Primo maggio, Laura Boldrini in Sicilia: ‘L’emergenza lavoro rende la vittima carnefice’. Lancio di uova a Torino

MayDay‘L’emergenza lavoro’ fa sì che ‘la vittima diventi carnefice, come purtroppo è successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi‘: è quanto dice la presidente della Camera, Laura Boldrini, auspicando dal governo ‘risposte tempestive all’emergenza delle emergenze’.

Boldrini ribadisce che ‘non è accettabile l’indifferenza all’emergenza nazionale, che è il lavoro. Una situazione in cui gli adulti lo perdono, i giovani perdono la speranza di trovarlo. La disperazione si diffonde e prende troppe volte la forma della violenza’. Per questo, aggiunge, ‘dal governo, che è nella pienezza dei propri poteri, si attendono risposte tempestive. Bisogna restituire dignità al lavoro. E di lavoro non si deve morire: è inaccettabile la frequenza degli incidenti sul lavoro e non solo in Italia‘, conclude, facendo riferimento al recente incidente avvenuto in Bangladesh dove hanno perso la vita tanti lavoratori ‘che producevano abbigliamento per le griffe del mondo ricco’. E allora, secondo Boldrini ‘questo primo maggio è la festa per la dignità che il lavoro deve ancora vedersi riconoscere’.

La presidente della Camera si è anche soffermata sul tema delle stragi: ‘In un Paese democratico non è accettabile che ci siano ancora troppe ombre e troppi silenzi su stragi come quelli di Portella della Ginestra‘.

Lo ha detto deponendo una corona di fiori al Sasso di Barbato, dove si consumò il primo maggio ’47 la strage di braccianti per mano della banda di Salvatore Giuliano. ‘Bisogna togliere – puntualizza – ogni velo e ogni segreto sulla lunga catena di stragi che ha insanguinato la vita della Repubblica. Senza un pieno accertamento della verità – conclude – non è possibile riconoscersi in un terreno di valori e di memoria condivisa’.

Sul tema del lavoro, interviene anche il nuovo titolare del dicastero dedicato, Enrico Giovannini. Che pensa a eventuali modifiche alla riforma Fornero: ‘E’ stata disegnata in modo molto coerente per una economia in crescita, ma può avere problemi per un’economia in recessione. Bisogna capire cosa modificare, ma il mercato del lavoro ha bisogno di stabilità delle regole. Occorre rimettere in movimento interi settori economici fiaccati dalla peggiore crisi economica della storia del nostro Paese’.

Giovannini ha aggiunto di vedere comunque ‘segnali importanti’ come la manifestazione unitaria tra i sindacati. In proposito ha informato di aver già contattato i segretari generali e le associazioni professionali per ‘mettersi subito al lavoro e dare concretezza alle misure da prendere’. Ha poi citato un passaggio del documento dei cosiddetti saggi dove si sottolineava come ‘eventuali economie realizzate, dovevano andare a sostenere le famiglie in difficoltà’. Perché c’è da non dimenticare, ha concluso, che ‘solo una crescita sostenibile può dare lavoro duraturo’.

Il neoministro del Lavoro ha poi sottolineato: ‘Il Governo appena costituito ha individuato nel lavoro l’aspetto centrale del proprio programma. Nel giorno della Festa del Lavoro desidero unire la mia voce a quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, nel suo messaggio per la ricorrenza odierna, ha sottolineato come il Primo Maggio sia non solo la festa dei lavoratori, ma anche, e più che mai, il giorno dell’impegno per il lavoro. Le grandi difficoltà che sta oggi vivendo il nostro Paese non devono scoraggiarci nella ricerca di risposte alla domanda di futuro’.

E anche il premier Letta, impegnato nel suo tour europeo, è tornato sui temi dell’occupazione. ‘Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo’.

‘Priorità lavoro’, con questo slogan i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono a Perugia per la manifestazione nazionale del Primo maggio. ‘Tutte le risorse disponibili, a partire da quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, siano dedicate alla redistribuzione del reddito da un lato e alla creazione di lavoro dall’altro’, questa la richiesta del segretario della Cgil Camusso. ‘Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire’.

Occorre un impegno’straordinario’ e da parte di tutti per difendere l’occupazione e frenare la disoccupazione, è invece l’appello del leader della Cisl Bonanni, che dalla piazza del Primo Maggio a Perugia insiste sulla priorità del lavoro e sulla urgenza di abbassare le tasse sui lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che investono ed assumono. ‘Il nostro impegno – continua – è chiamare tutti i lavoratori a raccolta per affrontare con coraggio una situazione che non si affronta con scaricabarili. Chiediamo all’Italia, alla classe politica di cambiare, di non dedicarsi ai litigi ma di occuparsi dei fondamentali dell’economia, delle questioni concrete’. Anche secondo Angeletti della Uil, ‘la priorità del Paese è creare posti di lavoro, riducendo le tasse: non è l’unica soluzione, ma è quella che abbiamo a disposizione oggi’. E continua: ‘O si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà’ e affonderà ‘se non cambiamo la politica economica’.

Intanto a Torino lancio di uova cariche di vernice nera da parte di un gruppo di persone finora non identificate contro lo spezzone del Pd al corteo del Primo maggio. Il lancio sarebbe partito da alcuni giovani del centro sociale Askatasuna e si è verificato nella parte terminale del lungo serpentone che si è snodato in via Po, lontano dunque dalla zona in cui si trovano il sindaco Piero Fassino e altri esponenti politici. Le uova hanno colpito personale delle forze dell’ordine.

‘Fuori il Pd dal corteo’,'inciucio’ e ‘no alla casta’ sono alcuni degli slogan.

Fassino è stato contestato più avanti in piazza Castello da gruppi di attivisti No Tav, Cub e No Inceneritore, che hanno fischiato al passaggio del primo cittadino. Fassino, all’arrivo in piazza San Carlo, è stato avvicinato da alcuni ragazzi vestiti da clown, mentre durante il suo intervento dal palco da un piccolo gruppo di persone si sono levate grida ‘buffone’ e ‘vergogna’. Alla fine delle celebrazioni, un folto gruppo di giovani molti dei quali vestiti di nero e con il volto coperto dalla maschera bianca di Anonymous, sono saliti sul palco da cui sino a pochi minuti prima avevano parlato le autorità (e che era stato già lasciato libero) e hanno srotolato striscioni e sollevato cartelli. Nel capoluogo piemontese un gruppo di autonomi ha anche srotolato uno striscione con l’immagine di Luigi Preiti, l’uomo responsabile della sparatoria davanti a Palazzo Chigi, e di una coppia di Macerata suicida per debiti. Sotto le fotografie la scritta ‘il primo maggio è per voi‘.

Milano nel corteo per la festa del Primo maggio si sono levate grida e slogan contro l’ex ministro Elsa Fornero. Diversi gli striscioni e i cartelli per denunciare la sempre più pesante disoccupazione. A Bologna una trentina di persone – giovani di Rifondazione comunista e dei centri sociali – ha contestato il presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi, ospite di Cgil Cisl e Uil alle celebrazioni del Primo maggio in piazza Maggiore. Appena ha iniziato a parlare in una tavola rotonda, Vacchi è stato contestato al grido di ‘vai a casa’, ‘ladro ladro’, ‘buffone buffone’.

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Palermo: scontri nella notte, carabiniere spara in aria

Scontri-carabinieri-Gesip-2-400x215Tensione e scontri questa notte a Palermo tra un gruppo di ex Pip e operai Gesip, che hanno rovesciato alcuni cassonetti per strada, e i carabinieri.

Davanti all’Assemblea regionale siciliana, dove c’è un presidio dei precari, una ventina di operai hanno iniziato ad inveire contro i militari e lanciare pietre. Uno dei carabinieri, per sedare gli animi, ha esploso otto colpi di pistola in aria. Un pregiudicato di 43 anni,  V. S., è stato fermato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le generalità. Una ventina le persone identificate. L’uomo fermato, che ha accusato un malore, è stato subito soccorso e trasportato in ambulanza all’ospedale Civico, dove i medici lo hanno dimesso con sei giorni di prognosi.

Questo il bilancio della notte di protesta a Palermo. Protagonisti lavoratoti precari che presidiavano l’Assemblea regionale impegnata in queste ore nel complesso varo della finanziaria. Nel corso della notte anche una sassaiola all’indirizzo dei carabinieri che poco prima avevano bloccato un uomo. Un militare per dissuadere i manifestati aveva anche sparato alcuni colpi di pistola in aria.

La scintilla dei tafferugli il rovesciamento di un paio di cassonetti in corso Alberto Amedeo, all’incrocio con piazza Indipendenza, con l’effetto di ostruire la carreggiata. Uno dei vandali era stato bloccato subito dai carabinieri mentre altri due erano fuggiti verso piazza del Parlamento chiedendo man forte ai lavoratori che stazionavano per la loro manifestazione. A seguire una sorta di marcia verso la caserma. I manifestati sono stati dispersi dopo l’arrivo dei rinforzi dei carabinieri.

Fabri Fibra scende dal palco del Primo Maggio, Cgil, Cisl e Uil lasciano il rapper a casa

Fabri-FibraFabri Fibra scende dal palco del Primo Maggio. E non lo fa di sua spontanea volontà: la sua cacciata è stata voluta dai sindacati confederali, organizzatori del tradizionale Concertone.

Le canzoni del rapper numero uno in Italia sarebbero piene di messaggi omofobi, sessisti e misogini. Queste le accuse mosse, pochi giorni fa, dall’associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza) presieduta da Titti Carrano che in una lettera aperta ai sindacati aveva chiesto l’espulsione di Fabri Fibra dal Concertone. Due, in particolare, i rap contestati: ‘Su le mani‘ (del 2006) che arriva a citare Pacciani e ‘Venerdì 17‘ (del 2004) in cui descrive lo stupro e l’assassinio di una bambina.

Così Cgil, Cisl e Uil hanno lasciato Fibra a casa. Una decisione che a molti potrebbe apparire come una censura preventiva, finora mai utilizzata per il Concertone. Sorpreso dalla scelta, lo storico organizzatore dell’evento Marco Godano rilascia un breve commento: ‘Non è nei nostri poteri rifiutare le indicazioni che ci arrivano dai sindacati’.

Fabri Fibra fa sapere che le sue considerazioni le metterà in rete – via Facebook e Twitter – entro domani. Ma una prima risposta alle accuse di D.i.re l’aveva già affidata a una lettera, pubblicata online dall’ Huffington Post : ‘Il rap, come il cinema, racconta delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c’è il buio’. Aveva anche sottolineato che: ‘Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive: è l’ascoltatore che è costretto a riflettere e a prendere una posizione.

Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo non quello che pensavo’. Ha anche chiamato in causa il regista pulp per eccellenza: ‘Nemmeno Quentin Tarantino, con i suoi film spesso crudi, crede o incita alla violenza; quella non è la realtà. I suoi film non sono documentari. Il rap segue lo stesso principio…’. E ha espresso la sua condanna al femminicidio e alla violenza domestica che ‘ha raggiunto in Italia proporzioni inquietanti. Tutti ne dobbiamo immediatamente prendere le distanze e deprecarla come uno dei peggiori crimini che si possano commettere’.

Le sue spiegazioni però non sono bastate e alle centinaia di migliaia di giovani che affolleranno piazza San Giovanni è stata tolta l’occasione di ascoltare Fibra che con il suo linguaggio esplicito e politicamente scorrettissimo – sulla scia dei ‘maestri’ del rap americano – ha sempre attirato critiche. Però per lui sono sempre stati fortissimi anche i consensi: il suo nuovo album, ‘Guerra e pace‘, ha debuttato al primo posto in classifica e ha conquistato un disco d’oro. Il Concertone, in diretta su Rai3, sarà presentato da Geppi Cucciari. Il cast, ancora da definire, comprende Elio e le Storie tese, Nicola Piovani e un’orchestra di strumentisti rock. Ma con l’espulsione di Fibra ora è a corto di star. (fonte Corsera)

Ed ecco la risposta del rapper dal suo profilo Facebook. ‘Concertone del Primo Maggio in Piazza San Giovanni: nemmeno quest’anno sarò su quel palco. Mi sembrava strano. In effetti, l’invito entusiasta da parte di Marco Godano mi aveva sorpreso, era una bella novità. Invece poi non sono gli organizzatori che decidono chi suona in piazza. Nei miei testi forse non tutti ci leggono l’impegno politico o sociale necessario per eventi del genere. Nel 2013, per alcuni, il rap e i suoi meccanismi artistici sono ancora da interpretare e da capire fino in fondo. Qualcuno voleva che io suonassi e qualcuno no. Nonostante il tentativo, non si fa nulla. Il Primo Maggio è ancora soggetto a certi schemi che in altri circuiti live non ci sono o comunque non ci sono più. Penso in ogni caso che i concerti siano una bella occasione per i ragazzi di vivere esperienze musicali reali. Ci vediamo comunque in tour quest’estate e quest’autunno.’

Bersani da Corviale dice no al governissimo perché ‘non è la risposta ai problemi’

berlusconi e bersani-2Alla vigilia della settimana cruciale per l’elezione del presidente della Repubblica, Pier Luigi Bersani sceglie Corviale, quartiere difficile di Roma, ed i problemi della gente reale. Nomi per il futuro Capo dello Stato non ne fa ma scava la trincea intorno all’unica intesa possibile: una ricerca ‘onesta fino a prova contraria’ e soprattutto nessuno scambio con il governo perché il leader Pd assicura ai militanti che lui ‘non cede’ al Cav perché ‘un governissimo non è la risposta ai problemi’.

Il segretario dei democratici manifesta, insieme a Nicola Zingaretti e Ignazio Marino ma pochi parlamentari, ‘contro la povertà e per un governo del cambiamento’ in un centro culturale aperto grazie ad una sua legge del ’97. E, ricordando la sua attività da ministro, manda un primo segnale destinato ad alimentare gli scenari dei retroscenisti e ad allarmare ancora di più Berlusconi: ‘Era l’inizio del governo Prodi ed io come altri facemmo parecchie leggi che cambiavano qualcosa sul serio perché cambiare si può, non è vero che siamo tutti uguali’.

Dal primo governo Prodi sono passati anni ma lì, ad un governo che riesce a innovare, spera ancora di arrivare Bersani. Nonostante finora abbia ricevuto il no del Cav e del M5S che ‘predicava’ il cambiamento ma ora sbattono le porte e paventano ‘l’inciucio di B&B’ ma così, attacca il segretario dem, si va ‘avanti nella distruzione del paese’. Mentre le trattative per cercare un Capo dello Stato che rappresenti ‘l’unità’ vanno avanti, i toni di Bersani non lasciano intendere nessun disarmo verso il Pdl anche perché governo e Colle, chiarisce il segretario, ‘sono due cose diverse’. ‘Siamo al paradosso – affonda Bersani – vengono a spiegare a noi che la situazione è drammatica e bisogna fare qualcosa. E ce lo dice chi per anni ha detto che i ristoranti erano pieni, ne ha fatte di cotte e di crude, raccontando demenziali panzane. È ora di finirla con la demagogia e con la politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno’. Toni durissimi, da campagna elettorale, per chiudere ad ogni tentazione, diffusa anche nel Pd, di un abbraccio mortale con Berlusconi per un governo di scopo. Un militante lo interrompe: ‘Non cedere a Berlusconi’ ma per Bersani il dubbio non esiste: ‘Ma no che non cedo e il perché è perché un governissimo non è la soluzione dei problemi’.

Se, però, nel Pd, ripete ancora una volta il segretario, furioso contro chi, come Matteo Renzi, lo dipinge ‘testardo’ e senza dignità, si pensa che lui sia ‘un intralcio alla causa’, è pronto a farsi da parte. In un momento di massima tensione del partito, dove sono diffusi i timori di implosione e spaccatura anche in vista dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, Bersani cerca di mordersi la lingua, ‘di stare zitto per il partito’. Ma non ce la fa fino in fondo. Al sindaco di Firenze, che lo accusa di aver perso la dignità dietro i grillini, il leader dem ricorda che ‘l’arroganza umilia chi ce l’ha’. E a Renzi, come a Berlusconi, che lo accusano di perdere tempo, fa sapere che ‘è indecente’ fare ‘qualunquismo’ in un momento in cui, dopo i no alla sua proposta, ‘si è verificato un incrocio di scadenze istituzionali, un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile’. Ingorgo che Bersani spera di sciogliere la prossima settimana ma, chiariscono i suoi, non a tutti i costi e, aggiunge Nico Stumpo, ‘se non c’è l’intesa con Berlusconi sul presidente della Repubblica, Bersani non si suiciderà e una soluzione si trova’.

Laura Boldrini eletta presidente alla Camera. Ballottaggio al Senato fra Grasso e Schifani

Laura BoldriniLaura Boldrini è stata eletta presidente della Camera con 327 voti. Applausi in Aula. I deputati della sinistra si sono alzati in piedi per applaudire, a loro si sono aggiunti gli eletti dell’M5S. Divisi i deputati del Pdl, molti dei quali non hanno applaudito. Questo il risultato della votazione: Presenti 618; Maggioranza richiesta: 310; Boldrini: 327; Fico:108; Schede bianche: 155; schede nulle: 10; Voti dispersi: 18. ‘Sono molto molto soddisfatto, abbiamo eletto una candidato di grandissimo profilo culturale e moralmente indiscutibile e di cambiamento e l’abbiamo offerta all’elezione di tutti‘. Così Pier Luigi Bersani commenta l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza di Montecitorio. Tutti i deputati, tranne quelli del Pdl che sono rimasti seduti, in piedi hanno accolto applaudendo l’ingresso nell’Aula di Montecitorio di Laura Boldrini, appena eletta presidente della Camera.

Tutti i deputati hanno applaudito in piedi quando il presidente della Camera Laura Boldrini ha citato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il primo ringraziamento di Laura Boldrini è per il presidente Napolitano ‘custode rigoroso’ dell’unità del Paese. Poi ai giovani appena eletti in Parlamento.

‘Insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario’ legato al lavoro delle ‘istituzioni repubblicane’.

Un debole applauso, proveniente solo dai deputati del centrosinistra, ha sottolineato le parole della presidente della Camera Laura Boldrini quando ha ringraziato il suo predecessore Gianfranco Fini. Da parte del Pdl solo silenzio e qualche commento.

‘Questa aula darà ascolto alla sofferenza sociale di una intera generazione” ha detto Boldrini nel suo discorso di investitura alla presidenza della Camera ricordando i numerosi giovani costretti a cercare lavoro all’estero.

Standing ovation del centrosinistra e di M5S quando la Boldrini ha parlato della necessità di difendere i diritti delle donne. Quanto al Pdl, solo alcune deputate si sono unite in piedi nell’applauso.

Nuova standing ovation globale, tranne che dei deputati del Pdl, quando ha ricordato ‘chi ha liberato l’Italia dal fascismo’. Pochi applausi del Pdl in aggiunta a quelli generali solo quando Boldrini ha ricordato la lotta alla mafia. Tutti in piedi, però, nel ricordo di Aldo Moro, di cui oggi cade l’anniversario del rapimento. ‘Molto, molto dobbiamo al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con emozione oggi’ giorno in cui cade l’anniversario della strage di via Fani. Lo ha detto Laura Boldini nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera.

E ora al Senato ballottaggio Grasso-Schifani. ‘Piero Grasso è una figura di grande garanzia che può essere accettata da tutti. Mi auguro che anche al Senato le cose vadano bene e che anche lì avvenga il cambiamento’. E’ l’auspicio espresso dal segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani dopo l’esito della quarta votazione alla Camera che ha decretato l’elezione della Boldrini, anche lei candidata dal Pd.

 I 5 Stelle saranno decisivi al ballottaggio. ‘Qualcosa potrebbe cambiare – spiega una senatrice 5 Stelle -. Per noi Grasso, al di là del giudizio sulla persona, sarebbe comunque il portavoce di un sistema’. Ma il dibattito è aperto e la decisione sarà presa prima delle 16, quando inizierà l’ultima chiama per la votazione. Nella terza manche l’ex magistrato dovrebbe raccogliere i voti dei 109 democratici e 7 di Sel, per un totale di 116, a cui si aggiungono anche i 6 di Autonomie e il singolo voto di Lista Crocetta: in tutto 123 preferenze. Il candidato dell’ultima ora del Pdl e presidente uscente di Palazzo Madama, Renato Schifani, oltre ai 98 voti dei colleghi di partito anche quelli, a quanto si apprende, della Lega Nord (17): in tutto 115. Nella quarta votazione saranno decisivi i voti dei 5 Stelle, che sono 53, e di Scelta Civica (19). Tre gli scenari possibili: se i Democratici chiederanno il voto di Scelta Civica su Grasso, potrebbero eleggere il presidente del Senato al ballottaggio. Se invece il Pdl stringesse un patto con Monti, tutto dipenderebbe dal comportamento della Lega che ha 17 senatori: se il Carroccio, slegatosi dall’intesa con il Pdl votasse con il Pd, passerebbe il candidato di quest’ultimo. Se invece i leghisti votassero con il Pdl e Lista Civica, per il Pd non ci sarebbe nulla da fare.

Chi è Laura Boldrini  

Laura Boldrini, 51 anni, già funzionario e portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, è il nuovo presidente della Camera, terza donna a ricoprire la carica dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. Boldrini è stata eletta a Montecitorio nelle file di Sel.  Ha dichiarato di essersi candidata perché ‘indignata dalla politica come tanta altra gente in Italia’ e perché ‘non ci si può limitare a lamentarsi’.

Nata a Macerata il 28 aprile 1961, si laurea in Giurisprudenza a Roma nel 1985 e, dopo una breve esperienza in Rai, comincia nel 1989 la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao. Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Wfp) come portavoce per l’Italia. Dal 1998 al 2012 è portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati per il quale coordina anche le attività di informazione in Sud-Europa. Si occupa in particolare dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Svolge numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

Da portavoce dell’Unhcr, Boldrini ha più volte messo in guardia i giornalisti italiani sull’uso della parola ‘clandestino’ per indicare i migranti giunti a bordo dei barconi. ‘Quando si bolla un migrante come clandestino non è un problema di semantica ma si compie una scelta politica’, ha sempre detto, ‘è ovvio che chi fugge da una guerra o una persecuzione non abbia il tempo di portare con sé un documento’.

Nel corso della campagna elettorale ha indicato tra le sue priorità per il Parlamento la legge sulla cittadinanza dei migranti e la totale revisione del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza‘, inclusa la Bossi-Fini. ‘Una norma che va ribaltata il prima possibile’, ha ribadito in più occasioni. Ma anche, ha sottolineato in una recente intervista, ‘mi batterò affinché l’Europa non mandi in soffitta un sistema di welfare all’avanguardia, perché l’Italia ritrovi la sua centralità nel bacino del Mediterraneo e perché il ruolo e la rappresentazione delle donne nella nostra società non sia umiliante come lo è stato negli ultimi tempi’.

Numerosi i premi ricevuti. Tra di essi, la Medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999) e il titolo di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004).  Il Premio Consorte del Presidente delle Repubblica (2006), il Premio giornalistico alla carriera Addetto Stampa dell’Anno del Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti (2009), il Premio Renato Benedetto Fabrizi dell’ANPI (2011).

Nell’aprile del 2010 ha pubblicato per Rizzoli ‘Tutti Indietro’, volume in cui Boldrini ha raccolto le storie di tanti rifugiati raccolte in prima linea.

http://www.lauraboldrini.it/

L’iniziativa del M5S: il 15 marzo in Parlamento a piedi

mov5stelle‘Il 15 marzo, per la prima seduta del Parlamento, vorremmo arrivare tutti a piedi, partendo dal Colosseo. Venite con noi ad accompagnarci fino alla porta’. Così il neo deputato M5S Simone Vignaroli a una conferenza di attivisti del movimento a Roma annuncia l’iniziativa dei parlamentari M5S.

 Intanto, in attesa della ‘marcia’, il Movimento ha lanciato un bando sul proprio sito per cercare ‘assistenti parlamentari‘. I dettagli sono in un post di Roberta Lombardi, capogruppo ‘pro tempore‘ alla Camera. La selezione avverrà attraverso il vaglio dei cv. ‘Il 15 marzo entreremo nelle aule parlamentari…non lasciateci soli’, è l’appello della esponente cinquestelle: ‘Cerchiamo persone che vogliano aiutarci a far uscire dal buio questo Paese da affiancare ai gruppi parlamentari di Camera e Senato. Persone pulite, trasparenti e oneste, competenti e volenterose. Un Parlamento Pulito prima di tutto dall’assunzione degli assistenti e di coloro che lavoreranno con i gruppi. Sceglieremo i migliori tra i curricula che riceveremo, perché vogliamo svolgere un lavoro eccellente’.

E’ morto Stéphane Hessel, l’autore di ‘Indignatevi!’

el-grito-de-guerra-de-stephane-hessel-llega-a-espana.thumbnailStéphane Hessel autore di Indignatevi! è morto nella notte tra il 26 e il 27 febbraio all’età di 95 anni.

Hessel era nato a Berlino nel 1917 da una famiglia ebraica. Aveva partecipato alla resistenza francese e dopo la guerra aveva lavorato alle Nazioni Unite, ed era stato uno dei principali redattori della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Nel 2010 aveva pubblicato Francia il pamphlet Indignatevi!, un appello all’indignazione globale tradotto in tutto il mondo e diventato un fenomeno editoriale, vendendo più di due milioni di copie.

Hessel voleva rivolgersi soprattutto ai giovani, invitandoli a occuparsi di una causa civile: ‘Cercate e troverete, le cause per indignarsi sono molte’, aveva scritto nella sua esortazione a indignarsi ma soprattutto a impegnarsi per una società migliore: ‘L’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, l’equa distribuzione delle ricchezze create dal mondo del lavoro prevalere sul potere del denaro’, si legge ancora nel libro.

Nel 2011 Hessel era stato invitato come ospite all’evento della Biennale Democrazia di Torino, dove aveva incontrato i giovani delle associazioni del territorio. Ecco un messaggio che aveva lasciato:

(Fonte Internazionale)

In dieci anni, in Italia, è scoparso un intero grande ateneo

UNIVER~1 (1)Un allarme forte e chiaro: in dieci anni in Italia è scomparso, quanto a numero di iscritti all’università, un intero grande ateneo. In dieci anni gli immatricolati infatti sono scesi da 338.482 (anno accademico 2003/2004) a 280.144 (anno 2011/2012), con un calo di 58.000 studenti, pari al 17% in meno. Come se in un decennio fosse scomparso un intero ateneo di grandi dimensioni come la Statale di Milano.  Ai diciannovenni, il cui numero è rimasto stabile negli ultimi 5 anni, la laurea interessa sempre meno: le iscrizioni sono calate del 4% in tre anni, passando dal 51% nel 2007-2008 al 47% nel 2010-2011. E il calo delle immatricolazioni riguarda tutto il territorio nazionale e la gran parte degli atenei. E’ quanto sottolinea il Cun, centro universitario nazionale, che sottolinea come ai diciannovenni, il cui numero è rimasto stabile negli ultimi 5 anni, la laurea interessi sempre meno: le iscrizioni sono calate del 4% in tre anni, passando dal 51% nel 2007-2008 al 47% nel 2010-2011.

L’Italia, sottolinea il Cun, si allontana dall’Europa anche nel numero dei laureati, largamente al di sotto della media Ocse: siamo al 34° posto su 36 Paesi (anno 2012). Solo il 19% dei 30-34enni possiede una laurea, contro una media europea del 30% (rilevazione al 2009). Il 33,6 % degli iscritti ai corsi di laurea, infine, è fuori corso mentre il 17,3% non fa esami. Il numero dei laureati nel nostro Paese è destinato a calare ancora perché, negli ultimi 3 anni, il fondo nazionale per finanziare le borse di studio è stato ridotto. Nel 2009 i fondi nazionali coprivano l’84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 il 75%. Il 25% dei ragazzi quindi è rimasto fuori. La spesa per il diritto allo studio ha subito un andamento contrario a ogni dichiarazione di principio.

Diminuita drasticamente anche l’offerta formativa degli atenei: in sei anni sono stati eliminati 1.195 corsi di laurea. Quest’anno (2012/2013) sono scomparsi 84 corsi di laurea triennali e 28 corsi specialistici/magistrali (biennali). Se tale riduzione è in parte stata prima dovuta ad azioni di razionalizzazione adottate dagli atenei e indicate dal Cun, adesso è invece dovuta in larghissima misura alla pesante riduzione numerica del personale docente.

Va male anche sul fronte dei docenti. E’ infatti in corso una vera e propria emorragia di professori: in soli sei anni (2006/2012) il numero dei docenti si è ridotto del 22%. Nei prossimi 3 anni si prevede un ulteriore calo dei docenti di ruolo. Contro una media OCSE di 15,5 studenti per docente, in Italia la media è di 18,7 (includendo sia i docenti strutturati che quelli a contratto).

Ancora, le spese superano i fondi: dal 2001 al 2009 il Fondo di finanziamento ordinario (FFO), calcolato in termini reali aggiustati sull’inflazione, è rimasto quasi stabile dal 2001 sino al 2009, per poi scendere del 5% ogni anno, con un calo complessivo che per il 2013 si annuncia prossimo al 20%. Su queste basi e in assenza di un qualsiasi piano pluriennale di finanziamento moltissime università, a rischio di dissesto, non possono programmare la didattica né le capacità di ricerca.

A forte rischio obsolescenza perfino le attrezzature dei laboratori per la gravissima decurtazione dei fondi: anche i finanziamenti PRIN, cioè i fondi destinati alla ricerca libera di base per le università ed il Cnr, subiscono tagli costanti. Siamo infatti passati da una media di 50 milioni stanziati all’anno ai 13 milioni per il 2012. Infatti dai 100 milioni di euro assegnati nel 2008 e nel 2009 a progetti biennali (media per anno di progetto pari a 50 Meuro) a 170 milioni di euro cumulativi per il biennio 2010-2011 (ovvero 85 Meuro per anno), ma per progetti triennali (media per anno di progetto pari a 28 Meuro), per giungere a meno di 40 milioni di euro nel 2012, sempre per progetti triennali.

Giornata di mobilitazione delle imprese italiane: in migliaia contro la crisi

Giornata-di-Mobilitazione-Nazionale-Rete-Imprese-ItaliaOggi si alza in Italia la voce di centinaia di migliaia di imprese per chiedere una svolta nella politica economica del Paese. È la voce delle imprese e delle professioni del commercio, dell’artigianato, dei trasporti, del turismo e dei servizi di mercato che oggi, per la prima volta insieme, si mobilitano per chiedere alle forze politiche di puntare sulla ripresa e di investire nello sviluppo’. Così il presidente di turno di Rete Imprese Italia, Carlo Sangalli, ha presentato la giornata di mobilitazione delle imprese italiane di oggi.

Sono oltre 30 mila gli imprenditori italiani che aderiscono alla protesta di Rete Imprese Italia (formata da Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Cna e Casartigiani) e oltre 300 le associazioni territoriali collegate. ‘Chiediamo un Paese normale – ha aggiunto Sangalli – e la nostra richiesta si rivolge alla politica. È una richiesta esigente e severa. Diamo all’Italia lavoro, occupazione, stabilità economica e coesione sociale. non chiediamo privilegi ma opportunità e strumenti per tornare a crescere. Alla politica chiediamo perciò parole di verità sui tempi difficili che ancora ci attendono, impegni puntuali e coerenza e – ha sottolineato – anche se siamo ancora in periodo di saldi, su questo di sconti non ne faremo a nessuno’.

Fra le strategie prioritarie per tornare a crescere occorre una riduzione della pressione fiscale. È quanto chiede Rete Imprese Italia nel documento di presentazione della giornata di mobilitazione nazionale che si svolge oggi in oltre 80 città. Le richieste delle imprese, rileva il presidente di turno Carlo Sangalli nell’intervento di apertura, ‘sono le ragioni dell’avanzamento di una sorta di vera e propria `chirurgia ricostruttiva´ della spesa pubblica e dell’azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione come condizioni per la progressiva riduzione della pressione fiscale. Un livello record di pressione fiscale – rileva – che fiacca, indebolisce drasticamente investimenti e consumi. E che ci fa chiedere la definitiva archiviazione di un ulteriore incremento dell’Iva. Sarebbe – sottolinea – solo un’ennesima controproducente doccia gelata per la ripresa!’.

Ilva Taranto verso sciopero ad oltranza: Governo convoca vertice d’urgenza

ilva-taranto 14461Questione sempre più rovente quella dell’Ilva a Taranto che ha costretto il Governo a convocare un vertice d’urgenza a Palazzo Chigi per cercare di sbloccare lo stallo. Lo stabilimento che conta quasi 12.000 dipendenti, da luglio al centro del terremoto giudiziario scatenato dall’inchiesta sull’inquinamento del sito e dell’intera area cittadina, vedrebbe ora a rischio l’erogazione degli stipendi già dal prossimo febbraio.

All’indomani della decisione dei giudici dell’Alta Corte che hanno confermato per il patron dell’Ilva, Emilio Riva, il figlio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, i domiciliari con l’accusa di disastro ambientale, il braccio di ferro fra Governo, magistratura lavoratori e cittadini non sembra vedere uno sbocco. Se da una parte il ministro Clini richiama al rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ‘rilasciata all’Ilva di Taranto, e recepita da una legge votata dalla stragrande maggioranza del Parlamento italiano’ poiché ‘attua in modo completo e rigoroso le direttive europee e le leggi nazionali in materia di esercizio degli impianti industriali nel rispetto della salute e dell’ambiente’. E chiede con urgenza che ‘venga chiarito se in Italia le leggi rappresentano una garanzia per i cittadini e per le imprese o se al contrario sono soggette ad interpretazioni discrezionali’, la proprietà dell’Ilva fa notare che la bonifica non può partire se la magistratura impedisce il ripristino della produzione, poiché senza produzione non c’è guadagno e senza guadagnano mancano i fondi per bonificare. Pietra dello scandalo circa 1 mld di euro in materiali e prodotti sfornati dall’Ilva che per la Procura di Taranto devono restare nei magazzini come corpo del reato di inquinamento.

Il Governatore della Puglia, Vendola, avverte che ‘la situazione sta precipitando’, ma il sindaco di Taranto ha indetto per il 14 aprile prossimo un referendum consultivo per chiedere alla popolazione di votare la chiusura totale o parziale dell’Ilva.

Incerti i sindacati Cgil, Cisl e Uil mentre oggi oltre 1.500 lavoratori hanno dato vita all’assemblea USB sfociata nella decisione di indire lo sciopero a oltranza. I lavoratori hanno approvato all’unanimità un documento per chiedere che ‘l’azienda sia espropriata e nazionalizzata immediatamente’, ‘il fermo e il ripristino degli impianti maggiormente inquinanti’, ‘garanzia dei posti di lavoro a tutti i dipendenti Ilva e a quelli dell’indotto’.

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