario con 27 nomi come Dalla Chiesa, La Torre, Mattarella, Terranova e i ministri Mannino e Scalfaro. Ci sono Andreotti, Lima, Mario D’Acquisto, Gunnella, Ciancimino, i Salvo, il conte Cassina, alcuni ex assessori cianciminiani del periodo d’ oro. Con lui la Tamburello aveva una relazione al momento dell’omicidio.

La donna si è lanciata nel vuoto intorno alle 23. In casa con lei c’era il figlio, che però non ha avuto il tempo di intervenire.

Dai primi accertamenti è emerso che la vittima soffriva da tempo di depressione: avrebbe anche lasciato una lettera, il cui contenuto però è noto solo agli investigatori. Per l’omicidio Insalaco il 17 dicembre del 2001 vennero confermati in Cassazione gli ergastoli per Domenico Ganci e Domenico Guglielmini, ritenuti responsabili dell’assassinio. Elda Tamburello all’epoca dell’assassinio fu sentita per pochi minuti da un funzionario di polizia e poi basta. Al tempo Insalaco aveva un piccolo appartamento sopra il negozio di antiquariato che la donna gestiva in via Papireto.

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