Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio: la proposta del ‘turco’ Orfini. Giornata di consultazioni lampo

Matteo Orfini‘Domani (oggi ndr) in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio’. Lo ha reso noto Matteo Orfini parlando a ‘Piazzapulita‘ de la7.

‘Mi piacerebbe-prosegue il ‘giovane turco’ del Pd – sapere se Renzi, che rivendica il suo coraggio e la sua voglia di dare un contributo, se la sente di accettare una ipotesi del genere. Penso che la sua sarebbe una candidatura in grado di sfidare tutti sul terreno del governo. Come è noto gli elettori del M5s apprezzano molto quello che dice Renzi, così come fanno quelli del Pdl‘.

‘Per la presidenza del Consiglio si può pensare o ad una personalità terza di garanzia e di grande profilo istituzionale oppure si può pensare ad un leader politico. E Matteo Renzi rientra senz’altro in questo ruolo’. Lo ha detto il deputato del Pd, Andrea Orlando, rispondendo alla domanda se la delegazione dei Democratici potrebbe proporre a Napolitano il nome di Matteo Renzi per il governo.

Il Pd, privo del vertice dopo le dimissioni del leader Pier Luigi Bersani e di tutta la segreteria, scosso dalle drammatiche divisioni sull’elezione del capo dello Stato, riunisce oggi la direzione per decidere chi dovrà guidare il partito durante le trattative per il nuovo governo e come arrivare al congresso in autunno che eleggerà il nuovo segretario.

La riunione della direzione è stata anticipata  alle 16, mentre tra i parlamentari del centrosinistra si discute di una possibile scissione del Pd tra un’ala più radicale e una più moderata. Napolitano intanto stringe i tempi sulla formazione del nuovo governo. Oggi unica giornata di consultazioni per il presidente della Repubblica. Alle 18,30 chiude la delegazione del Pd.

Nulla trapela sugli intendimenti di Napolitano. restano in campo i nomi di Amato ed Enrico Letta, anche se in mattinata si è fatta strada l’ipotesi di un incarico a Matteo Renzi. Il Pdl avrebbe già dato il via libera al sindaco di Firenze, mentre la Lega ribadisce il no ad Amato. La decisione spetta al Capo dello Stato, ma sarà importante anche la direzione del Pd prevista nel pomeriggio.

I democrat non faranno nomi per la presidenza del Consiglio: almeno è questo l’orientamento. E se il capo dello Stato darà l’incarico a Matteo Renzi? Dopo una giornata in cui si sono rincorse voci in questo senso, Matteo Orfini ieri sera a Piazzapulita ha calato l’annuncio: il Pd dovrebbe indicare Renzi per la premiership. Ma il sindaco di Firenze ha dato o no la sua disponibilità a un’operazione del genere? Un deputato renziano, spiega: ‘Se Napolitano fa il suo nome, Matteo non potrà tirarsi indietro. Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa. Io gli ho consigliato di pensarci bene perché andare a palazzo Chigi così, sarebbe rischioso. Il rischio di bruciarsi sarebbe enorme’. E il sindaco ha convenuto? ‘Sì, ha ben presente tutte le controindicazioni. Compreso il fatto che il Pd non sarebbe unito sul suo nome. Ma se verrà chiamato, non dirà di no…’. Insomma, la disponibilità del sindaco di Firenze c’è.

C’è da dire che nel giro di consultazioni lampo che il presidente Napolitano ha avviato questa mattina, il nome di Renzi è ricorrente. La Lega, Fratelli D’Italia, Pino Pisicchio a nome del misto: tutti hanno dato il via libera al sindaco di Firenze dopo i colloqui al Colle. Un ok vero o un tentativo di bruciare la ‘promessa’ del Pd? Un big democratico spiega: ‘La cosa di Matteo è vera, verissima. Lui non si tirerebbe indietro. Ma bisogna vedere che decide Napolitano…’. Intanto ancora prima della Direzione del Pd e di salire al Quirinale, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza osserva: ‘Il nome di Renzi incontra senz’altro il favore del Pd perché è una personalità di primissimo piano e trova un’assoluta sintonia con la dirigenza del partito’. ‘Però -aggiunge Speranza- non è corretto che noi, prima di andare alle consultazioni iniziamo a ragionare di nomi. La competenza è tutta del Presidente della Repubblica, in un passaggio difficile. Fare una discussione sui nomi senza interloquire in alcun modo con il Capo dello Stato non mi sembra il modo migliore di ragionare’. Comunque, conclude, ‘non è certo dal Pd che arriverà alcun ostracismo o alcun veto’ su Renzi a palazzo Chigi.

I primi a salire al Quirinale sono stati i ‘piccoli’. La scelta del futuro premier da parte del presidente della Repubblica ‘si esprimerà nel giro davvero di pochissime ore’, ha assicurato il presidente del gruppo parlamentare misto della Camera, Pino Pisicchio, esponente del Centro Democratico, al termine del colloquio con il presidente Napolitano. Sel apre a Renzi, ma chiude al governissimo. ‘Matteo è sicuramente una novità’, ma non tale da far cambiare idea a Sel sulla indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno il ‘blocco berlusconiano’, ha detto Nichi Vendola, al termine del colloquio al Quirinale con il capo dello Stato. ‘Siamo in grado di leggere gli elementi di novità’, ha spiegato il leader Sel rispondendo ad una domanda dei giornalisti sull’ipotesi di un incarico al sindaco di Firenze, ‘nessuna è così spiazzante da farci cambiare giudizio sulla nostra indisponibilità a votare la fiducia ad un governo che abbia al suo interno chi ha portato il Paese in questa situazione, cioè il centrodestra’.

Sul sindaco di Firenze, a sentire Flavio Tosi, la Lega darebbe disco verde. E il Pdl non lo esclude: ‘Un incarico a Renzi per la formazione del nuovo governo – dice Sandro Bondi – sarebbe in linea con una domanda di cambiamento che sale dal Paese’. Fratelli d’Italia ribadiscono il loro no ad un governo di larghe intese anche se si dicono disposti a valutare ‘con attenzione’ l’eventualità di un ‘vero governo di cambiamento’. In questo senso ‘certamente Renzi è uno di quelli che risponde a questa tipologia’, afferma La Russa. In via dell’Umiltà resta la preoccupazione per le spaccature profonde del Pd e la schizofrenia dei grillini. Dopo il lungo vertice a cena di ieri sera, anche Silvio Berlusconi ha riunito a palazzo Grazioli lo stato maggiore del Pdl per fare il punto. Al vaglio del Cavaliere le varie opzioni in campo, a partire da un possibile incarico a Giuliano Amato – ben visto da Berlusconi ma le cui chance nelle ultime ore sarebbero in calo sia per i veti incrociati del Pd che per il niet della Lega – fino all’ipotesi di un esecutivo guidato da un esponente del Pd, come Enrico Letta. Già ieri sera, viene spiegato, l’ex premier e i maggiorenti di via dell’Umiltà hanno analizzato anche l’ipotesi che, dietro proposta del Pd, il Colle possa affidare l’incarico a Matteo Renzi. Nome che non riscontrerebbe i favori condivisi del partito. Il Cavaliere, viene riferito, non avrebbe chiuso la porta a priori, invitando però i suoi alla cautela.

Il nome del sindaco di Firenze, per una parte dei vertici pidiellini, potrebbe invece essere quello giusto per sbloccare la situazione di impasse. Non solo. Per alcuni big di via dell’Umiltà con Renzi a palazzo Chigi e un governo di larghe intese, le chance del giovane ‘rottamatore’ di sfidare alle urne Berlusconi sarebbero ridotte di molto. Non verrebbe più visto come la novità assoluta, come il rinnovamento che invoca da tempo, è la riflessione. Ma c’è anche chi, nel Pdl, vede questa ipotesi come fumo negli occhi: non è accettabile che appoggiamo un governo guidato da quello che sarà il futuro ‘competitor’ del Cavaliere. L’unica condizione su cui Berlusconi non è disposto a trattare è la natura del governo: deve essere politico e forte, con una durata temporale non limitata e con un programma che si basi fortemente sugli otto punti del Pdl. Ma, al di là dei nomi, nel partito – come avviene ormai da settimane sin dal giorno dopo del risultato elettorale – si confrontano due linee: quella più ‘radicale’ dei falchi, più propensi a tornare subito alle urne per sfruttare i sondaggi positivi a favore del partito, e quella ‘trattativista’ delle colombe, che invece spingono affinché il Pdl sia azionista di maggioranza di un governo di larghe intese. Berlusconi, per ora, mantiene il punto: lavoriamo per far nascere un governo, ma l’opzione voto resta tra le possibili soluzioni qualora il Pd non riesca a superare le sue difficoltà e ponga veti considerati ‘inaccettabili’ dal Pdl.

La linea è quella di rimettersi nelle mani del Presidente della Repubblica, ma anche di farsi trovare pronti, nel caso in cui Giorgio Napolitano chieda a Scelta Civica di dare il proprio contributo al governo che verrà. Per questo lo stato maggiore del partito ha rinviato a dopo il proprio turno di consultazioni, previsto oggi alle 17, la riunione sul prossimo esecutivo. Nessuna preclusione sul nome di Matteo Renzi, dato in crescita nel `borsino´ dei possibili premier: Mario Monti non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il sindaco di Firenze, Lorenzo Dellai fa sapere che nessun veto arriverà da Scelta Civica mentre Andrea Romano lo considera ‘una risorsa per l’Italia’ a patto che non diventi ‘una carta’ per regolare conti interni al Pd. Intanto, però, tra i parlamentari cominciano a farsi i primi nomi per alcuni ministeri. E se a Mario Monti la Farnesina ‘calzerebbe come un abito su misura’, definizione utilizzata da un senatore, al ministero dell’Istruzione si ritiene che potrebbe fare bene Ilaria Borletti Buitoni.

I Cinque stelle sono convocati nel pomeriggio, alle 17,30, e potrebbero assumere una decisione mai vista nella storia della Repubblica, del tutto contraria al rispetto minimo delle istituzioni: non presentarsi dal Capo dello Stato. Alle 14 i M5S si riuniranno in assemblea per decidere la linea da tenere in vista delle consultazioni. Il Movimento già nella riunione di ieri ha considerato varie ipotesi, tra queste anche quella di disertare l’appuntamento non andando affatto al Quirinale. In Rete Paolo Becchi, considerato l’ideologo del M5S, invita i parlamentari stellati a tenere la barra dritta e non andare: ‘è tutta una farsa non ha senso andare alle consultazioni – scrive in un tweet – per consultare cosa poi se hanno già deciso!’. ‘Parliamo con Rodotà e lasciamo Napolitano al suo inciucio storico – aggiunge poco dopo in un altro ‘cinguettio’ - È il M5S la nuova Resistenza’. Intanto Grillo parla col tabloid tedesco Bild affermando che ‘l’Italia in autunno andrà in bancarotta’. ‘Berlusconi è finito. Le Pmi vanno in bancarotta. Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà difficile pagare pensioni e stipendi’. Per Grillo ‘non è il Movimento 5 Stelle a sabotare i partiti, sono loro a sabotare se stessi’. E in Italia ‘si vive una frattura storica, poiché i vecchi partiti stanno per sparire’. In un tweet Grillo commenta anche: ‘M5S primo assoluto‘. Il riferimento, nel link, è ai dati di Emg diffusi dal Tg de La7 che danno il M5S al 29,1% in crescita del 5,2%.

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Grillo in piazza a Roma: ‘E’ stato un golpettino furbo’, Napolitano? ‘Un signore stanco’

grillo-roma-santi-apostoli_topGrillo è salito sopra la sua auto, a ridosso di piazza Santi Apostoli, dove non è riuscito a entrare per la troppa folla, ha salutato dicendo ‘arrendetevi’ e poi se n’è andato via. Nonostante il mancato comizio di Beppe Grillo gli attivisti del Movimento 5 Stelle continuano a presidiare Piazza Santi Apostoli ormai quasi completamente riempita.

Dopo la protesta davanti a Montecitorio il Movimento 5 Stelle torna in piazza a Roma per esprimere il proprio dissenso per la rielezione di Giorgio Napolitano. ‘Un golpe? No, ma un golpettino furbo sì’, tuona Beppe Grillo durante la conferenza stampa. ‘C’è stato uno scambio per salvare Berlusconi e Mps, la nostra democrazia è ormai ridotta al lumicino. Stanno rubando un anno di tempo, sta succedendo questo’.

Il leader dei 5 Stelle ricorda l’incontro con Napolitano e spiega: ‘Ho visto un signore stanco, molto stanco.  Vi dico con franchezza cosa ci siamo detti, gli abbiamo chiesto la fiducia e ci ha detto che non avevamo i numeri’. Ma, secondo Grillo, ‘si sono riunite quattro persone di notte, non so se D’Alema e Bersani con Monti e Berlusconi, e hanno deciso di notte che il settennato doveva andare avanti’. A proposito di Bersani il leader dei 5 Stelle ha spiegato: ‘Se ci avessero detto ‘facciamolo insieme’ ci avremmo pensato’. L’affondo contro i partiti è durissimo: ‘Ieri l’applauso a Napolitano era verso di loro, era un applauso di scherno per dire: ‘Non ce l’avete fatta’. E poi sono usciti tutti, con le loro auto blu’.

‘Se ci metteranno in un angolo, resteremo in un angolo. Ci metteremo all’opposizione e voteremo le cose giuste se sono nel nostro programma’. Così Beppe Grillo in conferenza stampa a Roma.

‘Il nostro Movimento è nato il giorno di San Francesco. Noi siamo stati i primi francescani. Ci tengo a dirlo: è il papa che è grillino’, afferma Grillo. ‘Se faranno un governo non funzionerà. Se il programma sarà l’agenda Monti, non funzionerà. Voglio vedere i dieci saggi diventati ministri quando andranno in Parlamento e diranno i rimborsi elettorali ce li teniamo. Faranno la ola!’. Secondo il leader 5 Stelle ‘Rodotà sarebbe stato un Presidente che garantisce tutti gli italiani, di destra e di sinistra: invece serve un Presidente che garantisce il culo giudiziario a Berlusconi e a salvare il Mps‘. ‘Ieri sera potevo venire in piazza, non ho paura, ma avevo paura che la mia presenza potesse’ favorire ‘la violenza. Io non voglio entrare in questi giri. Sto calmando gli animi. C’è gente che mi dice andiamo a Roma, o fucile o niente. Dovreste ringraziarci perché teniamo calma la gente. In Francia, in Grecia ci sono i nazisti, qui ci sono i grillini che hanno due palle così’.

Dopo il dietrofront di ieri sulla piazza il leader del M5S era atteso per un comizio alla manifestazione organizzata in piazza Santi Apostoli. Per diffondere l’invito parlamentari e militanti hanno fatto girare un messaggio attraverso la Rete: ‘Ragazzi ci si vede dalle 15,00 in piazza dei SS.Apostoli per dire basta a questa vergogna. Non siamo sudditi, siamo cittadini. Non mancate’. Alla manifestazione sono attese migliaia di persone e il sindaco Alemanno è già intervenuto per avvertire Grillo: ‘Roma è anche la sua capitale ed è pregato di non considerare il suo arrivo come un’invasione perché siamo poco disponibili a tollerare questo atteggiamento’. E in merito a eventuali stati di allerta o pericoli possibili, Alemanno ha risposto: ‘Dovete chiederlo al questore ma ieri mi sembra non sia successo nulla di grave’.

Dopo aver dato appuntamento ai suoi sostenitori in piazza per ieri pomeriggio, Grillo aveva rinviato il suo arrivo a oggi facendo saltare la ‘marcia’ sulla Capitale. La manifestazione era proseguita fino a tarda sera davanti a Montecitorio alla presenza di numerosi parlamentari del gruppo. La delusione per la mancata elezione di Stefano Rodotà è risuonata forte in tutta la piazza. Cori da stadio, slogan e grida hanno caratterizzato la manifestazione alla quale hanno preso parte non solo i membri del M5s ma anche attivisti del Pd, di Rifondazione Comunista e del Partito Pirata, ma anche tanti cittadini comuni. Un gruppo ha anche stracciato la tessera del Pd non appena saputo della rielezione di Napolitano. Bersagliati i leader di Pd e Pdl, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Al termine delle votazioni un boato di disapprovazione ha accolto l’elezione di Napolitano, mentre deputati e senatori lasciavano alla spicciolata la Camera. Tra loro anche l’ex ministro Carlo Giovanardi, respinto a suon di tappi di bottiglia dal presidio che lui non esita a definire ‘fascista’. L’allerta sicurezza resta alta anche per la giornata di oggi nonostante non si segnalino particolari momenti di tensione in piazza.

Il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo è arrivato nei pressi piazza dei Santi Apostoli, ed è stato circondato da decine di giornalisti e fotografi.  Grillo è salito sopra la sua auto, a ridosso di piazza Sant’Apostoli, dove non è riuscito a entrare per la troppa folla, ha salutato dicendo ‘arrendetevi’ e poi se n’è andato via in auto.

Su Twitter #Grillo ’La manifestazione di Roma non é organizzata da M5S, é spontanea’ #tuttiaroma

I partiti si inchinano a ‘Re Giorgio’ e i 5 stelle scatenano la piazza

++ QUIRINALE: ANCORA FUMATA NERA A QUINTA VOTAZIONE ++I partiti si arrendono allo stallo politico istituzionale e si inchinano a ‘Re Giorgio‘, incoronandolo per la seconda volta capo dello Stato tra gli applausi dell’emiciclo mentre i 5 stelle tacciono e fuori dalla Camera scatenano la piazza.

Un bis per il capo dello Stato non e’ mai successo nella storia Repubblicana. Ad opporsi alla sua rielezione Sinistra e Liberta’ (con una mossa che sembra preludere il divorzio dal Pd) e il Movimento Cinque Stelle che si ritrovano uniti nel voto per Stefano Rodota’.

Ma alla fine, Napolitano incassa 738 voti, mentre il costituzionalista con 217 preferenze, prende appena una decina di schede in più della somma di Sel e M5S.

La reazione di Beppe Grillo non si fa attendere ed e’ furiosa: chiama a raccolta a Roma ‘milioni’ di cittadini per protestare contro quello che non esita a definire un ‘colpo di stato‘.

Parole che attirano la reprimenda di tutti i partiti e costringono i presidenti delle Camere e persino Vendola a prendere una netta posizione critica che inducono l’ex comico a ‘frenare’.

La candidatura di Napolitano nasce in nottata, sulle ceneri del Pd, per superare l’impasse in cui il partito di Pier Luigi Bersani si e’ cacciato dopo aver bruciato i nomi di Marini e Prodi, entrambi impallinati dal fuoco amico dei franchi tiratori.

Il segretario capisce che un nuovo candidato democratico andrebbe a sbattere. E anche un ‘papa straniero’ non sopravviverebbe alle forche caudine di un partito balcanizzato.

E cosi’ sale al Colle, implorando il capo dello Stato ad accettare di candidarsi per un ‘bis’. Ipotesi che anche Matteo Renzi, tornato a Firenze, benedice con un tweet.

Poco dopo Bersani, a varcare il portone del Quirinale e’ Silvio Berlusconi, insieme a Gianni Letta ed Angelino Alfano.

Il Cavaliere lo esorta ad accettare, sottolineando che solo il suo nome puo’ tenere unito un Pd sull’orlo della frantumazione, ma con numeri tali in Parlamento da prolungare lo stallo.

Napolitano non scioglie subito la riserva, ma pone subito una condizione che, in estrema sintesi, suona cosi’: se accetto, si fa quello che dico io. Anche Mario Monti sale al Colle.

Il professore, che fino a poco prima continuava a perorare la candidatura di Anna Maria Cancellieri, ritenendo in cuor suo la permanenza di Napolitano una ‘sconfitta della politica’, capisce che non puo’ perdere il ‘treno Napolitano’.

Al premier seguono i governatori delle Regioni (tra loro il leghista Roberto Maroni che, insieme alla Lega, da’ via libera alla rielezione), mentre al Colle arrivavano le calde sollecitazioni dalle forze sociali e dalla societa’ civile. Il presidente della Repubblica si prende qualche ora per riflettere.

Oltre alla stanchezza, pesa il fatto di aver sempre sostenuto che il settennato e’ concepito per rimanere tale. Ma alla fine accetta, spiegando di non potersi ‘sottrarre a un’assunzione di responsabilita’ verso la Nazione’, ma al contempo ammonendo: ‘Confido che corrisponda un’analoga collettiva assunzione di responsabilità’.

Parole dirette ai partiti, ai quali il capo dello Stato fa chiaramente capire di voler formare un governo il prima possibile. Circostanza non scontata: sulla carta i numeri ottenuti sembrano rassicuranti.

Ma in tanti si chiedono se il Pd terra’ alla prova di una fiducia in Aula ad un governo con il Cavaliere. Perché al di la’ delle formule (di scopo, del presidente, delle larghe intese) l’Esecutivo che Napolitano ha in mente prevede la partecipazione di tutte le forze responsabili per fare le riforme necessarie al Paese.

Quelle istituzionali ed economiche, sulla falsariga del lavoro dei ‘saggi’ da lui stesso nominati. Il toto-premier e’ gia’ cominciato: i nomi piu’ gettonati sono quelli di Giuliano Amato (gia’ considerato da Napolitano un ottimo candidato per il Colle) ed Enrico Letta.

Ma nessuno si spinge a prevedere che grado di connotazione politica vorra’ dare al ‘suo’ governo. ‘Avrò modo di dire quali sono i termini con cui ho accolto l’appello ad assumere di nuovo la carica di presidente’, si limita a dire Napolitano, che lunedì giurerà e pronuncerà il discorso di insediamento di fronte al Parlamento in seduta comune.

È il primo bis nella storia della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano di nuovo presidente

Napolitano rielettoÈ il primo bis nella storia della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano è stato rieletto presidente della repubblica con 738 voti alla sesta votazione, 217 le preferenze per Stefano Rodotà. È la prima volta che un Capo dello Stato viene rieletto per il secondo settennato. Il Capo dello Stato ha accettato la ricandidatura al Quirinale dopo un forte pressing da parte di Pd, Pdl e Scelta civica. Passa dunque per l’attuale inquilino del Colle, 88 anni a giugno, la carta tirata fuori nelle ultime ore da Pd e Pdl, il giorno dopo lo sgambetto a Romano Prodi da parte di un centinaio di franchi tiratori del centrosinistra e l’annuncio da parte di Pier Luigi Bersani di dimettersi dopo il voto per il Capo dello Stato. Napolitano nella mattinata aveva ricevuto Bersani, Berlusconi, il premier Mario Monti e una delegazione di presidenti delle Regioni. Gli è stato rivolto, spiega una nota del Quirinale, ‘un caldo appello a riconsiderare le ragioni da lui più volte indicate di indisponibilità a una ricandidatura’.

L’aula alla Camera nella mattinata aveva decretato una nuova fumata nera al termine dello spoglio della quinta votazione: Stefano Rodotà aveva ottenuto 210 voti, Giorgio Napolitano 20, Rosario Monteleone 15, Emma Bonino 9, Anna Maria Cancellieri 3, Massimo D’Alema 2, Franco Marini 2. I voti dispersi sono stati 14, le schede bianche 445, le schede nulle 17. Ieri, nel quarto tentativo il professore ha ottenuto appena 395 preferenze, contro le 213 di Stefano Rodotà e le 78 del ministro Annamaria Cancellieri. Dopo che il suo nome è stato bruciato, Prodi si è detto non più a disposizione. Renzi su Facebook: spero che siano finiti i giochi disgustosi, inevitabili e sagge le dimissioni di Bersani. Ecco la cronaca della giornata.

Ore 18,15. Napolitano riconfermato presidente 
È stato raggiunto il quorum per la rielezione del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Applauso lungo e spontaneo in aula alla Camera.

Ore 17,54. Dopo le prime cento schede Napolitano ha il 79% dei voti 
Dopo le prime cento schede scrutinate Giorgio Napolitano ha 79 voti. La percentuale è dunque del 79 per cento. Per essere eletto deve raggiungere il quorum della metà più uno dei grandi elettori, pari a 504 voti.

Ore 17, 48. Fassina: Grillo smentisca e si scusi per le sue parole incendiarie
‘Grillo parla di golpe smentisca e si scusi perché le sue sono parole incendiarie’, ha detto Stefano Fassina, dirigente del Pd, intervistato nel corso dello speciale del TgLa7. ‘Le parole di Grillo non vanno prese alla leggera perché Grillo è capo di un partito e noi stiamo eleggendo un presidente che non gli piace ma lo stiamo eleggendo democraticamente’.

Giorgio Napolitano, 87 anni, è il primo capo dello Stato a ricevere la richiesta di rielezione essendo ancora in carica. Oltre a essere stato il primo presidente proveniente dal Pci, potrebbe quindi anche diventare il primo presidente eletto per la seconda volta.
La sua disponibilità viene accolta con favore in Europa. ‘Ringrazio il presidente Napolitano per la sua assunzione di responsabilità e la sua generosità, nell’accettare la ricandidatura a presidente in un momento così difficile’ scrive in una nota il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Soddisfatti anche la Conferenza episcopale italiana (Cei) e l’Osservatore Romano. Scrive il quotidiano della Santa Sede: ‘È ancora una volta Giorgio Napolitano la vera risorsa della Repubblica’.

‘Intanto faccio i miei migliori auguri a Napolitano. Non ho nessun’altra riflessione da fare, encefalogramma piatto. Anche se sono preoccupato per il paese da molto tempo’. Nipotini, figlio e nuora ad attenderlo, ma anche una notevole folla di giornalisti. E’ atterrato all’aeroporto Marconi di Bologna, Romano Prodi, di ritorno dalla missione in Mali come da programma. Anche se rimette piede sul suolo italiano masticando amaro per quella candidatura al Quirinale bruciata alla quarta votazione.

‘Grazie dell’accoglienza, mi ricorda i vecchi tempi, ma non ho nulla da dichiarare’, afferma l’ex premier nella sala arrivi del Marconi. Qualche caramella scambiata con uno dei nipotini, qualche timido applauso tra i viaggiatori che lo riconoscono.

‘Sulle frasi di Grillo non commento’, ha proseguito. E a chi gli ha chiesto se è deluso da quello che è successo, con la rielezione di Napolitano al Quirinale dopo la sua bocciatura, la risposta amara dell’ex presidente del consiglio è stata lapidaria: ‘Per nulla. Solo molto sereno, non mi sento tradito’.

Pochi minuti dopo Prodi ha raggiunto casa sua in via Gerusalemme: ‘Perché tutta questa gente non sono mica il presidente della Repubblica?’.

Beppe Grillo è diretto a Roma, vi aspettiamo in piazza Montecitorio per riprenderci il maltolto! Alle 19.30′. Lo annuncia su Twitter il Movimento 5 Stelle di Roma.

‘Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E’ necessaria una mobilitazione popolare. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese’. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog.

‘Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale’, scrive Grillo sul blog.

‘Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti’, scrive il leader dl M5S.

‘Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile – aggiunge – Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull’inciucio ventennale dei partiti’, aggiunge.

Ed è proprio Rodotà a dirsi contrario a qualsiasi marcia su Roma. ‘Io sono contrario a qualsiasi marcia su Roma’. Lo ha dichiarato a Bari Stefano Rodotà.

‘Per quanto riguarda le ultime vicende sono sempre stato convinto che le decisioni parlamentari possano e debbano essere discusse e criticate anche duramente ma partendo dal presupposto che si muovano nell’ambito della legalità costituzionale’. Lo ha detto a Bari Stefano Rodotà dopo le parole pronunciate da Beppe Grillo. ‘Ringrazio tutti quelli che pensano a me e sono contento che il mio nome parli alla sinistra italiana‘, ha ripetuto ancora una volta Rodotà.

‘Io non devo dire né sì né no, questo è il punto. Avrei dovuto dire qualcosa se fossi stato lì dentro’. Lo ha detto Stefano Rodotà, oggi a Bari per un dibattito alla ‘Repubblica delle idee’ del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, parlando delle votazioni a Montecitorio che lo hanno visto candidato al Quirinale contrapposto alla rielezione di Giorgio Napolitano.

‘Non so nulla oggi’, ha argomentato Rodotà. Quanto al suo alto gradimento fra i militanti M5S alle ‘quirinarie’, ‘i voti della Rete sono una cosa complicata da decifrare. Intanto c’è stata una grandissima attenzione, crescente, abbastanza impressionante’.

‘Dai democratici un silenzio inspiegabile. Sono stato scelto dal web e non da Beppe’. Lo dice Stefano Rodotà, giurista, candidato del M5S al Quirinale in una intervista. ‘Mi conoscono da una vita – afferma – e neanche una telefonata. Sono molto irritato. Ho lavorato tanti anni con quelle persone. Quando faceva comodo mi cercavano parecchio. La mia candidatura – aggiunge – girava in rete da mesi con sottoscrizioni, firme e appelli. Non è l’invenzione dei 5 Stelle’.

‘Ho letto dichiarazioni ipocrite da parte del Pd. Non hanno mai parlato con me della mia candidatura. Eppure, il mio numero ce l’hanno – spiega il giurista – Se c’è stato qualcosa cui i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno tenuto molto in questi giorni, è proprio dire che la mia non era una scelta interna, che non apparteneva alla loro parte politica. È aperta a tutti. Lo hanno spiegato più volte e molto bene. Per questo non l’ho sottolineato’.

‘Sono un signore che loro conoscono bene da alcuni anni – aggiunge Rodotà – Esistono molti strumenti oggi per tenersi in contatto: telefono, sms, e-mail. Se volevano un chiarimento perché non li hanno usati’? Rodotà ha detto di essere ‘rispettoso di chi ha fatto su di me un investimento politico significativo’. E ribadisce: ‘la mia candidatura girava in rete da mesi. Non è stata certo un’invenzione dei grillini. Girava, era stata molto appoggiata e questo ha determinato poi la reazione della rete’.

Rodotà afferma di aver ‘fatto due chiacchiere’ con Laura Puppato: ‘Così, perché lei mi aveva votato. Non siamo entrati nel merito della mia candidatura. Su quella c’è un silenzio totale. Nessuno si è preso la briga di parlarne con me’.

Renzi: ora il Pd può cambiare senza paura. Lo scrive il sindaco di Firenze in un tweet nel quale si rallegra per l’elezione di Napolitano, definito ‘il presidente di tutti’. ‘Napolitano è il presidente di tutti Parlare di golpe è ridicolo’.

Monti: per l’Italia enorme fortuna avere ancora Napolitano. Nel momento in cui il nome di Napolitano ha superato i 504 voti richiesti, Mario Monti gli ha telefonato dall’Aula di Montecitorio per rallegrarsi ed esprimere profonda gratitudine per aver accettato la candidatura. Lo rende noto un comunicato. ‘Monti – aggiunge il comunicato – ha espresso a Napolitano, anche a nome di Scelta Civica, profonda gratitudine per aver accettato, con grande spirito di sacrificio, di proseguire nel suo alto magistero istituzionale e morale, in questa difficile fase della vita nazionale’.

Pd, si dimette intera segreteria. Enrico Letta: ‘Andremo a congresso’. Bersani: ‘Risultato eccellente, grazie Napolitano’.

Sesta votazione i dati ufficiali . Giorgio Napolitano ha ottenuto 738 voti. Stefano Rodotà è rimasto fermo a 217, pur guadagnando una decina di voti rispetto a quelli delle forze politiche che lo sostenevano, Sel e Movimento Cinque Stelle. Hanno ottenuto voti anche Sergio De Caprio, il comandante ‘ultimo’, otto, Romano Prodi, 2, Massimo D’alema, 2, 1 voto Slvio Berlusconi, Renato Schifani e Francesco Guccini.

Già 21 anni fa Giorgio Napolitano e Stefano Rodotà si contesero uno scranno, quello della presidenza della Camera. Maggio 1992, l’XI legislatura era da poco iniziata e l’allora Pds si divise su chi scegliere per la terza carica dello Stato. Un mese prima, ad aprile, Napolitano aveva sfidato per la presidenza della Camera Oscar Luigi Scalfaro ed era stato battuto. Poi Scalfaro fu eletto al Quirinale e la poltrona più alta di Montecitorio si liberò. Per il Pds si pose il problema del nuovo candidato e la rosa si restrinse a tre: lo stesso Napolitano, Rodotà, vicepresidente della Camera e presidente del partito, e Nilde Iotti. Alla fine la Quercia non senza lacerazioni puntò su Napolitano, che fu eletto, e Rodotà si dimise da presidente del Pds.

Napolitano il quarto presidente più votato. Con 738 voti su 997 votanti, pari al 74%, Giorgio Napolitano risulta il quarto Presidente della Repubblica più votato. Meglio di lui hanno fatto Sandro Pertini, 832 voti su 995, pari all’84,4%; Giovanni Gronchi, 658 su 833, pari al 78%; Francesco Cossiga, 752 su 977, pari al 74,3%. Subito dopo Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, 707 voti su 990 votanti, pari al 71%. Nel 2006, il Capo dello Stato rieletto oggi ottenne 543 preferenze su 990 votanti, pari al 54,3%.

Van Rompuy: ‘Congratulazioni a Napolitano per senso di dovere’.’Congratulazioni a Giorgio Napolitano per la sua rielezione a presidente della Repubblica italiana e per il senso del dovere espresso’. E’ quanto scrive in un tweet il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Papa Francesco loda ‘la grande disponibilità e lo spirito di sacrificio’ con il quale Giorgio Napolitano ‘ha accettato nuovamente la suprema magistratura dello Stato Italiano quale presidente della Repubblica’. ‘Desidero rivolgerle – gli scrive in un messaggio personale – le più sincere e cordiali espressioni augurali, e mentre auspico che Ella possa continuare la sua azione illuminata e saggia sostenuto dalla responsabile cooperazione di tutti invoco sulla sua persona e sul suo alto servizio al Paese la costante assistenza divina e di cuore invio a Lei ed alla diletta Nazione Italiana la benedizione apostolica quale incoraggiamento a costruire un futuro di concordia, di solidarietà e di speranza’.

‘In questo campo di rovine che è diventata la politica italiana’ Giorgio Napolitano ‘è l’unico ad essere restato più o meno affidabile, rassicurante, professionale’. Così scrive ‘Le Monde‘ in un commento alla rielezione di Napolitano al Quirinale in cui spiega che proprio per questo ‘si sono rivolti a lui per uscire dall’impasse politica che minacciava di diventare un abisso in cui sarebbero stati risucchiati’.

‘Ammiro la sua decisione di servire di nuovo il popolo italiano come presidente’: lo afferma il presidente americano, Barack Obama in una nota sulla rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale.

Napolitano giura lunedì. Il giuramento di Giorgio Napolitano, si terrà lunedì prossimo alle ore 17. La cerimonia avverrà a Montecitorio alla presenza dei grandi elettori. Secondo alcune fonti, da martedì dovrebbero riprendere le consultazioni per la formazione di un nuovo governo.

Napolitano: ‘Su di me fiducia espressa liberamente’. ’Auspico fortemente che tutti sappiano onorare i loro doveri concorrendo nel rafforzamento delle istituzioni repubblicane’. Lo ha detto Giorgio Napolitano dopo aver ricevuto la notifica ufficiale della avvenuta rielezione. ‘Tutti – ha continuato – ‘guardino come ho fatto io alla situazione difficile del Paese, ai suoi problemi, alla sua immagine e al suo ruolo nel mondo’. ‘Lunedì avrò modo di dire i termini entro i quali ho accolto in assoluta limpidezza l’appello rivoltomi’ per un secondo mandato presidenziale. Lo ha detto Giorgio Napolitano ricevendo dai presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, la notifica ufficiale della avvenuta rielezione. Lunedì, ha aggiunto, ‘preciserò anche come intendo attenermi all’esercizio delle mie funzioni istituzionali’.

Grillo rinuncia a Montecitorio. Impossibile arrivare a piazza Montecitorio. Grillo si sposta a piazza del Popolo. Oltre un migliaio in piazza per Grillo. Sono oltre un migliaio i manifestanti raccolti attorno a piazza Montecitorio, con una folla gremita anche lungo via del Corso, in attesa dell’arrivo di Beppe Grillo. M5S su Twitter: ‘Isolare i violenti. Una raccomandazione: nessun tipo di violenza, ma solo protesta civile. Isolate gli eventuali violenti’. Così il Movimento 5 Stelle su Twitter. E sceglie sempre Twitter Beppe Grillo per comunicare le novità a proposito di manifestazione. ‘Arriverò a Roma durante la notte e non potrò essere presente in piazza. Domattina organizzeremo un incontro con la stampa e i simpatizzanti’, fa sapere con un tweet.

 Ad ora non è confermata la manifestazione di domani del Movimento 5 Stelle con Beppe Grillo a Roma. Lo si apprende da fonti del Movimento 5 Stelle romano e laziale che precisano che’”fino a questo momento non è stato chiesto il permesso per alcuna piazza della Capitale e se si decidesse domani mattina di organizzare qualcosa sarà fatto con la voglia di ritrovarsi così come si faceva i primi tempi a Parma e lo si farà nei parchi’. ‘Non faremo nessuna marcia su Roma – aggiungono – quello che avevamo da dire lo abbiamo detto da subito fuori da Montecitorio e abbiamo continuato fino a poco fa fino a piazza Colonna. Adesso non siamo più in strada, noi del movimento siamo tornati a casa dalle nostre famiglie. A protestare ora sono centri sociali, gente del Pd delusa dal proprio partito, noi per oggi abbiamo finito’. I cinque stelle dicono, almeno per questa sera, di aver ‘convinto il leader Beppe Grillo, a non organizzare nulla per domani’.

Su Twitter #napolitanobis , #tuttiaroma#marciasuroma#presidentedituttiParlamentoPaeseStato#ReGiorgioColle

Bersani si dimette: ‘Fra di noi uno su quattro ha tradito’

Bersani PD‘Per me è troppo. Consegno all’assemblea le mie dimissioni. Operative da un minuto dopo l’elezione del Presidente della Repubblica‘. Lo ha detto Pier Luigi Bersani all’Assemblea del Pd.

‘Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidarietà, una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri’.

‘Domani mattina (oggi) ci asteniamo e faremo un’ assemblea, mi auguro che si trovi una proposta con le altre forze politiche. Noi da soli il presidente della Repubblica non lo facciamo’.

Allo scrutinio di questa mattina per l’elezione del presidente della Repubblica il Pd voterà dunque scheda bianca.

‘Nella situazione che si è creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione’ per l’elezione del Presidente della Repubblica. Lo ha detto Bersani all’assemblea dei gruppi parlamentari del Pd.

Il partito è andato in pezzi sulla bocciatura di Romano Prodi al quarto voto per il Colle. Il Professore si è ritirato subito dalla corsa scrivendo una lettera a Roma dal Mali, dove è inviato per l’Onu in una missione di pace : ‘Chi mi ha portato fin qui si assuma le proprie responsabilità’.

‘Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del consiglio, inviato in Mali e l’abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare che il mio partito stia impedendo la soluzione. Questo è troppo’. Così Bersani motivando all’assemblea del Pd le sue future dimissioni.

Fra di noi uno su quattro ha tradito‘ ha detto Bersani riferendosi all’ultimo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. ‘Ci sono pulsioni – ha aggiunto Bersani – a distruggere il Pd’.

‘Non riesco proprio ad accettare la bocciatura di Romano Prodi’. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, all’assemblea dei parlamentari del Pd, riferendosi all’ultimo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. ‘Spero che la mia decisione serva ad arrivare ad un’assunzione di responsabilità’, ha concluso Bersani prima di lasciare l’assemblea.

L’addio di Bersani che i presenti descrivono come ‘furioso’ si consuma tra gli applausi polemici le accuse incrociate tra le varie correnti, alimentando l’idea che nel Pd è stato raggiunto un punto di rottura di non ritorno.

Prodi ha fatto le spese della resa dei conti nel Pd. Ma se possibile, la sua giornata è stata resa ancor più nera dalla notizia della morte del caro amico e collaboratore storico, Angelo Rovati.

‘Li stiamo mandando a casa. Inizia la resa dei resa conti e noi li ricordiamo i conti in sospeso’. Ha commentato Beppe Grillo intervenendo da Udine. ‘Ora pensano ad Amato o a D’Alema. Se nominano questi qui, sono finiti. Saranno costretti a votare Rodotà e sarà una svolta epocale’.

‘Voglio darvi una notizia che vi farà tornare l’appetito: Bersani si è dimesso’. Un’ovazione ha accolto le parole del leader del Pdl Silvio Berlusconi alla cena elettorale per Gianni Alemanno sindaco. ‘Se domani ci sarà un candidato idoneo per un governo condiviso – ha aggiunto il Cavaliere – daremo il nostro voto, altrimenti faremo come oggi e non parteciperemo alla votazione’.

Berlusconi ha poi afferrato il microfono per cantare, pare, in francese: ‘Dedico queste canzoni alla signora Rosy Bindi – avrebbe detto tra i risolini dei presenti – che si è dimessa dalla presidenza del Pd’. Alcuni anni fa, era il 2009, Berlusconi si era reso protagonista di un attacco di una volgarità inaudita all’esponente Pd definendola ‘più bella che intelligente’ nel corso di un intervento a Porta a Porta. Bindi aveva reagito con un espressione divenuta rapidamente celebre: ‘Non sono una donna a sua disposizione’.

Romano Prodi non ce la fa e ritira la sua candidatura. Bindi si dimette, caos nel Pd

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Romano Prodi non ce la fa e ritira la sua candidatura. Al quarto scrutinio per l’elezione del capo dello Stato, il candidato del Pd non è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta di 504 voti e si è fermato a 395 preferenze, contro le 496 su cui poteva contare sulla carta. Pdl e Lega non hanno partecipato al voto. Bindi si dimette.

Il quarto scrutinio. Stefano rodotà, candidato di Beppe Grillo, ha ottenuto 213 voti, mentre Annamaria Cancellieri, sostenuta da Scelta civica 78, e Massimo D’Alema 15. Franco Marini 3, Giorgio Napolitano 2. I voti dispersi sono 7, le schede bianche 15, le schede nulle 4.

A Prodi mancano un centinaio di voti. ’Tutti i nostri voti sono andati a Romano Prodi ed erano ‘segnati’, sono andati tutti a Romano Prodi’. Lo spiega il capogruppo di Sel alla Camera Gennaro Migliore. A chi gli chiede se le loro schede fossero quelle su cui era scritto ‘R. Prodi‘, Migliore ha replicato di sì.

Scene di euforia tra i deputati del Pdl che ha accolto il mancato raggiungimento del quorum e il risultato decisamente sotto le previsioni di Prodi, con grandi abbracci. Molto soddisfatta Jole Santelli che ha abbracciato due colleghe di gruppo, mentre il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri si è precipitato nel cortile dicendo «ora Prodi se ne deve andare», accompagnando la sua affermazione lo con un eloquente gesto della mano.

Pd sotto shock. Gabinetto di guerra nell’ufficio di Bersani alla Camera dopo l’esito del votosu Prodi che ha provocato uno shock. Chi festeggia è il M5s che ora punta tutto sul nome di Rodotà. Il Pdl dal canto suo, torna su D’Alema e Amato, ma ora pensa anche a Severino e Cancellieri. Su quest’ultima torna in pressing anche il premier Mario Monti.

Rodotà.
 ’Sorpreso’ ma assolutamente ‘tranquillo. Così Stefano Rodotà ha commentato a Rainews24 l’esito del quarto scrutinio. «Sono disteso altrimenti non sarei stato capace di parlare bene, non ho una preoccupazione che mi opprime», ha spiegato Rodotà dopo un convegno. ‘Vivo questa cosa con assoluta con tranquillità’, ha aggiunto.

Ieri il candidato condiviso da Pd e Pdl, Franco Marininon era riuscito a raggiungere la maggioranza richiesta dei due terzi dei voti. Stamani il Pd si era ricompattato su Romano Prodi, ma anche l’ex presidente della commission europea non è riuscito a raggiungere il quorum richiesto, che dal quarto scrutinio scende a quota 504.

La candidatura Prodi. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aveva proposto stamani all’assemblea dei grandi elettori del Pd il nome di Prodi. La proposta è stata approvata all’unanimità dall’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. ‘Prodi qualifica la nostra coalizione e parla al nostro paese’, ha detto Bersani.

Il terzo scrutinio.
 Stefano Rodotà, appoggiato dal M5S, è stato ancora una volta il candidato più votato con 250 preferenze su 949 votanti (1007 i grandi elettori). Le schede bianche sono state 465, 34 le preferenze di Massimo D’Alema, 22 Romano Prodi, 12 Giorgio Napolitano, 9 Anna Maria Cancellieri. Si sono registrate poi 47 schede nulle e 44 voti dispersi.

Dopo la doppia fumata nera per Franco Marini, che oggi alza bandiera bianca ritirandosi dalla corsa, anche Prodi dunque non ce la fa. Sull’ex premier c’era la netta contrarietà del Pdl, mentre Monti, ha calato sul tavolo la carta Anna Maria Cancellieri. Anche Beppe Grillo ha insistito sul suo candidato, Rodotà, sottolineando: ‘Nessuno in M5S si è mai sognato di votare Prodi e non se lo sognerà nemmeno in futuro’.

Che Prodi fosse a rischio l’aveva dimostrato il tentativo di Ricardo Levi (ex portavoce di Prodi) e Dario Franceschini di convincere Scelta Civica a convergere sull’ex presidente della Commissione europea. Ma il professore, intercettato dai due esponenti del Pd nel bel mezzo del cortile di Montecitorio, non ha ceduto e confermato che per il Quirinale serve una figura gradita anche dal centrodestra.

La quinta votazione per eleggere il Presidente della Repubblica comincerà domani alle 10. Intanto, è  caos Pd che pero’ precisa che il segretario Pier Luigi Bersani non si dimette. E’ Rosy Bindi a lasciare la carica di presidente. ‘Il 10 aprile ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd’, ha reso noto in un comunicato. ‘Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre. Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese‘.

Il deludente risultato su Romano Prodi nello scrutinio di questo pomeriggio sta provocando un nuovo terremoto nel Pd. I dirigenti del partito sono riuniti nella stanza di Pier Luigi Bersani alla Camera. Con il segretario ci sono Enrico Letta, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro e i capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda. Facce scure tra tutti i dirigenti del Pd. Nessuno parla, ma la delusione e’ evidente. L’unica a farsi sfuggire un eloquente ‘sconforto’ è stata Finocchiaro, a fotografare lo stato d’animo dei vertici del partito. Ora il segretario dovrà decidere quale strategia adottare, se restare fermi anche domani sul nome di Prodi o cambiare di nuovo candidato.

Intanto nel Pdl è ‘rivolta’ contro la candidatura di Romano Prodi. Silvio Berlusconi si definisce ‘sconcertato’. ‘E’ stato sacrificato – dice ai gruppi del Pdl – il valore superiore della rappresentanza di tutti gli italiani nell’esclusivo interesse del Pd’. Il Cavaliere ha invitato i parlamentari a non partecipare alla quarta votazione per le elezioni del Capo dello Stato. Ora sarà – dice – lotta dura, il Pd ha sbagliato tutte le scelte.

‘Ritorna Marini’: parola di Umberto Bossi. Intervistato dal Tg3, Bossi ha criticato Romano Prodi: ‘In passato ha venduto i beni pubblici ai grandi imprenditori privati, rovinando il paese’. Ed oggi ‘Il passato impedisce lo sviluppo positivo del presente’.
‘L’errore è stato quello di far votare Marini troppo presto’, ha aggiunto, ‘bisognava farlo votare quando il quorum calava’. Ed ora, ‘quando si abbasserà il quorum il nome tornerà ancora’. Quanto alla sinistra, ‘ci mandi gente credibile a trattare. Prima ci hanno detto Marini e poi sono stati loro a fucilarlo’.

Non arriveranno sponde al Pd, se vogliono votare Prodi lo faranno con il Movimento 5 Stelle se ci riescono. E’ la linea che Mario Monti ha dettato ai gruppi di Scelta Civica in una riunione tenutasi alla Camera. Il premier uscente insiste ancora sul voto condiviso e – ha ragionato con i suoi – ‘se il Pd eleggerà Prodi dovrà fare il Governo con il Movimento 5 Stelle e non con noi’.
Scelta Civica punta, spiegano fonti parlamentari del partito, ad essere decisiva della scelta di una candidatura che trovi largo consenso tra le forze politiche. ‘All’unanimità hanno deliberato di sostenere con il proprio voto, nell’odierna votazione per l’elezione del Capo dello Stato, Anna Maria Cancellieri’ si legge in una nota di Scelta Civica.

Quirinale verso il terzo scrutinio, domani alle 10

quirinale-voto15.42 – AL VIA ALLA CAMERA LA SECONDA VOTAZIONE. Al via, alla Camera, la seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica. Anche il secondo scrutinio richiede la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea.

16.22 – INGROIA: ‘IL PD FACCIA UNA COSA DI SINISTRA, VOTI RODOTÀ’. ‘Ora il Pd faccia qualcosa di sinistra, abbandoni definitivamente Berlusconi e voti Rodotà’, ha scritto Antonio Ingroia su Twitter.

16.03 – ALFANO: ‘PD BIANCA? SI CERCHI UNA SOLUZIONE IDONEA’. ‘Il Pd comunica di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il capo dello Stato alla quarta votazione’, ha affermato il segretario del Popolo della libertà Angelino Alfano.

15.55 – SUL BLOG DI GRILLO LA TESSERA BRUCIATA DEL PD. Il blog di Beppe Grillo ha postato il video di una militante del Pd che ha bruciato in piazza, davanti Montecitorio, la tessera del suo partito. Il gruppo di comunicazione del M5s l’ha raggiunta e intervistata. La donna, Claudia Costa, aveva le lacrime agli occhi e ha detto: ‘Sono andata in piazza con un cartello: ‘Bersani sicario del Pd”.

16.24 – PRESIDIO PRO-RODOTÀ NEL POMERIGGIO A BOLOGNA. Presidio a favore di Stefano Rodotà e contro le larghe intese organizzato a tempo record per il pomeriggio del 18 aprile a Bologna. L’appuntamento è alle 18.30 in piazza Nettuno e a promuoverlo sono il comitato Acqua bene comune e il comitato Articolo 33, lo stesso del referendum contro i fondi alle scuole paritarie del Comune e del quale Rodotà è presidente onorario.

16.30 – SCILIPOTI IRONICO: ‘VOTO RODOTÀ, POLITICO ANTI-CASTA’. Il senatore del Popolo della libertà Domenico Scilipoti, a sorpresa, ha scritto su Twitter: ‘Voterò il professore Rodotà, politico dell’anti-Casta’.
Come mai questa decisione? Scilipoti ha usato l’ironia: ‘Mi sono lasciato convincere dal tumulto dei 50 dimostranti che da stamattina si sono assiepati a Montecitorio. In fondo, il professore può essere un degno rappresentante dell’anti-Casta, un esempio di nuovismo a cui non bisogna porre argini’.
E ancora: ‘Il professore è stato deputato al parlamento italiano solo per quattro legislature consecutive (dall’VIII all’XI), mentre solo per 11 anni ha calcato i banchi del parlamento europeo; è stato per otto anni garante per la protezione dei dati personali, e ora, a soli 80 anni, ha davanti a sé un fulgido e splendente futuro’.

16.36 – VENDOLA: ‘BRAVO TOCCI PER L’ELOGIO DEL FRANCO TIRATORE’. ’La cosa più bella dell’assemblea della sera del 17 aprile è stata ‘l’elogio del franco tiratore’ fatto da un deputato del Pd in apertura del suo intervento’. A raccontare del discorso di Walter Tocci nel tormentato vertice dei grandi elettori del centrosinistra – uno dei più ‘celebrati’ e citati in Transatlantico – è stato il leader di Sel Nichi Vendola: ‘Ha fatto un bellissimo intervento che è stato tra l’altro applauditissimo. L’elogio del franco tiratore, bellissimo e poi attuale’.

16.53 – IL RENZIANO RUGHETTI: ‘VIA DAL PD? NEANCHE A PEDATE’. ‘Certo che sono contento per il Chiampa’: così Angelo Rughetti, deputato del Pd, ha commentato la prima tornata di votazioni alla Camera. Ma niente gruppo parlamentare autonomo dei renziani: ‘Questa cosa è semplicemente ridicola. Siamo sempre alla solita disinformazione per cercare di metterci nell’angolo, ma noi rispondiamo con un sorriso. Dal Pd non ce ne andiamo neanche a pedate’.

16.41 – BERSANI NON RISPONDE ALLA PRIMA CHIAMA. Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani non ha risposto alla prima chiama della seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica che si sta svolgendo nell’Aula della Camera.

17.11 – BUONANNO (LEGA) VOTA CON LA T-SHIRT ‘LA GENTE È STUFA’. È entrato nella cabina allestita nell’emiciclo di Montecitorio in giacca e cravatta e ne è uscito con una maglietta con la scritta: ‘La gente è stufa… Io anche! Sveglia!’. A inventarsi questo cambio d’abito per protesta durante la prima votazione è stato il parlamentare della Lega Nord Gianluca Buonanno. L’esponente del Carroccio ha percorso in maglietta i pochi metri che separano le cabine elettorali dal resto dell’emiciclo, giusto il tempo di farsi immortalare dai fotografi assiepati nelle tribune, e poi se l’è tolta subito, prima dell’intervento dei commessi.

17.33 – BERSANI ‘SONDA’ MARINI, MA IL CANDIDATO PER ORA RESTA. Pier Luigi Bersani, a quanto si è appreso da fonti parlamentari, avrebbe ‘sondato’ Franco Marini per capire se, alla luce della prima votazione, l’ex presidente del Senato aveva intenzione di ritirarsi. Ma Marini per ora avrebbe escluso un passo indietro, convinto di potercela fare, con il sostegno del Popolo della libertà, dalla quarta votazione.

18.08 – BERSANI: ‘NON MI RISULTA UN INCONTRO CON RENZI, MA NO PROBLEM’.’L’ho letto, non mi risulta, ma non ho problemi a incontrarlo’. Così Pier Luigi Bersani ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto se ha intenzione di incontrare Matteo Renzi.

18.05 – SECONDA VOTAZIONE ‘LAMPO’, INIZIATO LO SPOGLIO. Seconda votazione ‘lampo’ per l’elezione del presidente della Repubblica nell’Aula della Camera. La chiama dei grandi elettori è infatti terminata a poco meno di due ore e mezzo dall’inizio e ora è partito lo spoglio delle schede. La rapidità è dovuta proprio alla scelta di votare scheda bianca da parte di Partito democratico e Popolo della libertà.

17.46 – RENZI PRESTO A ROMA: ‘MARINI SALTATO, È EVIDENTE’. Matteo Renzi si prepara ad andare a Roma, dove probabilmente ha in programma un incontro con i parlamentari a lui vicini, ma non è previsto un faccia a faccia con il segretario Pier Luigi Bersani: ‘Non credo proprio. Sono qui a lavorare’, ha detto rispondendo a una domanda su questa eventualità. Inoltre, secondo quanto appreso, il rottamatore non è stato cercato da Bersani. ’A questo punto è evidente: Marini è saltato’, ha detto il sindaco di Firenze. ‘Quella di stasera era un’ipotesi’, ha poi aggiunto sui tempi in cui potrebbe raggiungere la Capitale, ma penso sia più probabile e più utile domani mattina. Oppure si può anche fare le cose per telefono, come fino a ora…’.

18.38 – I GIOVANI DEL PD OCCUPANO LA SEDE DEL PARTITO A PRATO. Una ventina di giovani militanti del Pd pratese hanno occupato la sede della federazione provinciale del partito per protestare contro il ‘metodo’ utilizzato per la scelta del candidato alla presidenza della Repubblica. I giovani si sono riuniti in una stanza e hanno affisso uno striscione che reca la scritta ‘Per un presidente di cambiamento occupy il Pd‘. I ragazzi hanno minacciato di restare nella sede fino a quando non sarà eletto il nuovo presidente. ‘Marini è una persona degna, ma non riesce a unire neppure il centrosinistra’.

18.28 – BERSANI: ‘FASE NUOVA, AL PD SPETTA LA PROPOSTA’. Pier Luigi Bersani ha spiegato come cambia la linea del Partito democratico: ‘Bisogna prendere atto di una fase nuova, al Pd spetta la proposta. Sarà decisa nell’assemblea dei grandi elettori’.
‘Vedrete che si troverà una soluzione. Marini? Riuniremo l’assemblea dei grandi elettori e vedrete che la soluzione si troverà’, ha cercato di rassicurare il segretario del Pd.

18.17 – M5S, GRILLO: ‘RODOTÀ FINO ALLA QUARTA VOTAZIONE’. ‘Il M5s porterà avanti il nome di Stefano Rodotà fino alla quarta votazione’. Lo ha annunciato Beppe Grillo a Trieste. ‘Il Pd si sta spaccando in due, tre correnti’, ha aggiunto.

UNA SEDUTA IN BIANCO. La seduta si annuncia interlocutoria: le forze politiche hanno intenzione di prendere tempo, visto che sia i democratici sia il Polo della libertà hanno manifestato la volontà di votare scheda bianca. Stessa decisione per i montiani di Scelta civica. La Lega Nord si è spinta addirittura oltre, comunicando la non partecipazione al secondo e al terzo ‘giro’.

M5S AVANTI SU RODOTÀ. Movimento 5 stelle dritto sulla sua linea: ‘Noi andiamo avanti con Rodotà’, ha confermato il grillino Roberto Fico chiarendo che il nome di Prodi potrà essere votato ‘solo se tutti i candidati M5s prima di lui nella rosa dovessero rinunciare’.

Terza votazione venerdì alle 10.

Colle: intesa su Marini, no di Renzi. Si vota da giovedì mattina

Franco Marini

Franco Marini (Photo credit: Wikipedia)

Sarebbe Franco Marini, 80 anni, ex segretario generale Cisl ed ex presidente del Senato, il nome sul quale sarebbe stata raggiunta l’intesa ‘ampiamente condivisa’ con il Pdl di cui ha parlato Pier Luigi Bersani. È quanto sostengono fonti parlamentari del Pd. Nella rosa di nomi proposta oggi da Bersani al Pdl c’era anche Sergio Mattarella, ma poi l’intesa si sarebbe trovata su Marini. Beppe Grillo intanto cerca di spaccare il Pd e propone Stefano Rodotà.

‘Mi pare che la ricerca di una soluzione ampiamente condivisa sia a buon punto. Credo ci siano le condizioni per avanzare una proposta ai gruppi parlamentari che si riuniranno questa sera’, ha detto in serata in una nota il leader del Pd.

No dei ‘renziani’ a Marini. ‘Se sarà data indicazione di votare per Franco Marini, dovremmo essere leali e seguire la disciplina di partito, anche se è un nome che non ci convince’, dice un parlamentare renziano del Pd. I parlamentari renziani si sono riuniti a Roma in serata per decidere la posizione da tenere e con la quale confrontarsi nella riunione con il segretario. I renziani, ovviamente, sono in contatto telefonico con il sindaco di Firenze, che è invece a Milano dove, stasera sarà ospite della trasmissione tv Le invasioni barbariche.

‘L’accordo che sembra chiuso su Marini al Quirinale è una scelta gravissima’, afferma l’europarlamentare Debora Serracchiani. Secondo Serracchiani ‘questa sarebbe la vittoria della conservazione in un momento in cui avremmo bisogno di dimostrare coraggio, magari scegliendo una donna. A quanto pare, ci sono alcuni dirigenti che non resistono alla tentazione di consegnare il Paese a Berlusconi‘.

E’ il profilo che unisce il Pd, il Pdl con Berlusconi che si è spinto a definirlo ‘un buon nome’ e anche Scelta Civica, che per bocca di Andrea Olivero ha evidenziato come sarebbe ‘il segno di un’apertura della politica’. Ma la candidatura del popolare Marini trova comunque diversi scontenti. Il no più fragoroso è quello di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze lo aveva già bocciato in una lettera inviato a un quotidiano qualche giorno fa. E lo ha ribadito alle Invasioni Barbariche dove ha definito la sua eventuale elezione ‘un dispetto al Paese’.

Nel pomeriggio era circolata l’ipotesi che il segretario del Pd avesse presentato in un colloquio telefonico a Silvio Berlusconi la rosa dei candidati alla presidenza della Repubblica. Dell‘elenco di personalità prese in considerazione per il Quirinale ne avrebbero fatto parte Giuliano Amato, Massimo D’Alema e Franco Marini. Ma la dirigenza del Partito democratico aveva smentito questa rosa. Questo non ha impedito comunque una furiosa reazione di Nichi Vendola. ‘Se le intese, gli accordi e i dialoghi’ che sono in corso in queste ore sul futuro Presidente della Repubblica costituiscono ‘la prova d’orchestra di un governissimo allora esprimiamo la nostra radicale contrarietà’, ha spiegato.

Sel va, quindi, verso il Movimento 5 Stelle: ‘Non è una questione di nomi, tutti meritano rispetto, ma la discussione riguarda il merito e ha delle ragioni politiche di fondo: se lavoriamo nella direzione dell’inciucio non stiamo facendo l’interesse del Paese, mentre invece bisogna guardare con attenzione alle proposte di M5S’. E riguardo alla candidatura, da parte del M5S, di Stefano Rodotà, Vendola incalza Bersani: ‘Invitiamo il Pd a riflettere su questo, per un voto con i due-terzi o si guarda a destra o a sinistra. Guardare a destra è un suicidio, guardare a sinistra un’opportunità’.

Eppure il comico Beppe Grillo – nonostante la volontà di far eleggere Rodotà – si mostra scettico su questa possibilità e scommette su Giuliano Amato: ‘Secondo me faranno presidente Amato’, ha detto il guru M5S conversando con i militanti a Maniago, in Friuli Venezia Giulia. ‘Noi insisteremo su Rodotà. Anche Gino Strada era entusiasta di Rodotà’, ha comunque ribadito.

Si vota da giovedì mattina. Le votazioni del Parlamento in seduta comune per l’elezione del presidente della Repubblica inizieranno giovedì mattina. I ‘grandi elettori‘ chiamati ad eleggere, secondo la Costituzione, il nuovo Presidente sono, in questa occasione, 1007, così suddivisi: 630 deputati, 319 senatori (di cui quattro ‘a vita’), 58 delegati regionali.

La Commissione ha poi deliberato che verranno tenuti due scrutini al giorno, uno alle 10 e uno intorno alle 15-15.30, anche nel fine settimana. Ogni votazione (compreso lo spoglio) durerà circa quattro o cinque ore.

Nei primi tre scrutini è necessaria una maggioranza qualificata, pari ai due terzi dell’assemblea (672 voti), mentre a partire dal quarto scrutinio in poi basterà ottenere la maggioranza assoluta dei voti (504).

Scontro aperto tra il sindaco di Firenze Renzi e la senatrice Anna Finocchiaro: ‘Attacco miserabile’

Finocchiaro_CongrDs_SCre_0277_twOramai siamo allo scontro aperto tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e una parte dei principali esponenti del suo partito, il Pd. ‘Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, e non metterei mai in difficoltà né il mio Paese, né il mio partito. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti’ sottolinea la senatrice del Pd, Anna Finocchiaro, commentando le dichiarazioni domenicali del sindaco di Firenze.

‘E trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito – prosegue – sono dell’opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato’.

Renzi aveva bocciato la potenziale candidatura di Finocchiaro al Quirinale, ricordando le foto della sua spesa all’Ikea con la scorta e, per questo motivo, poco adatta, a suo dire, per un messaggio anticasta.

Aprendo la settimana dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, il sindaco di Firenze Matteo Renzi cerca di dare il suo passo al dibattito politico e boccia un altro possibile candidato del Pd al Colle: Franco Marini.

In una lettera a Repubblica, Renzi argomenta contro la scelta di Marini, ex presidente del Senato, proveniente dalla costola del Pd che ha radici nella Democrazia cristiana, dicendo che ‘è gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione’.

Renzi ripropone uno degli argomenti che più gli hanno dato popolarità negli ultimi mesi, la ‘rottamazione‘ dei vecchi parlamentari del centrosinistra assimilati alla ‘casta’, dopo avere polemizzato duramente nel fine settimana con il segretario del suo partito Pier Luigi Bersani per la sua strategia che non avrebbe consentito di dare all’Italia un governo ad oltre 50 giorni dalle elezioni politiche.

‘Due mesi fa Marini si è candidato al Senato dopo avere chiesto (e ahimè ottenuto) l’ennesima deroga allo statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell’unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d’Abruzzo’.

Intanto si conoscerà domani il nome del candidato al Quirinale del Movimento 5 stelle. Lo comunica Beppe Grillo nel suo blog confermando che non sarà nella rosa dei votabili. Alla votazione online possono partecipare gli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012 che abbiano inviato i loro documenti digitalizzati. ‘Io ho deciso di non partecipare alla votazione finale e ringrazio per la stima tutti coloro che hanno fatto il mio nome’, dice Grillo. I candidati tra cui i grillini sceglieranno sono i seguenti nove: Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Milena Jole Gabanelli, Ferdinando Imposimato, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Luigi Strada, Gustavo Zagrebelsky.

La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha intanto convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, giovedì 18 aprile alle ore 10 per l’elezione del presidente della Repubblica. L’avviso di convocazione verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 15 aprile 2013.

(fonte Corsera)

Grillo: ‘Le elezioni? Uno strumento usato per disinnescare il M5S’

beppe-grillo-imagereality‘Per disinnescare il M5S le Commissioni saranno istituite ottimisticamente a luglio PRIMA della chiusura per ferie. Poi, extrema ratio, per sicurezza, si potrebbero sciogliere le Camere e andare a nuove elezioni senza aver avviato alcuna riforma.’ Così Beppe Grillo sul suo blog.

Mentre a Roma si discute di poltrone l’Italia brucia. Il balletto dei partiti per non decidere nulla e mantenere posizioni di privilegio e impunità decennali continua, imperterrito, senza vergogna’ – continua il comico genovese. ‘Per evitare leggi sgradite a questi cialtroni si invoca’ un Governo ‘prima delle Commissioni parlamentari. Un falso’. ‘Il Paese ha bisogno di leggi e di riforme, ma il Parlamento è paralizzato‘, scrive Beppe Grillo in un intervento pubblicato sul suo blog, dal titolo: ‘Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur‘.

Il Parlamento, sostiene il leader del Movimento 5 Stelle,è paralizzato ‘da anni, da quando i parlamentari sono diventati emanazione dei segretari di partito, impiegati e funzionari nel migliore dei casi, e il governo legifera a colpi di decreti legge su cui pone la fiducia accordata senza problemi dai lacchè di partito che premono pulsanti a comando’. ‘In questa legislatura è arrivata una variabile non prevista – sottolinea – il M5S, che vuole riportare il Parlamento, e quindi il popolo italiano, alla sua centralità. Il M5S va quindi disinnescato‘.

Perché per i partiti, afferma Grillo, il Parlamento ‘deve rimanere un simulacro, un non luogo’. Ed è per questa ragione che ‘non vengono attivate le Commissioni parlamentari‘. ‘Le leggi urgenti per il rilancio dell’economia, la nuova legge elettorale, le misure di sostegno ai disoccupati rimangono nei cassetti. L’orologio deve rimanere fermo. E’ un continuo rimando, un opprimente spostare in avanti le decisioni – prosegue – Per evitare qualsiasi legge sgradita a questi cialtroni si invoca la necessità di avere un Governo PRIMA delle Commissioni. Un falso. L’Italia è una Repubblica parlamentare senza Parlamento’. ‘L’economia non aspetta – conclude Grillo – e per allora potremmo essere falliti con la distruzione irreversibile delle piccole e medie imprese che oggi tengono ancora, miracolosamente, in piedi l’Italia e allora non ce ne sarà più per nessuno’.

Secondo i partiti ‘il M5S va disinnescato’. Perché ‘immaginatevi l’orrore di Maschera di Cera (Berlusconi, ndr) già pronto per il museo di Madame Tussaud se venissero presentate’, come il M5S vuole fare, ‘una dopo l’altra leggi sulla ineleggibilità, sul conflitto di interessi, sulla corruzione. Si scioglierebbe insieme ai suoi alleati pdmenoellini’. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog.

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