‘Cari cittadini negli ultimi mesi si è molto parlato di ‘Agenda Monti‘. Non sono stato io a introdurre questo riferimento, ma diverse forze politiche e della società civile che hanno così inteso ispirarsi all’azione del governo, come linea di confine fra le politiche da fare – o da non fare – nei prossimi anni.’ Inizia con una lettera ai cittadini il documento – guida per il prossimo governo a firma Mario Monti. Autore dell’Agenda manifesto, quattro capitoli per 25 pagine in tutto dal titolo ‘Cambiare l’Italia, riformare l’Europa’, il senatore Pd Pietro Ichino.
‘Questa agenda – continua Monti nella lettera di presentazione – vuole dare un’indicazione di metodo di governo e di alcuni dei principali temi da affrontare. Non è un programma di lavoro dettagliato e non vuole avere carattere esaustivo. Invito tutti coloro che siano interessati a leggere il documento, a condividerlo e a commentarlo con spirito critico, portando il loro contributo di idee e di proposte.’
‘Mi auguro che le idee contenute nell’agenda possano contribuire ad orientare le forze politiche nel dibattito elettorale dei prossimi mesi e a suscitare energie nuove presenti nella società civile. Sia io che tutti noi riceviamo appelli numerosi e molto diversi di gruppi, organizzazioni, associazioni e singoli che semplicemente dicono che la gente è molto arrabbiata con il mondo della politica, che talora la disgusta, ma vorrebbe potersi avvicinare ad una politica diversa.’
‘A quelle forze che manifestassero un’adesione convinta e credibile, sarei pronto a dare il mio apprezzamento e incoraggiamento e, se richiesto, una guida.
Meno soldi pubblici ai partiti, più trasparenza nella gestione dei fondi. Un ritorno alla carica su legge anticorruzione e falso in bilancio. Nessun passo indietro sulla riforma del lavoro. Spesa pubblica sì, ma per la crescita economica e solo dopo aver tagliato gli sprechi. Un fisco più semplice ed equo e lotta all’evasione fiscale, anche se la riduzione delle tasse è sottoposta alle ‘condizioni’ che si verificheranno. E una nuova legge elettorale, subito. Finalmente il testo integrale dell’Agenda Monti’, il documento che il Presidente del consiglio uscente propone come linea guida della prossima legislatura e come condizione per accettare, ‘su richiesta’, un ritorno a Palazzo Chigi nel caso le urne non restituissero un vincitore netto, soprattutto per quanto riguarda la maggioranza al Senato, dove Monti gode di una scranno a vita.
Meno tasse su imprese e lavoro, più tasse sui grandi patrimoni. L’introduzione di un reddito di sostentamento minimo ‘condizionato alla partecipazione a misure di formazione e di inserimento professionale’. E ancora ‘tolleranza zero per corruzione, evasione fiscale e economia sommersa’. E’ questa l’agenda Monti, disponibile online da ieri sera ‘Cambiare l’Italia, riformare l’Europa. Un’agenda per un impegno comune’.
Ecco uno stralcio, mentre è consultabile online il testo integrale.
‘Gli italiani hanno accettato sacrifici economici e sociali molto pesanti, mostrando un elevato senso di responsabilità civile e di comprensione della gravità del momento vissuto dal Paese‘, si legge nell’Agenda Monti. Devono essere dunque ‘meno comprensivi verso la cattiva politica e i comportamenti non virtuosi di coloro che hanno responsabilità politiche, a tutti i livelli. Serve riconciliare la politica con i cittadini per far sì che i cittadini si riconcilino con la politica, mettendo in campo regole chiare e rigorose per l’attività di partiti e istituzioni, imponendo standard di totale trasparenza e di integrità’.
Il manifesto del professore definisce ‘inaccettabili’ i ‘recenti episodi di corruzione e malcostume emersi nelle cronache’. Che rendono necessaria ‘una sterzata: la drastica riduzione dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali, con l’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi’. E ancora, ‘chi riveste cariche pubbliche dovrà dichiarare i propri interessi economici e patrimoniali al momento dell’ingresso in carica e alla fine del suo incarico, in modo da verificare eventuali casi di arricchimento indebito. Va previsto il divieto di cumulo tra indennità parlamentare e le retribuzioni da altre attività professionali’.
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